CASSANDRA CLARE.

CITT DEGLI ANGELI CADUTI.

Ciclo SHADOWHUNTERS 4.

Parte 2.

Titolo originale: The Mortal Instruments. City of fallen angels. 2011.
Traduzione di: Manuela Carozzi.
A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
     Fondazione Ezio Galiano onlus
       http:\\www.galiano.it
   ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 11.
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LA NOSTRA SPECIE.
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Il demone si scagli contro Clary, che smise di colpo di urlare e salt all'indietro sopra
l'altare. Aveva fatto un salto mortale cos perfetto che, per uno strano istante, si ritrov a
pensare a quanto sarebbe stato bello se Jace fosse stato l a vederla. Atterr accovacciata,
proprio mentre qualcosa colpiva l'altare con violenza, facendone vibrare la pietra.
Nella chiesa risuon un gemito. Clary si rimise subito in piedi e sbirci oltre il bordo
dell'altare. Il demone non era cos grande come aveva pensato in un primo momento, ma
non era nemmeno piccolo: era grande quanto un armadio a due ante e aveva tre teste
attaccate a supporti fluttuanti. Le teste erano senza occhi, ma con enormi mascelle aperte
dalle quali colavano fili di bava verdastra. A quanto pareva, per cercare di catturarla, il
demone aveva sbattuto la testa di sinistra contro l'altare, perch ora la scuoteva avanti e
indietro come volesse riacquistare lucidit.
Clary alz lo sguardo, angosciata, ma vide che le sagome incappucciate erano rimaste al
loro posto. Nessuna si era mossa di un millimetro; era come se stessero osservando la
scena con aria indifferente. Si giro e si guard alle spalle: a quanto pareva l'unico modo di
uscire dalla chiesa era passare dallo stesso portone attraverso cui era entrata, se non fosse
che il demone ora bloccava il passaggio. Rendendosi conto che stava sprecando secondi
preziosi, si allung sull'altare per prendere l'athame; lo agguant con decisione e si
riabbass un secondo prima che il demone tentasse di nuovo di catturarla. Era riuscita a
rotolare da un lato mentre una delle teste, oscillando sul possente collo, si era slanciata
oltre l'altare cacciando fuori una lingua nera e spessa diretta verso di lei. Lanciando un
urlo, Clary conficc l'athame nel collo della creatura, poi lo estrasse prima di
indietreggiare di corsa e togliersi di mezzo.
Il mostro si mise a gridare mentre la sua testa ferita si ritraeva, perdendo sangue nero a
fiotti. Tuttavia non si era trattato di un colpo mortale: sotto gli occhi di Clary, lo squarcio
inizi a rimarginarsi lentamente, con la carne nero verdastra del demone che si richiudeva
come una cucitura. La ragazza si sent presa dallo sconforto. Doveva immaginarselo: il
motivo di base per cui gli Shadowhunters usavano armi con le rune era che, grazie a esse, i
demoni non potevano rigenerarsi.
Con la mano sinistra si mosse per prendere lo stilo che teneva infilata nella cintura e la
estrasse proprio mentre l'avversario tornava all'attacco. Salt di lato e si butto gi per i
gradini, rotolando dolorosamente finch non si scontr con la prima fila di panche. Il
demone si gir, muovendosi un po' a fatica, e torn alla carica. Clary si accorse di avere
ancora in mano sia lo stilo sia il pugnale (con cui cadendo si era anche ferita, tanto che la
sua giacca si stava rapidamente imbevendo di sangue), pei ci spost il primo nella mano
destra, il secondo nella sinistra, e poi intagli a velocit disperata una runa enkeli
nell'impugnatura dell'athame.
Gli altri simboli, gi presenti, iniziarono a fondersi fra loro e a muoversi, mentre la runa
del potere angelico entrava in azione. Clary sollev lo sguardo: il demone le era quasi
addosso, all'attacco con tutt'e tre le teste, le bocche spalancate. Prendendo slancio, allung
il bracci all'indietro e scagli il pugnale pi forte che poteva. Scopr, con grande stupore,
che aveva colpito la testa di mezzo proprio al centro del cranio, conficcando la lama fino
all'impugnatura. La testa ferita cominci a dimenarsi, mentre il demone gridava e Clary lo
osservava, sollevata. La testa cadde semplicemente, toccando terra con un rumore
agghiacciante. La creatura continuava per ad avanzare, trascinando con il collo la testa
ormai morta, per raggiungere Clary.
Dall'alto giunse il rumore di una miriade di passi. Clary sollev lo sguardo. Gli individui
con la tuta erano scomparsi, il ballatoio deserto: uno spettacolo davvero poco confortante.
Col cuore che le ballava nel petto un tango forsennato, Clary si gir e corse verso il
portone principale, ma il demone fu pi veloce. Lanciando un gemito di fatica salt al di
sopra di lei, oltrepassandola e atterrando davanti all'ingresso per bloccarle la strada.
Avanz verso di lei sibilando, mentre le teste superstiti oscillavano, si sollevavano e si
distendevano per colpirla...
Qualcosa balen nell'aria, il guizzo di una fiamma oro e argento. Le teste del demone si
voltarono di scatto, il sibilo divenne un grido, ma ormai era troppo tardi: quel la cosa
lucente che le circondava strinse forte e con uno spruzzo di sangue nerastro anche le due
teste rimanenti caddero senza vita. Clary rotol via sotto una pioggia di zampilli di sangue,
che le ustionarono la pelle. Poi abbass la testa quando la creatura, ormai definitivamente
decapitata, ondeggi e piomb verso di lei...
Per poi sparire. Un attimo prima di precipitare a terra, il demone si volatilizz,
risucchiato nella sua dimensione. Clary rialz la testa con prudenza. Il portone frontale
della chiesa era aperto, e sulla soglia, con vestito nero, stivali e frusta elettrica in mano,
c'era Isabelle. Stava riavvolgendo lentamente la propria arma attorno al polso, scrutando
nel frattempo l'interno della chiesa con le sopracciglia avvicinate da un curioso broncio.
Quando gli occhi le caddero su Clary, sorrise.
- Accidenti, figlia mia - le disse. - In cosa diavolo ti sei cacciata, stavolta?
Il tocco delle mani dei servitori della vampira sulla pelle di Simon era freddo e leggero,
dava la sensazione di essere sfiorati da ali di ghiaccio. Rabbrivid un poco mentre gli
srotolavano la benda attorno alla testa, toccandolo con la loro pelle ruvida, per poi
allontanarsi facendogli un inchino.
Si guard attorno aprendo e chiudendo pi volte gli occhi. Fino a qualche istante prima
era alla luce del sole, sull'angolo fra Second Avenue e la Settantottesima, a una distanza
dall'Istituto che aveva ritenuto sufficiente per poter utilizzare la terra di tomba e contattare
Camille senza destare sospetti. Ora si trovava in una stanza semibuia, abbastanza grande,
con il pavimento di marmo lucido e degli eleganti pilastri a sorreggere un soffitto molto
alto. Lungo la parete sinistra correva una fila di sportelli con lo schermo di vetro, su
ognuno dei quali pendeva una targhetta d'ottone con la scritta cassieri.. Una targa simile,
sulla parete, presentava quella che era la Douglas National Bank. Uno spesso strato di poi
vere ricopriva il pavimento e i banconi, dove una volta la gente si appoggiava per
compilare assegni o ricevuti' di prelievo. Le lampade d'ottone appese al soffitto erano
rivestite di verderame.
Al centro della stanza sorgeva un'alta poltrona, e sulla poltrona sedeva Camille. I capelli
biondo platino erano sciolti e le cascavano sulle spalle come fossero fili di luce. Sul viso,
bellissimo, non c'era traccia di trucco, ma le labbra erano ancora di un rosso intenso. Nella
penombra della banca erano quasi l'unico colore che Simon riusciva a distinguere.
- In genere non accetto incontri durante le ore diurne, Daylighter - dichiar. - Ma
trattandosi di te ho fatto un'eccezione.
- Grazie. - Simon not che per lui non c'erano sedie, perci continu a restare in piedi,
un po' a disagio. Se il suo cuore fosse stato ancora in grado di battere, pens, in quel
momento sarebbe stato un martello. Quando aveva accettato di collaborare con il Conclave,
si era dimenticato di quanto Camille lo spaventasse. Forse non era logico (in fondo cosa
avrebbero potuto fargli?), ma ormai la situazione era quella.
- Suppongo significhi che hai preso in considerazione la mia offerta - riprese lei - e
che l'hai accettata.
- Cosa ti fa pensare che sia cos? - ribatt Simon, sperando caldamente che l'altra non
avrebbe ricondotto l'inutilit della domanda al fatto che voleva solo prendere tempo.
Camille, in effetti, aveva l'aria abbastanza impaziente. - Dubito che mi comunicheresti
di persona la notizia di un rifiuto. Avresti paura della mia reazione.
- E avrei ragione di farlo?
Camille si adagi sullo schienale della poltrona, sorridendo. Era un mobile moderno e
lussuoso, diverso da ogni altro aspetto della banca abbandonata. Qualcuno doveva averla
portata l apposta, probabilmente i servi di Camille, ora fermi ai suoi lati come statue
silenziose. - Molti direbbero di s - rispose. - Ma tu non ne hai motivo. Sono molto
contenta di te. Anche se hai aspettato fino all'ultimo, prima di contattarmi, sento che hai
preso la decisione giusta.
Il cellulare di Simon scelse proprio quell'istante per iniziare a squillare insistentemente. Il
ragazzo trasal, sentendo che lungo la schiena gli stava colando una goccia di sudore
freddo, poi si sbrig a recuperare l'apparecchio dalla tasca della giacca. - Scusa - disse
aprendolo.
Camille fece uno sguardo inorridito. - Non rispondere.
Mentre Simon si portava il cellulare all'orecchio, riusc con il dito a premere diverse volte
il tasto della fotocamera. - Ci vorr solo un secondo.
- Simon!
Schiacci invio e richiuse subito il telefono. - Scusami, non pensavo...
Camille, con il petto ansante sebbene, in realt, non respirasse affatto, gli sibil contro: -
Dai miei servitori esigo maggiore rispetto. Non osare farlo di nuovo, altrimenti...
Altrimenti cosa? - la interruppe Simon. - Non puoi farmi del male, non pi di quanto
tu possa farne a qualsiasi altra persona. E poi mi avevi detto che non sarei stato uno dei
tuoi subordinati, ma un tuo collega. - Fece una pausa, colorando appena la voce della
giusta nota di arroganza. - Forse devo riconsiderare il fatto di accettare la tua offerta.
Lo sguardo di Camille si incup. - Oh, per l'amor di Dio, non fare il bambinetto.
- Come fai a dire una cosa del genere? - chiese Simon.
Camille inarc le delicate sopracciglia. - Quale cosa? Ti scoccia che ti abbia dato del
bambinetto?
- No. Cio, s, ma non  quello che intendevo. Hai detto "per l'amor di..." - Si
interruppe, con voce spezzata. Ancora non poteva dirlo: Dio.
- Perch io non credo in lui, sciocchino - afferm Camille - ma tu s. - Inclin la
testa da un lato, guardandolo come un uccello affamato guarderebbe un verme sul
marciapiede. - Penso che sia giunto il momento del giuramento di sangue.
- Giuramento di sangue?! - ripet Simon, non sapendo se aveva capito bene.
- Ah, dimenticavo che le tue conoscenze in merito alla nostra specie sono molto
limitate... - disse Camille scuotendo la testa biondissima. - Ti far giurare, con il sangue,
che mi sei fedele. Ti impedir di disobbedirmi in futuro. Consideralo una specie di...
accordo prematrimoniale. - Sorrise, e Simon intravide il luccichio dei canini. - Vieni -
gli disse. Schiocc le dita con fare perentorio e i suoi servi accorsero da lei, le grigie teste
chinate verso il basso. Il primo a raggiungerla le porse una specie di antica penna di vetro,
di quelle con la punta a spirale per trattenere l'inchiostro. - Ora devi tagliarti e raccogliere
il tuo sangue - annunci Camille. - Ti dovrei aiutare io stessa, ma il Marchio me lo
impedisce. Insomma, dobbiamo improvvisare.
Simon esit. Pessimo. Tutto ci era davvero pessimo. Sapeva abbastanza sul mondo
soprannaturale da conoscere il significato di un giuramento per i Nascosti. Non erano
promesse qualsiasi, che si potevano infrangere in qualsiasi momento: vincolavano sul
serio chi prestava il giuramento, come se lo legassero con delle manette virtuali. Firmando
il giuramento, sarebbe diventato in tutto e per tutto fedele a Camille, probabilmente per
sempre.
- Su - lo spron lei, con un accenno di impazienza nella voce. - Non c' bisogno di
indugiare.
Deglutendo, Simon fece un titubante passo all'indietro, e poi un altro ancora. Uno dei
servi gli si par davanti, bloccandogli la strada. Gli puntava contro uno strano coltello,
un'arma poco rassicurante con un ago al posto della lama. Simon lo afferr e se lo mise
sopra al polso. Poi riabbass la mano. - Sai che c'? - disse. - Non vado cos matto per
il dolore. E nemmeno per i coltelli...
- Fallo! - ringhi Camille.
- Deve pur esserci un altro modo.
Camille si alz in piedi e Simon vide che i canini le erano scesi del tutto. Era davvero
furibonda. - Se non la pianti di farmi perdere tempo...
- Ci fu una debole implosione, come qualcosa di enorme che si strappava per met.
Contro la parete di fronte comparve un pannello luccicante; Camille si volt per guardarlo
e, quando si rese conto di cosa si trattava, le labbra le si dischiusero per lo stupore. Simon
sapeva che Camille aveva capito, proprio come aveva capito lui. Poteva essere solo e
soltanto una cosa, senza alcun dubbio.
Un Portale. Attraverso il quale si stavano riversando nel salone almeno una dozzina di
Shadowhunters.
- D'accordo - disse Isabelle, mettendo via il kit del pronto soccorso con fare sbrigativo.
Erano in una delle tante stanze vuote dell'Istituto destinate ai membri del Conclave in
visita. In ognuna erano presenti un letto, un cassettone, un armadio e anche un piccolo
bagno. Ovviamente in tutte c'era un kit per il pronto soccorso contenente bende, pomate e
persino uno stilo di scorta. - Ecco qui, ti ho iratzato per bene, ma ci vorr un po' prima
che quei lividi scompaiano. E queste... - disse scorrendo con una mano sulle ustioni che
gli schizzi di sangue demoniaco avevano procurato al braccio di Clary - probabilmente
non se ne andranno prima di domani. Per, se riposi guariscono pi in fretta.
- Perfetto. Grazie, Isabelle. - Clary si guard le mani. La destra era fasciata e la
maglietta ancora strappata e macchiata di sangue, anche se le rune di Izzy avevano curato
i graffi sottostanti. Forse avrebbe potuto farsi anche da sola gli iratze, ma era bello avere
qualcuno che si prendesse cura di lei; magari Izzy non era la persona pi dolce del mondo
ma, quando voleva, sapeva essere buona e gentile. - Grazie per essere intervenuta, e... s,
per avermi salvato la vita da qualsiasi cosa fosse quel mostro.
- Un demone Idra. Hanno molte teste, ma sono abbastanza stupidi. E tu non te la stavi
cavando affatto male prima che arrivassi io! Mi  piaciuta la mossa dell'athame, hai
ragionato bene anche se eri in pericolo. Per uno Shadowhunter  importante quanto saper
fare dei buchi con i pugni. - Isabelle si butt sul letto accanto a Clary e fece un sospiro. -
Mi sa che devo vedere cosa riesco a trovare sulla Chiesa di Talto prima che torni il Concla-
ve. Magari servir a capire che cosa sta succedendo. Il personale dell'ospedale, i neonati...
- Rabbrivid. - La faccenda non mi piace.
Clary aveva raccontato a Isabelle tutto quello che poteva sul motivo per cui era andata in
quella chiesa, dicendole anche del neonato in ospedale, ma aveva finto di essere l'unica ad
avere dei sospetti, lasciando la madre fuori dalla vicenda. Isabelle si era molto
impressionata quando Clary le aveva descritto l'aspetto del bambino: un neonato normale
in tutto, se non per quegli occhi spalancati e completamente neri e i piccoli artigli al posto
delle mani. - Credo che abbiano tentato di creare un nitro bambino come... mio fratello.
Avranno fatto degli esperimenti su qualche povera donna mondana - spieg Clary. -
Ma quando il bambino  nato, lei non dev'essere riuscita a sopportarlo e ha perso la testa.
E tutto cos... Ma chi pu aver fatto una cosa del genere!? Uno dei seguaci di Valentine?
Quelli che non vengono mai presi, e dici che magari cercano di far continuare a vivere le
sue idee?
- Pu darsi. Oppure si tratta di qualche setta demoniaca. Ce ne sono moltissime, anche
se non riesco a immaginare perch qualcuno voglia generare altre creature come Sebastian.
- Quando pronunci quel nome, il rancore le alter la voce.
- Il suo vero nome  Jonathan...
- Jonathan  il nome di Jace - disse Isabelle, tesa. - Mi rifiuto di chiamare quel mostro
con lo stesso nome di mio fratello. Per me lui sar sempre Sebastian.
Clary doveva ammettere che in questo Isabelle aveva ragione. Anche per lei non era
facile pensare a lui come a Jonathan; immaginava non fosse giusto nei confronti del vero
Sebastian, ma nessuno di loro lo aveva davvero conosciuto. Era pi semplice affibbiare il
nome di uno sconosciuto al perfido figlio di Valentine anzich chiamarlo in un modo che
lo facesse sentire pi vicino alla sua famiglia, alla sua vita.
Isabelle parlava in tono disinvolto, ma Clary sapeva che la sua mente era gi al lavoro
per passare in rassegna varie possibilit. - E comunque sono contenta di aver ricevuto il
tuo messaggio. Ho capito che c'era qualcosa di strano, e a essere sinceri mi stavo
annoiando. Sono andati tutti via per fare non so cosa di segreto con il Conclave, ma io ho
preferito restare qui, perch con loro ci sarebbe stato anche Simon. Lo detesto.
- Simon con il Conclave? - Clary era sbalordita. In effetti, arrivando aveva notato che
l'Istituto sembrava ancora pi vuoto del solito. Jace ovviamente non c'era, ma a dire il vero
non si era aspettata di trovarlo, anche se non sapeva dire perch. - Questa mattina gli ho
parlato, ma non mi ha detto niente di una sua collaborazione con loro - aggiunse.
Isabelle fece spallucce. - Ha qualcosa a che fare con le politiche vampire. Di pi non so.
- Pensi che stia bene?
Isabelle sembrava esasperata. - Non ha pi bisogno che lo proteggi, Clary! Ha il
Marchio di Caino. Lo possono far saltare in aria, possono sparargli, affogarlo, pugnalarlo e
starebbe comunque bene. - La guard con occhi severi. - Tu sapevi del suo doppio
gioco, vero?
- S, lo sapevo - ammise Clary. - E mi dispiace.
Isabelle non diede troppa importanza alla confessione. - Be', sei la sua migliore amica.
Sarebbe stato strano il contrario.
- Avrei dovuto dirtelo - replic Clary. -  che... non ho mai avuto l'impressione che
tu facessi davvero sul serio con Simon, capisci cosa intendo?
Isabelle corrug la fronte. - Ed  cos. Solo che... insomma, pensavo che facesse sul serio
almeno lui. Sai, tutte quelle storie sul fatto di essere di un'altra categoria eccetera. Forse da
lui mi aspettavo di pi che dagli altri ragazzi.
- Forse... - disse Clary sottovoce - Simon non dovrebbe uscire con una persona che
pensa di essere di un'altra categoria. - Isabelle la fiss, e Clary si sent arrossire. -
Scusami. Le tue relazioni non sono affari miei.
Isabelle stava tirando indietro i lunghi capelli neri per formare uno chignon, un gesto che
faceva sempre quando era nervosa. - No, esatto. Cio, avrei potuto chiederti perch hai
scritto a me e non a Jace di venire alla chiesa, ma non l'ho fatto. Non sono stupida. Lo so
che tra voi c' qualcosa che non va, nonostante i palpeggiamenti da vicolo buio. - Guard
Clary con occhi penetranti. - Avete gi dormito insieme?
Clary si sent affluire il sangue alle guance. - Eh? No, non lo abbiamo fatto, per non
capisco che cosa c'entri con il discorso.
- Non c'entra - ammise candidamente Isabelle, sistemandosi i capelli. - Era solo...
maliziosa curiosit. Cos' che ti trattiene?
- Isabelle! - Clary pieg le gambe, le strinse fra le braccia e fece un sospiro. - Niente.
Stiamo solo facendo le cose con calma. Io non l'ho mai... insomma hai capito.
Jace s - disse l'altra. - O almeno presumo, ma non ne sono sicura. Per se ti serve... -
lasci la frase sospesa a mezz'aria.
-Se mi serve cosa?
- Protezione. Cos puoi starci attenta - rispose Isabelle. Parlava con fare cos spiccio
che l'argomento avrebbe potuto essere la lista della spesa. - Magari pensi che l'Angelo sia
stato abbastanza lungimirante da darci la runa per il controllo delle nascite, e invece no!
- Ma certo che ci starei attenta - farfugli Clary, sentendo che le guance le tornavano
rosse. - Ora basta per, mi vergogno.
- Sono discorsi fra ragazze - riprese Isabelle. - Se pensi che ci sia da vergognarsi 
solo perch hai passato la vita con Simon come unico amico. E a lui non puoi parlare di
Jace. Quello s che sarebbe imbarazzante.
- E davvero Jace a te non ha mai detto niente? Non sai cos' che lo tormenta? - chiese
Clary con un filo di voce.
- Non ha avuto bisogno di dirmi niente - rispose l'altra. - Il modo in cui vi state
comportando, e poi Jace che se ne va in giro con un'aria da funerale... Come facevo a non
notare che qualcosa non andava? Avresti dovuto venire da me gi prima.
- Almeno sta bene? - chiese Clary con molta cautela. Isabelle si alz dal letto e
abbass lo sguardo su di lei. - No - rispose. - Non sta bene per niente. E tu? Clary fece
di no con la testa.
- Lo immaginavo - disse Isabelle.
Con grande sorpresa di Simon, quando Camille vide gli Shadowhunters non tent
nemmeno di difendersi. Lanci un urlo e corse verso la porta, per poi bloccarsi quando si
rese conto che fuori era giorno, e che uscire dalla banca l'avrebbe incenerita in pochi istanti.
Rimase senza fiato e si acquatt contro il muro, canini scoperti e un sibilo gutturale che le
usciva dalla gola.
Simon fece un passo indietro, mentre gli Shadowhunters del Conclave gli si disponevano
attorno, tutti vestiti di nero come uno stormo di corvi; vide Jace, con il viso cos pallido da
sembrare marmo bianco, che trafiggeva con uno spadone uno dei servi di Camille mentre
gli passava accanto, con la stessa disinvoltura di un pedone che scaccia una mosca. Poi si
fece avanti Maryse, con una cascata di capelli neri svolazzanti che ricordavano a Simon
quelli di Isabelle. Si sbarazz dell'altro servo, rintanato, con un colpo rapido e deciso della
lucente lama dei serafini, dopodich avanz verso Camille puntandogliela contro. Jace le
stava accanto e un altro Shadowhunter - un tipo alto, con delle rune che gli correvano a
spirale, su per le braccia, come rampicanti - la affiancava dall'altro lato.
Gli altri Shadowhunters si erano sparpagliati per setacciare la banca con quei loro strani
strumenti, i Sensori, studiati per individuare il minimo segnale di attivit demoniaca.
Ignorarono i corpi dei Soggiogati umani di Camille, i quali giacevano immobili in mezzo a
pozze di sangue che si coagulavano. Ignorarono anche Simon; per l'attenzione che gli
dedicavano, avrebbe anche potuto essere una colonna di pietra.
- Camille Belcourt - pronunci Maryse mentre la voce le riecheggiava contro le pareti
marmoree. - Hai infranto la Legge e sarai sottoposta alle punizioni previste. Ti arrendi e
vieni con noi o vuoi combattere?
Camille stava piangendo, senza nemmeno tentare di nascondere le lacrime, tinte di
sangue. Le rigavano il viso bianco di linee rosse, mentre fra i singhiozzi diceva: - Walker...
E il mio Archer...
Maryse aveva l'aria perplessa. Si rivolse all'uomo alla sua sinistra. - Che cosa sta
dicendo, Kadir?
- I suoi Soggiogati umani - rispose lui. - Credo stia piangendo per loro.
Maryse fece un gesto scocciato con la mano. - Ridurre degli umani in schiavit  contro
la Legge.
- Li ho resi miei servi prima che i Nascosti venissero sottoposti alle vostre maledette
regole, bastarda. Sono rimasti con me duecento anni, erano come i miei figli...
La mano di Maryse si strinse attorno all'impugnatura del suo pugnale. - Che cosa ne sai
tu dei figli? - sussurr. - Che cosa ne sa la tua specie di qualcosa che non sia distruzione?
Per un secondo il viso rigato di lacrime di Camille si illumin, trionfante. - Lo sapevo
- disse. - Non importa quello che dici o le bugie che inventi. Tu odi la nostra razza, non
 cos?
Il viso di Maryse si contrasse. - Prendetela - ordin. - Portatela al Santuario.
Jace si mosse e subito afferr Camille per un braccio, Kadir le prese l'altro, e insieme la
immobilizzarono.
- Camille Belcourt, sei accusata di aver ucciso degli umani - proclam Maryse. - E
degli Shadowhunters. Verrai condotta al Santuario, dove sarai sottoposta a un
interrogatorio. La condanna per il tuo crimine prevede la morte, ma  possibile che, se
collabori con noi, ti verr risparmiata la vita. Siamo stati chiari? - chiese.
Camille alz la testa con aria di sfida. - C' solo un uomo a cui risponder - disse. -
Se non me lo portate, non vi dir niente. Potrete uccidermi, ma rester in silenzio.
- Molto bene. E chi sarebbe quest'uomo? - chiese Maryse.
Camille scopr i denti. - Magnus Bane.
- Magnus Bane - ripet l'altra, sbalordita. - L'Alto Stregone di Brooklyn? E perch gli
vuoi parlare?
- Risponder a lui - ribad Camille - o a nessuno.
E quelle furono le sue ultime parole. Non aggiunse altro. Simon rimase a guardarla
mentre gli Shadowhunters la trascinavano via. Non si sent, come avrebbe immaginato,
trionfante, bens svuotato e afflitto da uno strano senso di nausea. Abbass lo sguardo sui
corpi dei servi uccisi; anche a lui non piacevano molto, ma non erano stati loro a chiedere
di essere quello che erano, non sul serio. In un certo senso neanche Camille lo aveva fatto.
Per lei era comunque un mostro per i Nephilim, e forse non solo perch aveva
assassinato degli Shadowhunters... Forse per loro non c'era modo di vederla diversamente.
Camille era stata spinta attraverso il Portale; Jace era fermo dall'altro lato, facendo segno
a Simon, con impazienza, di seguirli. - Arrivi o no?
Non importa quello che dici o le bugie che inventi. Tu odi la nostra razza. - Arrivo -
annunci Simon, avanzando senza convinzione.
Capitolo 12
IL SANTUARIO
- Secondo te, perch Camille vuole vedere Magnus? - chiese Simon.
I due sedevano contro il muro posteriore del Santuario, un enorme salone collegato
tramite uno stretto passaggio al corpo principale dell'Istituto. Non ne faceva parte
integrante e veniva utilizzato come luogo di custodia per demoni e vampiri. I santuari,
aveva spiegato Jace a Simon, erano in qualche modo passati di moda da quando erano
state inventate le proiezioni, ma a volte tornava utile. A quanto pareva, una di quelle volte
era arrivata.
Si trattava di un vasto spazio fatto di colonne e pareti in pietra, a cui si accedeva
passando per un doppio portone, dal quale un corridoio portava all'Istituto. Profondi
solchi indicavano che, qualsiasi cosa fosse rimasta imprigionata in quel luogo nel corso
degli anni, di sicuro era stata inquieta e... grossa. Simon non poteva fare a meno di
chiedersi in quante stanze enormi e piene di colonne avrebbe dovuto passare il tempo.
Camille era in piedi contro uno dei pilastri, con le mani dietro la schiena, sorvegliata da
ogni lato dai guerrieri Shadowhunters.
Maryse camminava avanti e indietro, scambiando di tanto in tanto qualche parola con
Kadir nel chiaro intento di stabilire un piano. Nella stanza non c'erano finestre, per ovvie
ragioni, ma ovunque brillavano torce di stregaluce che gettavano sulla scena un
particolare bagliore biancastro.
- Non so - disse Jace. - Forse vuole qualche consiglio di moda.
- Ah - fece Simon. - Chi  quel tipo insieme a tua madre? Mi sembra di averlo gi
visto.
- Lui  Kadir. Probabilmente hai conosciuto suo fratello Malik, morto durante l'attacco
alla nave di Valentine. Kadir, dopo mia madre,  la seconda persona pi importante di
tutto il Conclave. Lei conta molto su di lui.
Sotto lo sguardo di Simon, Kadir prese le braccia di Camille, gliele tir dietro la schiena,
appoggiata alla colonna, e le leg con delle manette. La vampira lanci un piccolo urlo.
- Meno male che c' il metallo - disse Jace, senza un briciolo di emozione. - Li
ustiona.
Li ustiona? pens Simon. Vuoi dire "vi" ustiona: io sono come lei. Non sono diverso solo perch
mi conosci.
Camille stava piangendo. Kadir si teneva alla larga, impassibile. Le rune, scure in
contrasto con la sua pelle, gli percorrevano tutte le braccia e il collo. Si gir per dire
qualcosa a Maryse, e Simon colse le parole "Magnus" e "messaggio di fuoco".
- Ancora Magnus - disse Simon. - Ma non  in viaggio?
- Magnus e Camille sono entrambi molto vecchi - disse Jace. - Non  cos strano che
si conoscano. - Scroll le spalle, con l'aria di chi non era particolarmente interessato
all'argomento. - Comunque sono abbastanza sicuro che alla fine lo convocheranno qui.
Maryse vuole ottenere delle informazioni, lo vuole davvero. Sa che Camille non stava
uccidendo quegli Shadowhunters solo per bere il loro sangue: ci sono modi pi semplici
per procurarselo.
Per una frazione di secondo, Simon ripens a Maureen e si sent male. - Be' - disse,
cercando di non apparire preoccupato. - Allora torner anche Alee. Buone notizie, no?
- Certo. - La voce di Jace sembrava priva di vita. Non aveva nemmeno un bell'aspetto;
le luci biancastre della stanza si riflettevano in un modo nuovo sui suoi zigomi, facendoli
sembrare pi sporgenti, segno che aveva perso peso. Le unghie erano ridotte a mozziconi
mordicchiati e gli occhi circondati da aloni scuri.
- Almeno il tuo piano ha funzionato - aggiunse Simon, cercando di infondere un po'
di buonumore nella malinconia di Jace. Era stata sua l'idea di far scattare a Simon una foto
col cellulare e mandarla al Conclave, cos da poter aprire il Portale nel luogo in cui si
trovavano lui e Camille. -  stata una bella mossa.
- Sapevo che avrebbe funzionato - si limit a osservare Jace. Sembrava che quel
complimento lo annoiasse. Alz la testa mentre la doppia porta dell'Istituto si apriva al
passaggio di Isabelle, coi capelli neri che le svolazzavano da una parte e dall'altra. Si
guard attorno, degnando a malapena Camille e gli altri Shadowhunters di uno sguardo,
dopodich avanz verso Jace e Simon, con gli stivali che battevano con fragore contro il
pavimento di marmo.
-Cos' questa storia? Far tornare i poveri Magnus e Alec dalla loro vacanza? - esord
Isabelle. - Hanno comprato i biglietti per l'opera!
Jace le spieg la situazione, mentre Isabelle lo ascoltava, ferma con le mani sui fianchi,
ignorando completamente Simon.
- Bene - disse quando lui ebbe terminato. - Peccato che questa storia sia ridicola. Sta
solo prendendo tempo. Cosa volete che dica a Magnus? - Lanci uno sguardo in
direzione di Camille, che ora non era pi soltanto ammanettata, ma interamente legata al
pilastro tramite giri e giri di catena color ottone che si incrociavano sul suo corpo
all'altezza del petto, delle ginocchia e persino delle caviglie, tenendola immobile. - Quello
 metallo benedetto?
Jace annu. - Le manette sono rivestite, per proteggerle i polsi, ma se si muove troppo...
- Imit il suono di uno sfrigolio. Simon, ricordandosi come gli avevano bruciato le mani
quando aveva toccato la Stella di Davide nella sua cella di Idris, capace di ricoprirgli la
pelle di sangue, dovette resistere all'impulso di aggredirlo.
-Invece, mentre tu eri a caccia di vampiri, io ero in zona Riverside a sconfiggere un
demone Idra - disse Isabelle. - Con Clary.
Jace, che fino a quel momento non aveva dimostrato pi di un vago briciolo di interesse
per ci che lo circondava, trasal. - Con Clary? Te la sei portata a caccia di demoni?
Isabelle...
- Certo che no. Quando sono arrivata, lo scontro era gi iniziato da un pezzo.
- Ma come facevi a saperlo?
Mi ha mandato un messaggio - rispose Isabelle. - E cos ci sono andata. - Si studi le
unghie, come sempre perfette.
- Ha mandato un messaggio a te? - Jace le afferr per il polso. - Sta bene?  ferita?
Isabelle abbass gli occhi sulla mano di Jace attorno al proprio polso e poi li rialz sul
viso del ragazzo. Simon non poteva dire se la stretta al polso le stesse facendo male, ma di
certo quello sguardo avrebbe potuto tagliare il vetro, come pure il sarcasmo nella sua voce.
- S, sta morendo dissanguata al piano di sopra, ma pensavo di non dirtelo subito, perch
mi piace la suspense...
Jace, come se si fosse reso conto all'improvviso di quello che stava facendo, lasci andare
Isabelle. - Lei  qui?
- Di sopra - rispose Isabelle. - A riposare...
Ma Jace se n'era gi andato, e stava correndo verso il portone. Lo attravers come una
furia e scomparve. Isabelle, restando a guardarlo, scosse la testa.
- Non potevi pensare che avrebbe reagito diversamente - comment Simon.
Per un istante Isabelle rimase in silenzio. Si chiese se fosse il caso di ignorare qualsiasi
cosa Simon avrebbe detto per il resto dell'eternit. - Lo so - disse infine. - Solo che mi
piacerebbe sapere cosa succede fra quei due.
- Non sono sicuro che lo sappiano nemmeno loro. Isabelle si stava mordicchiando il
labbro inferiore.
Sembr molto giovane tutt'a un tratto, e insolitamente esitante, cosa strana per lei. Si
vedeva che aveva qualcosa che non andava, e Simon attese in silenzio, finch lei non
sembr giungere a una conclusione. - Io non voglio essere cos - disse. - Vieni, ti
voglio parlare - riprese dirigendosi verso la porta dell'Istituto.
- Davvero? - le chiese Simon, sbalordito.
Isabelle si volt e lo fulmino con lo sguardo. - In questo momento, s. Ma non ti posso
promettere che durer per molto.
Simon si mise mani in alto. - Anch'io ti volevo parlare, Iz, ma non posso entrare
all'Istituto.
Fra le sopracciglia della ragazza si form una grinza. - Perch? - Poi tacque, spostando
lo sguardo da Simon a Camille e viceversa. - Ah, giusto. E quindi come ti ha fatto ad
arrivare fin qui?
- Attraverso il Portale - spieg Simon. - Ma Jace ha eletto che c' un passaggio con
una porta che d sull'esterno. Cos, di notte, i vampiri possono entrare qui dentro. -
Indic, sulla parete, una porta stretta a pochi passi ili distanza da loro. Era chiusa con un
chiavistello arrugginito, come se non venisse usata da un po'.
Isabelle scroll le spalle. - D'accordo.
La ragazza tir il chiavistello, producendo un forte stridore e mandando in aria scaglie di
ruggine simili a una Ime pioggerellina rossa. Dietro la porta c'erano una piccola stanza, coi
muri di pietra, che ricordava la sacrestia di una chiesa, e alcune porte che con tutta
probabilit davano sull'esterno. Non c'erano finestre, ma l'aria fredda si insinuava nelle
intercapedini delle porte, e Isabelle rabbrivid nel suo vestito corto.
- Ascolta, Isabelle - le disse Simon, immaginando che l'onere di iniziare la
conversazione spettasse a lui. - Mi dispiace molto per quello che ho fatto. Non ci sono
scuse...
- No, non ce ne sono - rispose lei. - E gi che ci sei, magari dimmi anche come mai
frequenti il ragazzo che ha trasformato Maia in un lupo mannaro.
Simon le raccont la storia che Jordan aveva raccontato a lui, cercando di essere il pi
obiettivo possibile. Sentiva che era importante almeno spiegare a Isabelle che all'inizio lui
non sapeva chi fosse davvero Jordan, e anche sottolineare il pentimento di quest'ultimo. -
E cos finisce la storia - concluse. - Per, sai com'... - Tutti abbia mo fatto qualcosa di
sbagliato. Ma ora sentiva di non riuscire a confessarle di Maureen. Non in quel momento.
- Capisco - disse Isabelle. - Ho sentito parlare del Praetor Lupus. Se l'hanno voluto
come membro, suppongo che non sia poi un fallito totale. - Guard Simon un po' pi da
vicino. - Anche se non capisco perch dovresti avere bisogno di qualcuno che ti protegge.
Tu hai il... - e si indic la fronte.
- Non posso passare il resto della vita a essere aggredito tutti i giorni e a vedere i miei
aggressori polverizzati dal Marchio - rispose Simon. - Devo scoprire chi  che mi vuole
uccidere. Jordan mi sta aiutando, e anche Jace.
- Credi davvero che Jordan ti stia dando una mano ' Il Conclave ha una certa influenza
sul Praetor e potremmo farlo sostituire.
Simon esit. - S - rispose. - Penso che mi stia aiutando davvero. E poi non posso
sempre contare sul Conclave.
- Okay. - Isabelle appoggi la schiena al muro. - Ti sei mai chiesto perch sono cos
diversa dai miei fratelli? - chiese a Simon, senza alcun preambolo. - Intendo da Alec e
Jace.
Simon la guard con aria confusa. - Vuoi dire a parte il fatto che tu sei una ragazza... e
loro no?
- No. Non sto parlando di quello, scemo. Insomma, guardali: loro non hanno problemi
a innamorarsi. Anzi, sono tutt'e due innamorati. Ed  quel genere di amore che dura per
sempre: fatto, finito. Pensa a Jace: ama Clary come se al mondo non ci fosse altro e mai ci
potesse essere. Lo stesso vale per Alec. Quanto a Max... - Le gli strozz la voce. - Non so
come sarebbe stato per lui. Pero si fidava di tutti. Invece, come avrai notato, io non mi fido
di nessuno.
- Non siamo tutti uguali - le disse Simon, cercando ili sembrare comprensivo. - Ma
non significa che loro siano pi felici di te...
- Invece s - rispose Isabelle. - Pensi che non lo sappia? - Guard Simon con
sguardo duro. - Conosci i miei genitori.
- Non bene. - Non erano mai impazziti dalla voglia ili conoscere il fidanzato vampiro
di Isabelle e quell'atteggiamento non aveva certo attenuato, in Simon, la sensazione di
essere semplicemente l'ultimo di una lunga serie di pretendenti indesiderati.
- Be', sai che facevano entrambi parte del Circolo. Per, ci scommetto, non sai che era
solo un'idea di mia madre. Mio padre non  mai stato molto entusiasta di Valentine e tutto
il resto. E poi, quando  successo quel che  successo e loro sono stati banditi, rendendosi
conto di aver praticamente distrutto le proprie vite, penso che lui abbia dato la colpa a lei.
Ma avevano gi Alec e presto avrebbero avuto anche me, cos mio padre decise ili
rimanere, anche se secondo me avrebbe preferito andarsene. E alla fine, quando Alec
aveva circa nove anni, ha trovato un'altra.
- Cosa?! Tuo padre ha tradito tua madre? Ma ... tremendo - disse Simon.
Me lo confess lei - rispose Isabelle. - Mi disse che lui voleva lasciarla, ma poi lei
scopr di essere incinta di Max. Sono rimasti insieme e poi mio padre ha lasciato l'altra.
Mia madre non mi ha mai detto chi fosse, solo che non ci si pu mai fidare degli uomini. E
mi ha chiesto di non raccontare mai a nessuno questa storia.
- E tu? Lo hai fatto?
- Mai prima di adesso - ammise Isabelle.
Simon ripens a un'Isabelle pi giovane, che manteneva il segreto, non lo diceva a
nessuno, lo nascondeva persino ai fratelli. Lei, al corrente di cose sulla famiglia che loro
non avrebbero mai saputo. - Non avrebbe dovuto chiederti di farlo - disse, tutt'a un
tratto arrabbiato. - Non  stato corretto.
- Forse - disse Isabelle. - Pensavo che saperlo mi rendesse speciale. Non ho mai
riflettuto, invece, su come questa cosa avrebbe potuto cambiare il mio modo di essere. Ora
guardo i miei fratelli che spalancano le porti' dei loro cuori e penso: Ma siete pazzi i cuori
si infrangono. E penso che, anche quando si ricompongono, non si torna pi gli stessi di
prima.
- Magari si diventa meglio - comment Simon. - Io so di essere migliorato.
- Ti riferisci a Clary - disse Isabelle. - Perch lei ti ha spezzato il cuore.
- Me lo ha sbriciolato. Sai, quando qualcuno preferisce il proprio fratello a te, non  che
ne ricavi una bella iniezione di autostima... Ho pensato che magari Clary, una volta capito
che con Jace non avrebbe mai funzionato, avrebbe lasciato perdere e sarebbe tornata da me.
Finalmente, invece, mi sono reso conto che non smetter mai di amarlo, che con lui
funzioni o no. E che, se stava con me soltanto perch non poteva avere lui, allora era
meglio rimanere solo, perci ho chiuso.
- Non sapevo che avessi rotto con lei disse Isabelle. - Pensavo che...
- Che non avessi un minimo di dignit? - concluse Simon con un sorriso ironico.
- Io pensavo che tu fossi ancora innamorato di Clary - confess lei. - E che non
potessi avere intenzioni serie con nessun'altra.
- Perch tu ti scegli dei ragazzi che non potrebbero mai avere intenzioni serie con te -
ribatt Simon. - Cosi nemmeno tu devi essere seria con loro.
Isabelle lo guard e le si illumin lo sguardo, ma non disse nulla.
- Io ti voglio bene - riprese Simon. - Te ne ho sempre voluto.
Isabelle fece un passo verso di lui. Erano in piedi, abbastanza vicini, in quella stanzetta
piccola; lui sentiva il rumore del respiro di lei, e sotto, pi debole, il battito cardiaco.
Isabelle sapeva di shampoo, di sudore, di profumo alla gardenia e di sangue di
Shadowhunter.
Ripensare al sangue gli fece tornare in mente Maureen, e il corpo gli si irrigid. Lei se ne
accorse - ovvio, era una guerriera, e tutti i suoi sensi erano allenati a percepire anche il pi
piccolo movimento altrui - e indietreggi, con la tensione sul volto. - Bene - gli disse. -
Sono contenta che abbiamo parlato.
- Isabelle...
Ma lei se n'era gi andata. Simon and a cercarla nel Santuario, ma era troppo veloce;
quando la porta si richiuse alle sue spalle, lei aveva gi attraversato met stanza. Lasci
perdere e rimase a guardarla mentre spariva attraverso il doppio portone che conduceva
nell'Istituto, consapevole di non poterla seguire.
Clary si mise a sedere, scuotendo la testa per recuperare lucidit. Le ci volle un istante
prima di ricordarsi dov'era: una stanza vuota dell'Istituto, dove l'unica luce era quella che
entrava da una finestra in alto. Era una chiarore rossastro, quello del crepuscolo. Se ne
stava avvolta dentro una coperta; jeans, giacca e scarpe erano sistemati in ordine sulla
sedia accanto al letto. Di fianco aveva Jace che la guardava, come se, sognandolo, lo avesse
materializzato.
Era seduto sul letto, con la divisa addosso, come se fosse appena tornato da un
combattimento; aveva i capelli arruffati, e la debole luce della finestra gli rischiarava le
ombre sotto gli occhi, gli incavi delle tempie, le ossa degli zigomi. In quella cornice, la sua
era la bellezza assoluta e quasi surreale di un dipinto di Modigliani, tutto superfici e
angoli oblunghi.
Clary si sfreg gli occhi, allontanando il sonno con un battito di ciglia. - Che ore sono?
- chiese. - Da quanto...
Lui la tir a s e la baci; per un attimo lei rimase di sasso, rendendosi conto che
indossava soltanto una maglietta leggera e la biancheria intima. Poi si lasci andare senza
opporre resistenza. Era quel genere di bacio prolungato che la faceva sciogliere come
burro; quel genere di bacio capace di farle sentire che non c'era niente che non andasse,
che tutto era come prima, e che lui era semplicemente felice di vederla. Ma quando le sue
mani fecero per sollevarle l'orlo della t-shirt, lei le allontan.
- No - disse serrandogli le dita attorno ai polsi. - Non puoi continuare ad
avvinghiarti ogni volta che mi vedi. Non  cos che si evita un necessario chiarimento.
Lui fece un respiro interrotto. - Perch hai scritto un messaggio a Isabelle e non a me?
Se eri in pericolo...
- Perch sapevo che lei sarebbe venuta - rispose Clary. - Mentre non posso dire la
stessa cosa di te. Non adesso.
- Se ti fosse successo qualcosa...
- In quel caso credo che prima o poi lo avresti saputo. S, quando ti saresti degnato di
rispondere al telefono. - Continuava a tenergli i polsi; a un tratto li lasci e si rimise a
sedere sul letto. Era difficile, fisicamente difficile, stargli cos vicino senza toccarlo, ma
costrinse le mani a mettersi lungo i fianchi e a rimanere l. - O mi dici cosa c' che non va
oppure puoi anche uscire da questa stanza.
Lui dischiuse le labbra, ma non profer parola. Clary era quasi certa di non avergli
parlato in tono cos brusco da molto tempo. - Mi dispiace - disse lui finalmente. - Cio,
lo so che per il modo in cui mi sono comportato non hai motivo di ascoltarmi. E
probabilmente non sarei nemmeno dovuto venire qui. Ma quando Isabelle mi ha detto che
ti eri ferita, non sono riuscito a trattenermi.
- Qualche scottatura - disse Clary. - Niente di importante.
- Tutto quello che ti succede per me  importante.
- Be', questo spiega sicuramente perch non mi hai mai richiamato. E anche perch,
l'ultima volta che ti ho visto, sei scappato senza darmi spiegazioni. Mi sembra... di
frequentare un fantasma.
La bocca di Jace si sollev appena agli angoli. - Non proprio. A Isabelle  capitato, e lei
saprebbe dirti...
- No - lo interruppe Clary. - Era una metafora. E sai benissimo cosa voglio dire.
Per un istante scese il silenzio. - Fammi vedere le scottature - disse lui a un tratto.
Clary distese le braccia. All'interno dei polsi c'erano delle chiazze di pelle ruvida e
arrossata, in corrispondenza dei punti dove si era sporcata con il sangue del demone. Lui
le prese i polsi molto dolcemente, guardandola prima per chiederle il permesso di farlo, e
poi li volt. Clary ricord la prima volta in cui lui l'aveva toccata, nella strada fuori Java
Jones, alla ricerca di marchi che in realt non aveva. - Sangue di demone. Spariranno tra
qualche ora. Ti fanno male?
Clary fece di no con la testa.
- Non lo sapevo - riprese lui. - Non lo sapevo che avevi bisogno di me.
A Clary si incrin la voce. - Io ho sempre bisogno di te.
Lui chin la testa e le baci la scottatura sul polso. Lei si sent percorrere da un'ondata di
calore, come se un ferro rovente la attraversasse dalle mani fino in fondo allo stomaco. -
Non lo avevo capito - disse Jace. Le baci un'altra scottatura, sul braccio, e poi un'altra,
salendo fino alla spalla, mentre con il corpo la faceva scendere fino a sdraiarla con la testa
sul cuscino e lo sguardo alzato verso di lui. Si sorresse sui gomiti per non schiacciarla col
proprio peso, e ricambi lo sguardo.
Gli occhi gli si incupivano sempre quando loro due si baciavano, come se il desiderio ne
cambiasse il colore. Le tocc il marchio della stella bianca sulla spalla, quello che avevano
entrambi, il segno che erano figli di chi era in contatto con gli angeli. - Lo so, in
quest'ultimo periodo sono stato strano - disse. - Ma tu non c'entri. Io ti amo, e questo
vale sempre.
- E allora che cosa...
- Penso sia per colpa di quello che  successo a Idris... Valentine, Max, Hodge, persino
Sebastian... Non ho fatto che incassare tutto, cercando di dimenticare, ma ora sto pagando
le conseguenze. Io... mi far aiutare. Star meglio, te lo prometto.
- Lo prometti?
- Te lo giuro sull'Angelo. - Chin la testa e le diede un bacio sulla guancia. - Oh,
all'inferno. Giuro su di noi.
Clary attorcigli le dita nella manica della maglia di lui. - Perch noi?
- Perch non c' pi nient'altro in cui credo. - Inclino la testa di lato. - Se ci
dovessimo sposare... - esord, e dovette accorgersi che lei, sotto di lui, si stava irrigi-
dendo, perch fece un sorriso. - Niente panico, non ti sto facendo una dichiarazione! 
che mi chiedevo cosa sai dei matrimoni fra Shadowhunters.
- Non ci sono anelli - rispose Clary accarezzandogli con le dita la nuca, dove la pelle
era pi morbida. - Soltanto rune.
- Una qui - disse lui toccandole delicatamente il braccio, sulla scottatura, con la punta
del dito. - E un'altra qui. - Le fece scorrere il dito su per il braccio, le attravers la
scollatura e scese fin sopra al cuore, che batteva veloce. - Il rito deriva dal Cantico di
Salomone: "Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perch forte
come la morte  l'amore".
- Il nostro  ancora pi forte - sussurr Clary, ricordandosi di come lo aveva riportato
in vita. Questa volta, quando gli occhi di lui si scurirono, lei gli prese il viso tra le mani e
gli copr la bocca con la propria.
Si baciarono a lungo, finch nella stanza non entrava quasi pi luce ed erano rimaste
soltanto ombre. Jace non mosse le mani n cerc di toccarla, anche se lei sentiva che
aspettava solo il suo permesso.
Poi cap che avrebbe dovuto essere lei a spingere la cosa pi in l, se lo voleva. E s, lo
voleva davvero. Lui aveva ammesso che qualcosa non andava e che lei non c'entrava nulla.
Meglio di niente, era un passo avanti. Doveva essere ricompensato, no? L'accenno di un
sorriso le incresp un angolo della bocca. Ma chi stava prendendo in giro... Era lei la prima
a volere di pi. Perch era Jace, perch lo amava, perch era cos bello che a volte sentiva il
bisogno di pizzicargli il braccio per vedere se era vero.
E lo fece sul serio.
- Ahi! E questo cos'era? - chiese lui.
- Togliti la maglietta - gli sussurr. Fece per afferrarne l'orlo, ma lui era stato pi
veloce. La tir sopra la testa e la butt a caso sul pavimento. Scroll la chioma bionda.
Clary non si aspettava di vedere quelle ciocche d'oro spargere scintille di luce nel buio
della stanza.
- Alzati - gli disse piano. Il cuore le martellava nel petto. Di solito non era lei a
prendere il controllo, in certe situazioni, ma lui non sembrava affatto infastidito. Si mise a
sedere lentamente, alzandola insieme a lui, fin che non furono insieme in mezzo all'intrico
di coperte. Lei gli sal in braccio, mettendogli le gambe sui fianchi. Ora erano faccia a faccia.
Lo sent trattenere il respiro, mentre muoveva le mani per spostarle la maglietta, ma lei le
respinse un'altra volta, piano, mettendogliele lungo i fianchi e alzando le proprie su di lui.
Si guard le dita scorrere sul petto e sulle braccia di lui, sulla curva dei bicipiti dove si
intrecciavano i marchi neri, sulla stella che gli segnava la spalla. Scese con l'indice lungo la
linea che gli divideva i pettorali, gi sopra gli addominali scolpiti. Stavano tutt'e due
respirando forte, quando lei raggiunse la fibbia dei pantaloni. Lui non si mosse, e si limit
a guardarla con un'espressione che diceva: tutto quello che vuoi.
Col cuore che le martellava, si mise le mani sul bordo della maglietta e se la sfil da
sopra la testa. Avrebbe preferito indossare un reggiseno pi carino (quello che aveva era
di semplice cotone bianco), ma quando sollev lo sguardo e incontr quello di lui ogni
preoccupazione svan. Jace aveva le labbra dischiuse, gli occhi quasi neri; riusciva a vedere
il proprio riflesso e non le importava di avere il reggiseno bianco, nero o verde
fosforescente. Lui non vedeva altro che lei.
Gli prese le mani, se le appoggi sui fianchi e poi le lasci libere, come a dire: Ora puoi
toccarmi. Jace inclin la testa verso l'alto e la bocca di lei scese sopra la sua; si stavano
baciando di nuovo, ma ora con passione invece che con dolcezza, come un fuoco che
ardeva rapido e impetuoso. Le mani di lui la toccavano in modo febbrile, tra i capelli e sul
corpo, spingendola verso il basso in modo da riportarla sotto di s. Mentre le loro pelli nu-
lle scivolavano l'una contro l'altra, Clary si rese davvero conto che tra di loro non c'era
nient'altro che la sua maglietta, il reggiseno, gli slip e i jeans di lui. Impigli le dita nei
capelli setosi e scompigliati di Jace, tenendogli la testa mentre la baciava sul collo. Quanto
in l vogliamo andare? Che cosa stiamo facendo? si stava chiedendo una piccola parte del
suo cervello, ma il resto gridava a quest'ultima di starsene zitta. Voleva continuare a toc-
carlo, a baciarlo; voleva che lui la stringesse e voleva sentire che lui era vero, l con lei, per
restarci in eterno. Le dita di lui trovarono il gancetto del reggiseno. Clary si irrigid. Nel
buio gli occhi di Jace erano grandi e luminosi, il sorriso adorante. - Posso?
Lei annu. Respirava sempre pi in fretta. Nessuno in vita sua l'aveva mai vista senza
reggiseno, per lo meno nessun ragazzo. Come se percepisse il suo nervosismo, lui le prese
delicatamente il viso con una mano e inizi a mordicchiarle le labbra, sfiorandole finch il
corpo di lei non sembr sul punto di sbriciolarsi per la tensione. La mano destra di lui, con
le dita lunghe e callose, le accarezz la guancia, poi la spalla, tranquillizzandola. Lei per
era ancora irrequieta, ansiosa di sentire la mano di Jace che la toccava e tornava sul gancio
del reggiseno, mentre invece stava cercando qualcosa dietro di s. Ma cosa stava facendo?
All'improvviso le venne in mente il discorso di Isabelle sulle precauzioni. Oh oh, pens.
Si irrigid appena e si allontan. - Jace, non sono sicura di...
L'oscurit si accese di un bagliore argenteo, finch qualcosa di freddo e tagliente le
affond a lato del braccio. Per un istante non prov altro che sorpresa, poi... dolore.
Ritrasse le mani, sbattendo le palpebre, e vide una striscia di sangue scuro che le
imperlava la pelle, dove una ferita superficiale le correva dalla spalla al gomito. - Ahia!
- esclam, pi per fastidio e stupore che per vero dolore. - Ma cosa...
Jace si allontan da lei di colpo, scendendo dal letto, con un unico movimento.
All'improvviso era in piedi in mezzo alla stanza, senza maglietta, col viso bianco come un
fantasma.
Con la mano stretta attorno al braccio ferito, Clary si mise a sedere. - Jace, ma cosa...
Si interruppe. Nella mano sinistra di lui c'era un coltello, il coltello con l'impugnatura
d'argento che Clary aveva visto nella scatola con i ricordi del padre. Sulla punta c'era una
piccola traccia di sangue.
Clary si guard la mano, poi rialz lo sguardo su Jace. - Non capisco...
Jace apr la mano, e il coltello cadde sul pavimento. Per un istante sembr sul punto di
correre di nuovo via, come aveva fatto fuori dal locale. Invece croll a terra e si prese la
testa fra le mani.
- Mi piace - disse Camille mentre la porta si chiudeva dietro Isabelle. - Mi ricorda un
po' me stessa.
Simon si volt per guardarla. Il Santuario era molto buio, ma lui la vedeva chiaramente,
schiena contro la colonna, mani legate dietro. Vicino alle porte di accesso all'Istituto c'era
una guardia Shadowhunter, che non aveva sentito Camille oppure non era interessata.
Simon si avvicin un po' di pi alla prigioniera. Le catene che la cingevano esercitavano
su di lui uno strano fascino. Metallo benedetto... Era come se splendesse appena contro
quella pelle pallida e a Simon parve di intravedere qualche filo di sangue che colava
attorno alle manette sui polsi di Camille. - Non  affatto come te.
-  quello che pensi tu. - Camille pieg la testa di lato; i biondi capelli sembravano
sistemati ad arte attorno al suo viso, anche se Simon sapeva che non poteva esserseli
toccati. - Quanto vuoi bene ai tuoi amici Shadowhunters - riprese. - Come il falco che
adora il padrone che lo lega e lo benda.
-Le cose non stanno cos - ribatt Simon. - Shadowhunters e Nascosti non sono
nemici.
-Non puoi nemmeno seguirli nella loro dimora! -gli fece notare Camille. - Ne sei
escluso. Eppure resti cos pronto a servirli... Staresti al loro fianco anche contro la tua
stessa specie.
- Io non appartengo a nessuna specie - rispose Simon. - Io non sono uno di loro. Ma
nemmeno uno dei tuoi. E preferirei essere come loro che come te.
- Oh s, invece. Tu sei uno di noi. - Camille si dimenava impaziente, scuotendo le
catene ed emettendo un debole gemito di dolore. - C' qualcosa che non ti ho detto,
quando eravamo nella banca. - Sorrise a denti stretti per il dolore. - Sento su di te
l'odore del sangue umano. Ti sei nutrito da poco. Di un mondano.
Simon sent qualcosa sobbalzargli dentro. - Io...
-  stato stupendo, vero? - le sue labbra rosse si curvarono. - La prima volta, da
quando sei vampiro, che non ti senti affamato.
- Non  vero - dichiar Simon.
- Stai mentendo. - La voce di Camille segnalava determinazione. - I Nephilim
cercano di farci combattere contro la nostra stessa natura. Ci tollerano soltanto se
fingiamo di essere diversi da come siamo: dei cacciatori, dei predatori. I tuoi amici non
accetteranno mai quello che sei, ma solo quello che fingi di essere. Loro non farebbero mai
per te quello che tu fai per loro.
- Non so perch perdi tempo con questi discorsi - le disse Simon. - Quel che  fatto
 fatto. E non ho intenzione di lasciarti libera. Ho preso una decisione e quello che mi hai
offerto non mi interessa.
- Forse non ora... - disse piano Camille. - Ma succeder, succeder.
La guardia Shadowhunter fece un passo indietro quando la porta si apr e Maryse entr
nella stanza. La seguivano due sagome che Simon riconobbe all'istante: quella di Alec, il
fratello di Jace, e quella del suo compagno, lo stregone Magnus Bane.
Alec indossava un elegante completo nero; Magnus, con grande sorpresa di Simon, era
vestito in modo simile, Con l'aggiunta di una lunga sciarpa di seta bianca bordata di
frange e un paio di guanti dello stesso colore. Aveva i capelli ritti in testa, come sempre,
ma per una volta era sprovvisto di glitter. Quando lo vide, Camille ammutol.
Sembrava che Magnus non si fosse ancora accorto di lei; stava ascoltando Maryse,
impegnata a ringraziarli, con un po' di imbarazzo, per essere arrivati cos in fretta. - In
effetti non vi aspettavamo prima di domani.
Alec si sforz di non sbuffare e allontan lo sguardo; non sembrava molto contento di
essere l. A parte quello, pens Simon, sembrava pi o meno il solito: stessi capelli neri,
stessi occhi azzurri e calmi, anche se in lui c'era qualcosa di pi rilassato rispetto a prima,
come se, in un certo senso, fosse riuscito a entrare nella propria pelle.
- Per fortuna c' un Portale vicino al teatro dell'opera di Vienna - disse Magnus
lanciandosi, con un gesto plateale, un lembo della sciarpa dietro le spalle. Appena ricevuto
il tuo messaggio, abbiamo fatto il pi in fretta possibile.
- Continuo a non capire cosa c'entriamo noi in questa storia - disse Alec. - Quindi hai
preso un vampiro che stava per fare qualcosa di cattivo. Ma non  quello che fanno sempre?
Simon si sent rivoltare lo stomaco. Guard in direzione di Camille per vedere se stava
ridendo di lui, ma lei aveva lo sguardo fisso su Magnus.
Alec, guardando Simon per la prima volta, arross. Su di lui si notava molto, perch
aveva la carnagione davvero chiara. - Scusa, Simon. Non pensavo a te, tu sei diverso.
Lo penseresti anche se mi avessi visto la scorsa notte, mentre succhiavo il sangue di una
quattordicenne pens il diretto interessato. Rimase per in silenzio, e Simon si limit a
rispondere ad Alec con un cenno.
- La presenza di questa donna  di rilievo nell'ambito delle indagini che stiamo
conducendo sulle morti dei tre Shadowhunters - afferm Maryse. - Ci servono delle
informazioni, ma vuole parlare solo con Magnus Bane.
- Sul serio? - fece Alec guardando Camille con fare curioso. - Solo con Magnus?
Magnus segu lo sguardo del ragazzo e per la prima volta, o almeno cos sembr a Simon,
guard Camille in faccia. Fra loro scatt qualcosa, una specie di scarica di energia. Gli
angoli della bocca di Magnus si sollevarono a formare un sorriso malinconico.
- S - disse Maryse, mentre sul viso le passava un'espressione di stupore, dovuta al
fatto di essersi accorta dell'intesa fra lo stregone e la vampira. - Ovviamente solo se
Magnus  disponibile.
- Lo sono - rispose lui, sfilandosi i guanti. - Parler io con Camille per voi.
- Camille? - Alec guard Magnus sollevando un sopracciglio. - Allora la conosci?
Oppure... lei conosce te?
Ci conosciamo a vicenda. - Magnus fece spallucce, in modo quasi impercettibile, come
per dire che cosa ci vuoi farei - Una volta era la mia ragazza.
Capitolo 13
LA RAGAZZA TROVATA MORTA
- La tua ragazza ? - Alec era allibito, e Maryse pure. Anche Simon non poteva dire di
non essere molto sorpreso. - Uscivi con un vampiro?. Con una vampira?
-  successo centotrenta anni fa - disse Magnus. - Da allora non l'ho pi vista.
- E perch non me lo hai mai detto? - chiese Alec.
Magnus sospir. - Alexander, ho centinaia e centinaia d'anni di et. Sono stato con
uomini e con donne. Con fate, stregoni e vampiri, oltre che con uno o due djinn. -
Guard Maryse di sottecchi, che nel frattempo aveva assunto un'espressione piuttosto
inorridita. - Troppe informazioni, forse?
Non c' problema - rispose lei, anche se il suo tono di voce non era troppo convinto. -
Devo discutere un attimo con Kadir di una cosa. Torno subito. - Si avvicin all'altro
membro del Conclave e insieme scomparvero dietro la porta. Anche Simon fece qualche
passo indietro, fingendo di osservare con attenzione una delle vetrate colorate, ma il suo
udito da vampiro era abbastanza sviluppato da permettergli di sentire quello che Magnus
e Alec si stavano dicendo, che lo desiderasse o no. Sapeva che anche Camille riusciva a
fare lo stesso. Stava ad ascoltare con la testa inclinata da un lato, le palpebre pesanti e l'aria
pensierosa.
- Quante persone? - chiese Alec. - All'incirca? Magnus scosse la testa. - Non saprei
fare un calcolo,e poi non ha importanza. L'unica cosa che conta  quello che provo per te.
- Pi di cento? - lo incalz il ragazzo. Magnus aveva lo sguardo impassibile. -
Duecento!
- Non riesco a credere che questa conversazione stia avendo luogo - afferm lo
stregone, rivolto a nessuno in particolare. Simon era tendenzialmente d'accordo con lui, e
avrebbe preferito evitare di assistere alla scena.
- Perch cos tanti? - Gli occhi di Alec, nella penombra della stanza, risplendevano di
un azzurro intenso. Simon non riusciva a dire se fosse arrabbiato oppure no. Dal tono di
voce non sembrava, anche se di sicuro era molto teso. Forse, per una persona chiusa come
lui, quello era il massimo livello di rabbia che poteva esprimere. - Ti stanchi in fretta
delle persone?
- Vivr in eterno - rispose Magnus senza scomporsi. - Non per tutti  cos.
A quel punto fu come se Alec fosse stato colpito da un pugno. - Quindi resti con loro
finch muoiono, poi ti trovi qualcun altro?
Magnus non disse nulla. Guard Alec con lo sguardo luminoso come quello di un gatto.
- Preferiresti che passassi il resto dell'eternit da solo?
La bocca dell'altro si contrasse. - Io vado a cercare Isabelle - disse, e senza aggiungere
una parola si gir e torn dentro l'Istituto.
Magnus rimase a guardarlo con occhi tristi. Non un genere di tristezza umana, pens
Simon. Era come se lo sguardo dello stregone celasse la malinconia di epoche intere, come
se gli spigoli taglienti della tristezza umana fossero stati smussati dall'incedere degli anni,
nello stesso modo in cui l'acqua del mare trasforma una scheggi a di vetro in un sassolino
rotondo.
Come se Magnus avesse capito che Simon stava pensando a lui, lo guard di sottecchi.
- Ehi, vampiro! Si origlia?
- A dire il vero non mi piace quando la gente mi chiama cos. Ho un nome - rispose
Simon.
- E credo che far bene a ricordarmelo. Dopotutto fra cento o duecento anni ci saremo
soltanto io e te. - Magnus lo guard con aria pensierosa. - Saremo tutto ci che resta.
Solo a pensarci Simon si sent come se fosse stato a bordo di un ascensore che
all'improvviso si stacchi dai cavi e inizi a precipitare verso il basso, centinaia di piani pi
sotto. Non era la prima volta che quell'idea gli passava per la mente, ovvio, ma l'aveva
sempre rimossa. Il pensiero di restare un sedicenne mentre Clary cresceva, Jace cresceva, e
come loro tutti gli altri crescevano, invecchiavano, facevano dei figli, facendo di lui l'unico
per cui le cose non sarebbero mai cambiate, era troppo grande e terribile anche solo da
prendere in considerazione.
Avere sedici anni per sempre sembrava bello finch non ci si pensava seriamente: a quel
punto smetteva di essere una prospettiva entusiasmante.
Gli occhi da gatto di Magnus erano di un verde chiaro dorato. - Guardare in faccia
l'eternit - disse. - Non molto simpatico, vero?
Prima che Simon potesse rispondere, Maryse torn da loro. - Dov' andato Alec? -
chiese, guardandosi attorno stupita.
- E andato a cercare Isabelle - rispose Simon prima che Magnus dovesse dare
spiegazioni.
- Molto bene. - Maryse si lisci il davanti della giacca, anche se non era affatto
sgualcito. - Se non ti dispiace, allora...
- Parler con Camille - disse Magnus. - Ma voglio farlo da solo. Se vuoi aspettarmi
all'Istituto, ti raggiunger appena finito.
Maryse esit. - Sai cosa chiederle?
Lo sguardo di Magnus non dava segni di incertezza. - So come parlarle, s. Se 
disposta a dire qualcosa, lo far con me.
Sembrava che entrambi di fossero dimenticati della presenza di Simon. - Me ne devo
andare anch'io? - chic se il ragazzo interrompendo la sfida, a colpi di sguardi, fra i due.
Maryse lo degn appena di un'occhiata. - Ah, s. Grazie per l'aiuto, Simon, ma ora non
sei pi necessario. Se vuoi torna pure a casa.
Magnus non disse nulla. Simon scroll le spalle e and verso la porta che dava sulla
vecchia sacrestia e sull'uscita che lo avrebbe portato all'aperto. Arrivato sulla soglia, si
ferm per guardarsi alle spalle. Maryse e Magnus stavano ancora discutendo, anche se la
guardia stava gi tenendo aperta la porta dell'Istituto, pronta a uscire. Solo Camille
sembrava ricordare che Simon era ancora l. Gli sorrideva dalla colonna a cui era legata,
con gli angoli delle labbra incurvati all'ins e gli occhi brillanti come una promessa. Simon
usc e si chiuse la porta dietro le spalle.
- Succede ogni notte. - Jace era seduto sul pavimento, con le ginocchia piegate e le
mani a penzoloni fra le gambe. Aveva appoggiato il coltello sul letto, accanto a Clary;
mentre parlava, lei lo copriva con una mano, ma pi per rassicurare se stessa che per
timore di doversi difendere. Jace sembrava del tutto privo di energie; anche la voce era
vuota e distante, come se le stesse parlando da molto, molto lontano. - Sogno che entri in
camera mia e che... facciamo quello che stavamo facendo. Ma poi io ti faccio del male. Ti
ferisco, ti strangolo o ti pugnalo, e tu muori, guardandomi con quegli occhi verdi mentre
la tua vita scivola via fra le mie mani colpevoli.
- Sono soltanto brutti sogni - gli disse Clary in tono pacato.
- Hai appena visto che non  cos - ribatt Jace. - Quando ho afferrato quel coltello
avevo gli occhi ben aperti.
Clary sapeva che aveva ragione. - Hai paura che stai diventando pazzo?
Lui scosse la testa, lentamente. I capelli gli caddero negli occhi; li spost. Erano diventati
un filo troppo lunghi. Non li tagliava da un po', e Clary si chiese se non lo faceva perch
non se ne preoccupava. Come aveva fatto a non notare quelle ombre scure sotto gli occhi,
le unghie mordicchiate, l'aria esausta? Era stata talmente occupata a domandarsi se lui la
amava ancora da non pensare ad altro. - No, questo non mi preoccupa - rispose il
ragazzo. - Mi preoccupa l'idea di farti del male. Mi preoccupa pensare che, qualunque
cosa sia questo veleno che corrode i miei sogni, un giorno si infiltri anche nella realt,
finch... - Fu come se la gola gli si chiudesse.
- Tu non mi faresti mai del male.
- Clary, avevo il coltello in mano! - Alz lo sguardo su di lei, poi lo distolse. - Se
dovesse succedere una cosa del genere, io... - La voce gli si affievol. - Gli
Shadowhunters muoiono giovani, capita spesso - riprese. - Lo sappiamo tutti. Tu volevi
diventare una di noi e io non te lo avrei mai impedito, perch non  compito mio dirti cosa
fare o non fare della tua vita. Soprattutto quando io per primo affronto gli stessi pericoli.
Che genere di persona sarei se ti dicessi che correre certi rischi va bene per me ma non per
te? E cos ho pensato a come avrei reagito se tu fossi morta. Scommetto che ci hai pensato
anche tu.
- Io lo so come sarebbe - disse Clary ricordandosi il lago, la spada e il sangue di Jace
che si spargeva sulla sabbia. Jace era morto e l'Angelo lo aveva riportato in vita: erano stati
i minuti peggiori della sua vita. - Volevo morire. Ma sapevo quanto ti avrei deluso se mi
fossi arresa cos.
Jace fece l'ombra di un sorriso. - E io ho pensato la stessa cosa. Se tu morissi, io non
vorrei continuare a vivere. Eppure non mi toglierei la vita, perch qualunque cosa ci sia
dopo la nostra morte, la voglio affrontare insieme a te. So che, se mi uccidessi, tu non mi
rivolgeresti pi la parola, n in questa vita n in nessun'altra.  per questo che resisterei, e
cercherei di fare qualcosa di buono aspettando il momento di poterti rivedere. Ma se in-
vece fossi io a farti del male, se fossi io la causa della tua morte... mi distruggerei, e niente
potrebbe impedirmelo.
- Non dire queste cose. - Clary si sent un brivido nelle ossa. - Jace, avresti dovuto
spiegarmelo prima.
- Non potevo - disse lui con voce atona, solenne.
- E perch no?
- Pensavo di essere Jace Lightwood - rispose. - Pensa vo di essere rimasto
indifferente al modo in cui sono cresciuto, ma ora mi chiedo se sia cos vero, che la gente
pu cambiare. Forse rester sempre Jace Morgenstern, il figlio di Valentine. Mi ha
cresciuto per dieci anni, potrebbe essere una macchia che non laver mai.
- Quindi pensi che sia colpa di tuo padre - disse Clary, mentre con la mente
ripercorreva quel frammento di storia che face le aveva raccontato una volta... Amare 
distruggere. E poi ripens a come fosse strano riferirsi a Valentine come al padre di Jace,
quando in realt era dentro di lei che scorreva il sangue di quell'individuo. Certo, non
aveva mai provato per lui quello che si pu provare per un genitore, Jace invece s. - E
non volevi che venissi a saperlo?
- Tutto quello che voglio sei tu - rispose Jace. - E forse Jace Lightwood si merita di
avere tutto quello che vuole. Ma Jace Morgenstern no, e da qualche parte dentro di me
deve esserci qualcosa che se ne rende conto. Altrimenti non sarei qui a cercare di
distruggere quello che c' tra di noi.
Clary fece un respiro profondo ed espir lentamente. - Secondo me no.
Jace sollev la testa e la guard incuriosito. - In che senso?
Tu pensi che si tratti di un fattore psicologico - rispose Clary. - Pensi di avere qualcosa
che non va. Be', io non sono d'accordo, e credo che questo sia opera di qualcun altro.
- Ma...
- Ithuriel mi ha inviato dei sogni - spieg Clary. - Forse qualcuno lo sta facendo
anche con te.
- Ithuriel te li ha mandati per cercare di aiutarti, per guidarti verso la verit. Qual  il
senso di questi sogni? Sono malati, insensati, sadici...
- Forse hanno un significato - osserv la ragazza - che magari non  quello che
pensi tu. O forse chi te li sta mandando vuole farti soffrire.
- Chi potrebbe fare una cosa del genere?
- Qualcuno che non ci ama particolarmente - disse Clary, allontanando dalla mente
l'immagine della Regina Seelie.
- Pu darsi - rispose sottovoce Jace, guardandosi le mani. - Sebastian...
E allora anche lui non lo vuole chiamare Jonathan, pens Clary. - Sebastian  morto -
dichiar la ragazza in tono un po' pi brusco di quanto avrebbe voluto. - E se avesse
avuto questo genere di poteri, li avrebbe usati prima.
Sul volto di Jace si rincorsero il dubbio e la speranza. - Pensi davvero che potrebbe
trattarsi di qualcun altro?
Clary si sent il cuore battere forte contro il petto. No, non ne era sicura. Lo avrebbe
desiderato con tutta se stessa, ma se si fosse sbagliata avrebbe alimentato le speranze di
Jace inutilmente. Le speranze di Jace e anche le proprie.
Poi per si rese conto che era passato molto tempo dall'ultima volta in cui lui aveva
sperato in qualcosa.
- Penso che dovremmo tornare nella Citt Silente - annunci. - I Fratelli possono
entrare dentro la tua testa e scoprire se qualcuno ci sta mettendo le mani proprio come
hanno fatto con me.
Jace apr la bocca e la richiuse. - Quando? - chiese finalmente.
- Adesso - rispose Clary. - Io non voglio aspettare e tu?
Jace non rispose; si alz in silenzio da terra e prese la maglietta. Guard Clary e quasi
sorrise. - Se andiamo nella Citt Silente, farai meglio a vestirti. Cio, a me piace il look
mutandine e reggiseno, ma non so se i Fratelli Silenti sarebbero d'accordo. Sono rimasti in
pochi, e non voglio che si estinguano per l'eccitazione!
Clary si alz dal letto e gli tir contro un cuscino, pi che altro come gesto di sollievo.
Prese i vestiti e inizi a rimettersi la maglietta. Un secondo prima di infilarsela sopra la
testa, lo sguardo le cadde sul coltello che giaceva sopra le coperte, emanando i bagliori di
una fiamma d'argento...
- Camille - disse Magnus. - Ne  passato di tempo, vero?
Lei sorrise. Aveva la pelle pi bianca di quanto lui ricordasse e sotto la superficie
iniziava a comparire un reticolo di vene bluastre. I capelli erano ancora color platino, gli
occhi ancora verdi come quelli di un gatto. Ed era ancora bellissima. Guardarla gli diede la
sensazione di essere,ancora a Londra: vide le lampade a gas, sent l'odore del fumo, della
sporcizia e dei cavalli, la nebbia con il suo sapore metallico, i fiori dei Kew Gardens. Vide
un ragazzo coi capelli neri e gli occhi azzurri come quelli di Alec. E una ragazza con
lunghi capelli ricci e il viso serio. E poi c'era Camille. In un mondo dove tutto era destinato
ad abbandonarlo, lei era una delle poche costanti.
- Mi sei mancato, Magnus - gli disse.
- Non  vero. - Lo stregone si sedette sul pavimento del Santuario. Il freddo della
pietra gli penetrava nei vestiti, e fu contento di essersi portato la sciarpa. - Come mai
questo messaggio diretto a me? Solo un modo per prendere tempo?
- No. - Camille si sporse in avanti, scuotendo le catene. Magnus riusciva quasi a
sentire lo sfrigolio dei punti in cui il metallo benedetto le toccava la pelle dei polsi. - Ho
sentito delle cose su di te, Magnus. Ho sentito che in questo periodo sei sotto l'ala degli
Shadowhunters. E poi che eri riuscito a conquistarne uno, suppongo il ragazzo con cui
parlavi prima... Hai sempre avuto dei gusti piuttosto variegati.
- Vedo che sei stata a sentire i pettegolezzi sul mio conto - le disse Magnus. - Ma
avresti potuto parlarmi di persona. Sono a Brooklyn da molti anni, per niente lontano,
eppure non ti ho mai sentita. Mai vista a una delle mie feste. Tra di noi si  creato un muro
di ghiaccio, Camille.
- Non sono stata io a costruirlo. - Gli occhi verdi di lei si spalancarono. - Ti ho
sempre amato.
- Mi hai lasciato - rispose Magnus. - Mi hai fatto diventare il tuo zerbino e poi mi
hai lasciato. Se l'amore fosse cibo, sarei morto di fame per le ossa che mi lanciavi. -
Parlava con freddezza; ormai era passato molto tempo.
- Per avevamo tutta l'eternit - ribatt lei. - Sapevi che sarei tornata da te...
- Camille - replic Magnus, con pazienza infinita. - Posso sapere cos' che vuoi?
Lei aveva il petto ansante. Non aveva bisogno di respirare, perci Magnus immagin
che fosse soprattutto per fare scena. - So che gli Shadowhunters ti prestano ascolto.
Voglio che parli con loro per conto mio.
- Tu vuoi farmi fare qualche intrallazzo - tradusse Magnus.
Lei gli lanci uno sguardo. - Oh, il tuo  sempre stato un lessico sconveniente. Troppo
moderno!
- Dicono che hai ucciso tre Shadowhunters - prosegu Magnus. -  vero?
- Erano membri del Circolo - rispose lei con il labbro inferiore che le tremava. - Un
tempo hanno torturato e ucciso la mia razza...
-  questo il motivo per cui lo hai fatto? La vendetta? - Approfittando del suo silenzio,
Magnus le disse: - Lo sai cosa fanno a chi uccide i Nephilim, Camille.
Lo sguardo di lei si accese. - Ho bisogno che intercedi per me, Magnus. Voglio
l'immunit. Voglio una promessa scritta da parte del Conclave in cui giurano che, se dar
loro le informazioni che vogliono, mi risparmieranno e mi lasceranno libera.
- Non ti lasceranno mai andare.
- E allora non sapranno mai perch i loro colleghi hanno dovuto morire.
- Dovuto? - ripet Magnus, pensoso. - Interessante scelta delle parole, Camille.
Sbaglio o sotto questa faccenda c' pi di quanto si possa immaginare? Pi del sangue o
della vendetta?
Lei rimase in silenzio, osservandolo, col petto che saliva e scendeva con studiata
precisione. Anzi, tutto quello che la riguardava era studiato: la piega dei capelli, la curva
del collo, persino il sangue sui polsi.
- Se vuoi che parli con loro di te - prosegu Magnus - dovrai dirmi almeno alcune
piccole cose. Prendila come una dimostrazione di buona fede.
Lei gli fece un sorriso radioso. - Sapevo che lo avresti fatto, Magnus. Sapevo che quello
che c' stato fra noi non era del tutto morto e sepolto.
- Allora consideralo "morto vivente", se preferisci - replic lui. - La verit, Camille.
Lei si pass la lingua sul labbro inferiore. - A loro puoi dire che, quando ho ucciso
quegli Shadowhunters, stavo eseguendo degli ordini. Farlo non mi disturbava, perch
avevano fatto del male alla mia gente e si meritavano di morire. Per non l'avrei mai fatto
se non fosse stato pei la volont di altri... Altri molto pi potenti di me.
Il cuore di Magnus inizi a battere un po' pi in fretta, e avvertirne il rumore non gli
piaceva. - Di chi si tratta?
Camille scosse la testa. - L'immunit, Magnus.
- Camille...
- Mi butteranno fuori, alla luce del sole, e mi lasceranno morire! - disse lei. - 
questo che fanno a chi uccide i Nephilim.
Magnus si mise in piedi. La sciarpa, fino a poco prima sul pavimento, si era sporcata, e
ora la guard dispiaciuto. - Far quello che posso, Camille, ma non ti prometto niente.
Non la amava, ma lei era un sogno dal passato, perci avanz finch fu abbastanza
vicino da poterla toccare.
- Ricordi... - gli sussurr lei - Ricordi Londra? Le feste da Quincey's? E Will
Herondale? Lo so che te ne ricordi. Quel tuo ragazzo, quel Lightwood. Si assomigliano.
- Dici? - fece Magnus, come se non ci avesse mai pensato.
- I bei ragazzi sono sempre stati la tua rovina, Magnus. Ma cosa vuoi che ti dia un
mortale? Dieci anni, venti, poi il disfacimento inizier a reclamarlo. Quaranta, cinquanta, e
se lo prender la morte. Io ti posso dare tutta l'eternit.
Lui le tocc la guancia. Era pi fredda del pavimento su cui prima si era seduto. -
Potresti darmi il passato - rispose con una nota di malinconia. - Ma il mio futuro  Alec.
- Magnus...
La porta dell'Istituto si apr, e Maryse vi si affacci, con la stregaluce a farle da contorno.
Accanto a lei c'era Alec, le braccia incrociate sul petto. Magnus si chiese se il ragazzo
avesse sentito da dietro la porta qualcosa della conversazione fra lui e Camille.
- Magnus - disse Maryse Lightwood. - Siete giunti a un accordo?
Lo stregone lasci cadere una mano. - Non sono certo che lo chiamerei "accordo" -
disse girandosi verso Maryse. - Per credo che dovremmo parlare.
Clary, che nel frattempo si era rivestita, segu Jace in camera sua, dove il ragazzo riemp
una borsa di tela con le cose da portare nella Citt Silente. Era un po' come, pens,
qualcuno che andava a un macabro pigiama party. Si trattava per lo pi di armi: qualche
lama dei serafini, il suo stilo e persino il coltello col manico d'argento la cui lama era stata
ripulita dalle tracce di sangue. Si infil una giacca di pelle nera e lei rimase a osservarlo
mentre se la allacciava, liberando ciocche di capelli biondi da sotto il colletto. Quando si
volt a guardarla, buttandosi la borsa sopra la spalla, le rivolse un debole sorriso, da cui
Clary intravide la piccola scalfittura dell'incisivo sinistro che aveva sempre trovato
irresistibile; un minuscolo difetto in un quadro altrimenti troppo impeccabile. Le si strinse
il cuore, e per un istante distolse lo sguardo, quasi incapace di respirare.
Jace allung una mano verso di lei. - Andiamo.
Non si poteva chiedere ai Fratelli Silenti di andarli a prendere, perci presero un taxi che
li portava verso Houston Street e il Marble Cemetery. Clary pensava di poter raggiungere
la Citt di Ossa tramite Portale (c'era gi stata, sapeva cosa aspettarsi), ma Jace aveva detto
che, per certe cose, bisognava rispettare le regole, anche se Clary non riusciva a non
pensare che i Fratelli Silenti li avrebbero trovati comunque piuttosto sgarbati.
Jace le sedeva accanto sul sedile posteriore del taxi, tenendole una mano e tracciandole
dei disegni invisibili sul dorso. I suoi gesti la distraevano, ma non abbastanza da impedirle
di ascoltare mentre lui le spiegava quel che era successo con Simon, la storia di Jordan, la
cattura di Camille e la richiesta di quest'ultima di parlare con Magnus.
- Simon sta bene? - chiese Clary, preoccupata. - Non me ne ero accorta. Era
all'Istituto e non l'ho nemmeno visto...
- Non era all'Istituto, era nel Santuario. E a quanto pare se la sta cavando meglio di
quanto immaginassi, se si considera che fino a poco tempo fa era un mondano.
- Il vostro piano per mi sembra pericoloso. Voglio dire, questa Camille,  una pazza
completa, giusto?
Jace le pass le dita sulle nocche delle mani. - La devi smettere di pensare a Simon
come al ragazzo normale che conoscevi un tempo, quello che aveva sempre bisogno
d'aiuto. Ora fargli del male  praticamente impossibile. Non hai ancora visto il Marchio in
azione:  come l'ira di Dio scagliata sulla Terra! Direi che ne devi andare fiera.
Clary rabbrivid. - Non so. L'ho fatto perch dovevo lai lo, ma continua a essere una
maledizione. E non impaginavo che stesse affrontando tutte queste cose da solo, non mi ha
mai detto niente. Sapevo che Isabelle e Maia hanno scoperto l'una dell'altra, ma la storia di
Jordan... Non sapevo che era l'ex di Maia e nemmeno... Insomma, non sapevo niente di
niente. - Perch non hai chiesto nulla. Eri troppo occupata a preoccuparti per Jace. Non si fa cos.
- D'accordo - le disse Jace. - Ma tu gli hai detto cosa stai per fare? Perch la cosa deve
funzionare in entrambi i sensi.
- No. A dire il vero non ne ho parlato con nessuno - ammise Clary, raccontando a Jace
del viaggio verso la Citt Silente in compagnia di Luke e di Maryse, di quello che aveva
visto all'obitorio del Beth Israel e della successiva scoperta della Chiesa di Talto.
- Mai sentita - comment lui. - Isabelle ha ragione, la fuori ci sono sette demoniache
di ogni genere. La maggior parte non riesce a evocare dei demoni, ma a quanto pare
questa fa eccezione.
- Pensi che la creatura che abbiamo ucciso sia quella che veneravano loro? Pensi che ora
potrebbero... smetterla?
Jace scosse la testa. - Quello era soltanto un demone Idra, una specie di cane da guardia.
E poi la frase "La sua casa pende verso la morte e i suoi sentieri menano ai defunti" mi fa
pensare pi a un demone femmina. E sono proprio le sette che adorano le femmine a fare
cose orrende ai bambini; non ti puoi neanche immaginare che strane idee hanno sulla
fertilit e sulla prole. - Appoggio la schiena al sedile e socchiuse gli occhi. - Il Conclave
andr in quella chiesa e controller, ma, ci scommetti, non trover niente. Hai ucciso il loro
demone guardia no, perci si toglieranno di torno e faranno sparire ogni traccia.
Probabilmente dovremo aspettare che si stabiliscano da qualche altra parte...
- Ma... - Clary sent lo stomaco attorcigliarsi. - Quel bimbo. E le immagini del libro
che ho visto. Io credo che vogliano fare altri bambini come... come Sebastian.
- Non possono - dichiar Jace. - Hanno iniettato a un neonato sangue di demone, ed
 una cosa orrenda Ma si pu dar vita a una creatura come Sebastian solo usando sangue
di demone con un bambino Shadowhunter. Invece il neonato  morto. - Le strinse forte la
mano come per rassicurarla. - Non sono brave persone, ma non riesco a immaginare che
ci provino di nuovo, ora che non ci sono riusciti.
Il taxi fren sgommando all'angolo fra Houston Street e Second Avenue. - Si  rotto il
tassametro - annuncio l'autista. - Sono dieci dollari.
Jace, che in altre circostanze avrebbe risposto con una battutina sarcastica, gliene allung
venti e scese dall'auto, tenendo aperta la portiera per far scendere Clary. - Sei pronta? -
le chiese mentre si dirigevano verso il cancello di ferro che portava alla Citt Silente.
Lei annu. - Non posso dire che il mio ultimo viaggio qui sia stato molto divertente,
per s, sono pronta. - Gli prese la mano. - Finch saremo insieme, sono pronta a tutto.
I Fratelli Silenti li stavano aspettando all'ingresso della Citt, quasi avessero previsto il
loro arrivo; Clary riconobbe fra gli altri fratello Zaccaria. Insieme formavano una fila
taciturna che impediva a Jace e Clary di proseguire oltre.
Perch siete venuti qui, figlia di Valentine e figlio dell'Istituto! -Clary non sapeva chi di loro
le stesse trasmettendo quel messaggio nella testa, o se lo stessero facendo tutti insieme.
Non  normale che dei bambini entrino nella Citt Silente senza la supervisione di qualcuno.
Quella parola, "bambini", le diede fastidio, pur sapendo che tutti gli Shadowhunters
minori di diciotto anni erano considerati tali e quindi sottoposti a regole speciali.
- Ci serve il vostro aiuto - annunci quando le fu chiaro che Jace non avrebbe
proferito parola. Spostava lo sguardo da un Fratello all'altro con fare stranamente apatico,
come qualcuno che ha ricevuto una miriade di diagnosi terminali da parte di diversi
dottori e ora, raggiunto il capolinea, attende senza troppa speranza il verdetto finale di
uno specialista. - Non  il vostro lavoro aiutare gli Shadowhunters?
Ma non siamo servi, pronti a soddisfare ogni vostra richiesta. E nemmeno tutti i problemi sono di
vostra competenza.
- Questo per s - dichiar Clary con fermezza. - Credo che qualcuno stia entrando
nella mente di Jace, qualcuno di potente, che gli scombussola sogni e ricordi. E lo spinge a
fare cose che non vorrebbe.
Ipnomanzia, disse uno dei Fratelli Silenti. La magia dei sogni. Questa branca  di competenza
esclusiva dei l'in grandi e potenti utilizzatori della magia.
- Come gli angeli - disse Clary, ricevendone in cambio un silenzio sorpreso e
imbarazzato.
Forse, riprese finalmente fratello Zaccaria, dovreste venire con noi dalle Stelle Parlanti. Era
chiaro che non si trattava di un invito, ma di un ordine, perch i Fratelli si voltarono
all'istante e iniziarono a camminare verso il cuore della Citt senza controllare che Jace e
Clary li stessero seguendo.
Raggiunsero il padiglione delle Stelle Parlanti, dove i Fratelli presero posto dietro al loro
tavolo di basalto nero. Alle loro spalle, la Spada Mortale era tornata al suo posto sulla
parete e luccicava come l'ala di un uccello d'argento. Jace si mise al centro della stanza e
abbasso lo sguardo sul disegno di stelle metalliche intarsiate fra le piastrelle rosse e oro del
pavimento. Clary guardava il ragazzo con il cuore che le faceva male. Era difficile vederlo
cos, privo della sua solita carica d'energia, simile a una stregaluce che soffocava sotto un
tappeto di cenere.
A un certo punto sollev la sua testa bionda, battendo le palpebre, e Clary cap che i
Fratelli Silenti gli stavano comunicando con la mente, per trasmettergli delle parole che lei
non poteva sentire. Lo vide fare di no con la testa e lo sent dire: - Non lo so. Pensavo
fossero solo dei normali sogni. - A quel punto la bocca gli si serro, e Clary non riusciva a
non domandarsi cosa gli stessero dicendo. - Visioni? Non credo. S, ho incontrato
l'Angelo, ma  Clary quella che aveva i sogni profetici, non io.
Clary si irrigid. Si stavano pericolosamente avvicinando a chiedere cosa fosse successo
con Jace e l'Angelo, quella notte al lago Lyn. Non ci aveva pensato. Quando i Fratelli
Silenti ti guardavano nella mente, che cosa vedevano di preciso? Solo quello che cercavano?
Oppure tutto!
A quel punto Jace annu. - Bene. Se voi siete pronti, io ci sono.
Lui chiuse gli occhi e Clary, che continuava a osservarlo, si rilass un po'. Allora era cos
che doveva essersi sentito Jace, pens, mentre i Fratelli Silenti le avevano scavato nella
mente, quella prima volta. Vide dettagli che allora non aveva notato, perch avvolta nella
rete creatasi fra le loro menti e la propria, viaggiando all'indietro fra i ricordi e lasciando
fuori il resto del mondo.
Vide Jace che si bloccava, come se lo avessero toccato con le mani. Stava piegando la
testa all'indietro. Le mani, distese lungo i fianchi, cominciarono ad aprirsi e a chiudersi,
mentre le stelle sul pavimento divampavano di una luce argentea e accecante, cos intensa
da farle venire le lacrime agli occhi. Jace era diventato una sagoma sinuosa su uno sfondo
di argento abbagliante, come le si trovasse nel cuore di una cascata. Tutto attorno a loro,
sussurri deboli e incomprensibili.
Sotto lo sguardo di Clary, Jace si butt sulle ginocchia, puntando le mani contro il
pavimento. Le si strinse il cuore. Avere i Fratelli Silenti in testa l'aveva quasi fatta svenire,
ma Jace era pi forte, no? Il ragazzo intanto si pieg lentamente in due, tenendosi le mani
strette contro lo stomaco, provando dolore in ogni cellula del corpo. Nonostante tutto, non
lanci un solo grido. Clary non resistette: si lanci verso di lui, in mezzo a quelle tascate di
luce, e gli si inginocchi accanto. I sussurri che sentiva attorno a s si trasformarono in un
coro di proteste mentre Jace girava la testa e la guardava. La luce d'argento gli aveva
cancellato gli occhi, che ora erano bianchi e inespressivi come lastre di marmo. Con le
labbra sillab il suo nome, Clary.
E poi pi niente: la luce, il rumore, tutto sparito, finch i due ragazzi si ritrovarono
inginocchiati insieme sul pavimento nudo del padiglione, circondati da ombre e silenzio.
Jace stava tremando; quando liber una mano dall'altra, Clary not che sanguinavano
entrambe nei punti in cui le unghie si erano conficcate nella carne. Senza smettere di
tenerlo per il braccio, alz lo sguardo verso i Fratelli Silenti, ricacciando indietro la rabbia.
Sapeva che sarebbe stato come prendersela con un medico che aveva dovuto
somministrare un trattamento doloroso ma in grado di salvare la vita. Eppure era difficile,
troppo difficile, con qualcuno che si ama...
C' qualcosa che non ci hai detto, Clarissa Morgenstern, esord fratello Zaccaria. Un segreto
che entrambi state nascondendo.
Clary si sent chiudere il cuore dentro una morsa di ghiaccio. - Che cosa vuoi dire?
Su questo ragazzo c' il Marchio della Morte. A parlare era un altro dei Fratelli. Enoch,
pens.
- Morte? - disse Jace. - Vuoi dire che morir? - Non sembrava sorpreso.
Vuol dire che sei stato morto. Avevi oltrepassato il Portale ed eri entrato nel regno delle ombre,
con l'anima slegata dal corpo.
Clary e Jace si scambiarono uno sguardo. Lei deglut. - L'Angelo Raziel... - disse.
S, il suo Marchio  anche sul ragazzo. La voce di Enoch era priva di emozioni. Ci sono solo
due strade per riportare in vita i morti: una  la negromanzia, la magia nera della campana, del
libro e della candela. Quella riporta una parvenza di vita. Ma solo la mano destra di un Angelo di
Dio pu riportare l'anima di un mortale nel suo corpo con la stessa facilit con cui il primo alito di
vita  stato soffiato dentro al primo uomo. Scosse la testa. L 'equilibrio della vita e della morte, del
bene e del male,  delicato, giovani Shadowhunters. Voi lo avete alterato.
- Ma Raziel  l'Angelo - disse Clary. - Pu fare quello che vuole. Voi lo venerate,
giusto? Se ha scelto di fu re questa cosa...
Lo ha fatto? Chiese un altro dei fratelli. Ha davvero scelto?
- Io... - Clary guard Jace. Avrei potuto chiedere qualunque cosa nell'universo. La pace nel
mondo, la cura per qualche malattia, la vita eterna. Ma l'unica cosa che desideravo eri tu.
Conosciamo il rituale degli Strumenti, disse Zaccaria. Sappiamo che chi li possiede tutti, chi  il
loro signore, pu fare all'Angelo una richiesta. Non credo che avrebbe potuto scegliere di dirti di no.
Clary alz il mento. - Comunque, quello che  fatto  fatto - disse.
Jace fece l'ombra di una risata. - Potrebbero sempre uccidermi, lo sai? Per riportare
l'equilibrio.
Lei gli strinse la mano attorno al braccio. - Non essere ridicolo - gli disse, ma solo con
un filo di voce. Si irrigid ancora di pi quando fratello Zaccaria si allontano dagli altri e si
avvicin a loro due, facendo scivolare deliziosamente i piedi sopra le Stelle Parlanti. Si
mise davanti a Jace, e Clary dovette resistere all'impulso di spingerlo via mentre il Fratello
si chinava e metteva le lunghe dita sotto il mento del ragazzo, sollevandogli il viso. Non
solo erano lunghe, ma anche affusolate e lisce: in pratica, le dita di un giovane. Prima di
allora Clary non aveva mai pensato troppo a che et potessero avere i Fratelli Silenti,
dando per scontato che fossero tutti dei vecchi grinzosi.
Jace, in ginocchio, alz lo sguardo verso fratello Zaccaria, che lo ricambi con
espressione cieca e impassibile. Clary non poteva fare a meno di pensare agli affreschi
medievali dei santi inginocchiati, con lo sguardo alzato e i visi soffusi di luce aurea. Se fossi
stato qui, disse il Fratello con voce sorprendentemente gentile, quando stavi crescendo, avrei
visto la verit sul tuo volto, Jace Lightwood, e riconosciuto la tua identit.
Jace aveva l'aria sbalordita, ma non si mosse per allontanarsi.
Fratello Zaccaria si rivolse agli altri. Non possiamo n dobbiamo fare del male al ragazzo. Fra
gli Herondale e I Fratelli esistono vecchi legami, e noi gli dobbiamo aiuto.
- Aiuto per cosa? - chiese Clary. - Vedi qualcosa di strano in lui? C' qualcosa nella
sua testa?
Quando viene al mondo uno Shadowhunter, si esegue un rituale, e sia i Fratelli Silenti sia le
Sorelle di Ferro compiono sul nuovo arrivato un certo numero di incantesimi volti a proteggerlo.
Le Sorelle di Ferro, Clary sapeva dai suoi studi, erano la setta parallela ai Fratelli Silenti;
ancora pi riservata della controparte maschile, aveva l'incarico di forgiare le armi degli
Shadowhunters.
Fratello Zaccaria prosegu. Quando Jace  morto e resuscitato,  nato una seconda volta, ma
non ha ricevuto alcun rituale di protezione. In questo modo  rimasto vulnerabile, esposto a
qualsiasi genere di influenza o avversione demoniaca.
Clary si inumid le labbra, secche. - Cio  stato posseduto?
Non  stato posseduto. Subisce un'influenza. Il mio aspetto, Jonathan Herondale,  che una
potente forza demoniaca ti stia sussurrando nelle orecchie. Tu sei forte, la combatti, ma lei ti
consuma come fa il mare con la sabbia.
- Jace - sussurr il ragazzo attraverso le labbra esangui. - Jace Lightwood, non
Herondale.
- Come fai a essere sicuro che si tratta di un demone? E cosa possiamo fare per
convincerlo a lasciarlo in pace? - chiese Clary, preferendo concentrarsi sulle questioni
pratiche.
Enoch, con l'aria pensierosa, rispose: - Occorre eseguire un altro rituale per fornirgli le
protezioni, come se tosse appena nato.
- E tu lo puoi fare? - lo incalz Clary.
Fratello Zaccaria inclin la testa da un lato. Si pu fare.  necessaria una preparazione, va
convocata una delle Sorelle di Ferro, forgiato un amuleto... La voce gli si affievol. Jonathan deve
rimanere con noi finch il rito non sar concluso. Questo per lui  il posto pi sicuro.
Clary guard di nuovo Jace, in cerca di un'espressione, di speranza, sollievo o gioia, una
qualsiasi. Invece il suo volto era impassibile. - Per quanto? - chiese.
Fratello Zaccaria allarg le mani sottili. Un giorno, forse due. Il rituale  pensato per dei
neonati; dovremo modificarlo, per adattarlo a un adulto. Se tu avessi pi di diciotto anni, sarebbe
impossibile. Gi cos non sar semplice, ma non  detto che non si possa fare.
Non  detto che non si possa fare. Non era quello che Clary sperava di sentire; avrebbe
voluto scoprire che si trattava di un problema da nulla, facilmente risolvibile. Guard Jace.
Aveva la testa piegata, coi capelli che gli cascavano in avanti. La parte posteriore del collo
le sembrava cos vulnerabile da farle sentire una fitta al cuore.
- Va bene - disse piano Clary. - Rester qui con te e...
No. I Fratelli parlarono in gruppo, con un'unica, inesorabile voce. Lui deve rimanere qui da
solo. Visto quel lo che dobbiamo fare, non pu permettersi distrazioni.
Clary sent il corpo di Jace che entrava in tensione. L'ultima volta che erano stati soli
nella Citt Silente, lui era stato ingiustamente imprigionato, aveva assistito alle orribili
morti di quasi tutti i Fratelli e subito le angherie di Valentine. Clary non poteva non pensa-
re che un'altra notte da solo in quel luogo gli avrebbe portato solo guai.
- Jace - gli sussurr. - Far tutto quello che vuoi tu. Se tu preferisci...
- Resto - dichiar il ragazzo. Aveva sollevato la testa e parlava in tono forte e chiaro.
- Resto. Far qualsiasi cosa, per sistemare questa faccenda. Devo soltanto chiamare Izzy e
Alec per dire... che resto a casa di Simon a tenerlo d'occhio. Tu spiegagli che li vedr
domani o dopo.
- Ma...
- Clary. - Le prese dolcemente entrambe le mani e le racchiuse fra le sue. - Avevi
ragione. Questa cosa non arriva da me,  opera di qualcuno. Qualcuno che vuol fare del
male a me, a noi. Sai cosa vuol dire? Che se... mi potranno curare... non avr pi paura di
starti vicino. E per questo passerei nella Citt Silente cento notti.
Lei si sporse in avanti, incurante della presenza dei Fratelli, e lo baci appoggiando
lievemente le labbra su quelle di lui. - Ci vediamo presto - gli sussurr. - Do mani sera,
dopo la festa agli Ironworks, torno qui da te.
La speranza negli occhi di lui bastava a spezzarle il cuore - Magari per allora mi
avranno gi guarito.
Clary gli tocc il viso con la punta delle dita. - S, forse s.
Simon si alz, ancora esausto dopo una lunga notte di brutti sogni. Rotol sulla schiena e
rimase a fissare la luce che entrava dall'unica finestra della camera da letto.
Non poteva fare a meno di chiedersi se avrebbe dormito meglio facendo quello che
facevano tutti gli altri vampiri, ovvero restando a letto durante il giorno. Anche se il sole
non gli dava problemi, subiva il fascino della notte, col desiderio di starsene sotto una
volta blu punteggiata di stelle. In lui c'era qualcosa che voleva vivere nell'ombra, che
percepiva la luce come la piccola puntura di un coltello... E c'era anche qualcosa che
voleva il sangue. E gi aveva avuto modo di vedere cosa significava tentare di lottare
contro quell'istinto.
Si mise in piedi a fatica e si vest a caso, per poi andare in soggiorno. C'era odore di toast
e di caff. Jordan era seduto su uno degli sgabelli della cucina, con i capelli sparati come
sempre in tutte le direzioni e le spalle ricurve.
- Ehi, come va? - lo salut Simon.
Jordan lo guard. Era pallido, nonostante l'abbronzatura. - Abbiamo un problema -
gli disse.
Simon lo guard perplesso. Non vedeva il suo coinquilino lupo mannaro dal giorno
prima, quando, tornato dall'Istituto, era crollato esausto sul letto. Non era in casa, e Simon
si era immaginato che fosse al lavoro. Forse invece era successo qualcosa. - Cosa c' che
non va?
Ci hanno messo questo sotto la porta. - Con quelle parole Jordan gli allung un
quotidiano piegato. Era una copia del New York Morning Chronicle, aperto su una pagina
in particolare. In alto c'era un'immagine spaventosa, la fotografia sgranata di un corpo
disteso su un pavimento, con gli arti magri come stecchini piegati in strani angoli.
Ricordava a stento una figura umana, come succede a volte con i cadaveri. Simon stava
per chiedere a Jordan perch avrebbe dovuto guardarla, quando lo sguardo gli cadde sul
testo sottostante:
RAGAZZA TROVATA MORTA
La polizia sta indagando sulla morte della quattordicenne Maureen Brown, il cui corpo  stato
rinvenuto sabato sera alle undici in un bidone della spazzatura fuori dal Big Apple Deli, sulla Third
Avenue. Anche se il dipartimento di medicina legale non ha ancora reso pubblica la causa ufficiale
del decesso, Michael Garza, proprietario del locale nonch responsabile del ritrovamento, dice che la
ragazza aveva la gola tagliata. La polizia non ha ancora individuato l'arma del delitto...
Incapace di proseguire nella lettura, Simon si lasci cadere su una sedia. La foto era senza
dubbio quella di Maureen: riconobbe i suoi scaldabraccia arcobaleno, lo stupido cappello
rosa che indossava l'ultima volta che l'aveva vista. Mio Dio, avrebbe voluto dire. Ma le
parole non gli uscirono dalla bocca.
- Quel biglietto non diceva - disse a un tratto Jordan con voce lugubre - che se non ti
fossi presentato a quell'indirizzo, avrebbero tagliato la gola alla tua ragazza:
- No - sussurr Simon. - Non  possibile, no. Ma se lo ricordava.
L'amica della cuginetta di Eric. Com' che si chiama?Quella che si era presa una cotta per Simon.
Viene a tutti i nostri concerti e dice in giro di essere la sua ragazza.
Simon ricord il telefono di lei, piccolo, rosa e ricoperto di adesivi, e ripens a quando
Maureen lo aveva alzato per scattare una foto di loro due insieme. Il tocco della sua mano
sulla spalla, leggero come una farfalla. Quattordici anni. Si rannicchi su se stesso,
avvolgendosi le braccia attorno al torace, quasi potesse rimpicciolirsi abbastanza da
scomparire
Capitolo 14
QUALI SOGNI POSSAN VENIRE
Jace si girava e rigirava nello scomodo letto della Citt Silente. Non sapeva dove
dormissero i Fratelli e non sembrava che loro ci tenessero a rivelarlo. L'unico posto adatto
a ospitarlo durante la notte era, a quanto pareva, una delle celle sotterranee dove in genere
venivano tenuti i prigionieri. Gli avevano lasciato la porta aperta, cos da non farlo sentire
un carcerato, ma neanche la fantasia pi fervida avrebbe potuto trasformare quel tugurio
in un posto piacevole.
L'aria era pesante e viziata; si era tolto la maglietta ed era sdraiato sopra le coperte con
solo i jeans addosso, ma faceva ancora troppo caldo. Le pareti erano grigio scuro e
qualcuno aveva inciso nella pietra, sopra la testata del letto, le lettere JG, spingendolo a
chiedersi cosa potessero significare. Nella stanza non c'erano altro che un letto, uno
specchio crepato che restituiva a Jace un riflesso scomposto, e un lavandino. Per non
parlare poi degli spiacevoli ricordi che quel posto evocava...
I Fratelli avevano continuato a entrargli e uscirgli dalla mente tutta la notte, finch non lo
avevano ridotto a uno straccio. Data la loro riservatezza su qualunque argomento, non
aveva la minima idea se ci fossero dei progressi. Loro non sembravano contenti, ma in
fondo non lo sembravano mai.
La vera prova, lo sapeva, sarebbe stata dormire. Che cosa avrebbe sognato? Dormire,
sognare forse. Si gir a pancia in gi, affondando il viso fra le braccia. Sapeva che non
avrebbe potuto sopportare un altro sogno in cui faceva del male a Clary. Pens che
avrebbe davvero potuto impazzire e l'idea lo terrorizz. La morte non gli aveva mai fatto
troppa paura, ma la prospettiva di perdere la testa era forse la cosa peggiore che gli
venisse in mente. Eppure l'unico modo per andare a fondo di quella storia era
addormentarsi, perci chiuse gli occhi e si costrinse a lasciarsi andare.
Dorm e sogn.
Era di nuovo nella valle, la valle di Idris dove aveva lottato contro Sebastian, rischiando
di morire. Era autunno, non estate inoltrata come l'ultima volta in cui c'era staio. Le foglie
iniziavano a esplodere nei colori dell'oro, del rame, dell'arancio e del rosso. Si trovava in
piedi accanto alla riva del fiumiciattolo, anzi del ruscello, che divideva la valle in due. In
lontananza vedeva qualcuno che gli stava venendo incontro; ancora non capiva chi fosse,
ma aveva il passo fermo e deciso.
Era talmente sicuro che si trattasse di Sebastian da dover attendere che lo sconosciuto
fosse veramente vicino prima di capire di essersi sbagliato di grosso. Sebastian era alto,
pi alto di Jace, mentre questa persona era minuta - aveva il viso in ombra, ma era di una
testa o due pi bassa di lui - con le spalle magre dei bambini e i polsi ossuti che
sbucavano dalle maniche troppo corte della maglietta.
Max
L'immagine del suo fratellino lo colp come un pugno, buttandolo in ginocchio sull'erba
verde. La caduta non gli fece male. Tutto aveva i contorni sfocati del sogno che in realt
era. Max aveva l'aspetto di sempre: un ragazzino con le ginocchia ossute alle soglie
dell'adolescenza e con l'infanzia ormai alle spalle. Non sarebbe mai diventato grande.
- Max - gli disse Jace. - Max, mi dispiace tanto.
- Jace. - Max rimase dov'era. Si era alzato un alito di vento, che gli toglieva i capelli
castani dalla fronte. Lo sguardo, dietro gli occhiali, era serio. - Non sono qui per me -
disse. - Non sono qui per perseguitarti o farti sentire in colpa.
Certo che no, disse una voce nella testa di Jace. Max ti ha sempre e solo amato e
ammirato. Per lui eri un grande.
- I sogni che hai avuto... sono messaggi - annunci Max.
- I sogni sono colpa di un'influenza demoniaca. I Fratelli Silenti hanno detto che...
- Si sbagliano - disse subito Max. - Ormai sono in pochi e i loro poteri sono pi
deboli di una volta. Questi sogni ti vogliono dire qualcosa, tu li hai fraintesi. Non ti stanno
dicendo di fare del male a Clary, ti stanno avvisando che gi lo stai facendo.
Jace scosse la testa lentamente. - Non capisco.
- Gli angeli mi hanno mandato da te perch ti conosco - prosegu Max con la sua voce
squillante da bambino. - Lo so come sei con le persone che ami, lo so che a loro non
faresti mai volontariamente del male. Ma ancora non hai distrutto tutta l'influenza di
Valentine dentro di te. La sua voce ancora ti sussurra, tu credi di non sentirla, invece ti
sbagli. I sogni ti stanno dicendo che, finch non ucciderai quella parte di te stesso, non
potrai stare con Clary.
- Allora lo far - rispose Jace. - Far tutto quello che devo fare, basta che mi dici
come.
Max fece un sorriso radioso e allung una mano che conteneva qualcosa. Era un pugnale
col manico d'argento, quello di Stephen Herondale custodito nella scatola. Jace lo
riconobbe subito. - Prendi questo - gli disse Max. - E rivolgilo contro te stesso. La
parte di te che  qui con me nel sogno deve morire. Quella che risorger sar purificata.
Jace prese il coltello.
Max sorrise. - Bene. Siamo in molti qui, dal mio versante, a essere preoccupati per te.
C' anche tuo padre.
- Non Valentine...
- Il tuo vero padre. Mi ha detto lui di farti usare questo. Eliminer tutto il marcio dalla
tua anima.
Max sorrise come un angelo mentre Jace rivolgeva la lama del coltello verso se stesso.
Poi, all'ultimo istante, esit. Era troppo simile a quello che gli aveva fatto Valentine,
perforandogli il cuore. Prese la lama e fece una lunga incisione lungo il braccio destro, dal
gomito al polso. Non sentiva dolore. Pass il pugnale nella mano destra e fece lo stesso
con l'altro braccio. Dalle ferite usc un sangue molto pi rosso di quello reale, del colore di
un rubino. Gli colava sulla pelle e scendeva a chiazzare l'erba.
Sent Max che espirava piano. Il bambino si chin e tocc il sangue con le dita della mano
destra; quando le alz erano diventate lucide e scarlatte. Fece un passo verso di lui, poi un
altro. Cos vicini, Jace gli vedeva bene il viso: pelle compatta da bambino, palpebre
traslucide, occhi... Non li ricordava cos scuri. Max gli appoggi una mano sul petto,
appena sopra il cuore, e con il sangue inizi a fare dei segni. Era una runa. Jace non l'aveva
mai vista, era fatta di contorni sovrapposti e strani angoli.
Quando ebbe finito, Max riabbass la mano e indietreggi con la testa inclinata di lato,
come un artista che esamina la sua ultima opera d'arte. All'improvviso, Jace si sent
trafiggere dal dolore: era come se la pelle del petto gli stesse bruciando. Max continuava a
guardarlo, sorridente, flettendo la mano insanguinata. - Ti fa male, Jace Lightwood? -
disse, e la sua voce non era pi quella di Max ma un'altra, virile e familiare.
- Max... - sussurr Jace.
- Hai causato dolore, e ora  dolore quello che ricevi - disse Max, il cui viso aveva
iniziato a brillare e a trasformarsi. - Hai causato sofferenza, e ora soffrirai. Adesso sei mio,
Jace Lightwood. Sei mio.
Era un dolore accecante. Jace si accasci in avanti, con le mani aggrappate al petto, e
precipit nelle tenebre.
Simon era seduto sul divano col viso fra le mani. La mente gli vorticava all'impazzata. -
 colpa mia - dia se. - Tanto valeva ucciderla quando ho bevuto il suo sangue.  morta a
causa mia.
Jordan era seduto scomposto sulla poltrona di fronte, indossava un paio di jeans e una t-
shirt verde sovrapposta a una maglietta a maniche lunghe con dei buchi sin polsi, dentro
cui aveva infilato i pollici. Stava esaminali do il materiale con aria preoccupata. La
medaglietta d'oro del Praetor Lupus che portava al collo luccic. - Su, non potevi saperlo
- disse a Simon. - Quando l'ho fatta salire sul taxi stava bene. Questi tizi devono averla
catturata e uccisa in un secondo momento.
Simon si sentiva le vertigini. - Ma io l'ho morsa. Non torner, vero? Non diventer un
vampiro, eh?
-No. Andiamo, conosci queste cose quanto me. Per farla diventare un vampiro avresti
dovuto darle un po' del tuo sangue. Se lo avesse bevuto e poi fosse morta, allora saremmo
dovuti andare al cimitero e fare la guardia. Ma non  andata cos.
Simon si sent un sapore di sangue rancido in fondo alla gola. - Pensavano che fosse la
mia ragazza - disse. - Mi hanno avvertito che l'avrebbero uccisa se non mi fossi
presentato e, quando hanno visto che non arrivavo, le hanno tagliato la gola. Deve aver
aspettato tutto il giorno, chiedendosi se sarei arrivato, sperando di vedermi comparire... -
Gli si rivolt lo stomaco, e si chin in avanti, respirando forte, per cercare di non Soffocare.
- S - disse Jordan. - Ma la domanda : chi  stato? - Lanci a Simon uno sguardo
severo. - Penso che forse  ora che chiami l'Istituto. Non adoro gli Shadowhunters, ma ho
sempre sentito dire che i loro archivi sono dettagliatissimi. Forse possono dirti qualcosa
sull'indirizzo che c'era sul biglietto.
Simon esit.
- E dai, ne fai di cavolate per loro. Per una volta fatti aiutare tu!
Simon scroll le spalle e and a prendere il cellulare. Tornato in salotto, compose il
numero di Jace. Isabelle rispose al secondo squillo. - Di nuovo tu?
Scusa - fece lui, in imbarazzo. A quanto pareva la loro breve tregua al Santuario non
era servita, come lui aveva sperato, a renderla pi tenera nei suoi confronti. - Cercavo
Jace, ma forse posso parlare anche con te...
- Galante come sempre - ribatt Isabelle. - Pensavo che Jace fosse da te.
- No - disse l'altro, provando un senso di disagio. - Chi te l'ha detto?
- Clary. Forse sono andati di nascosto da qualche parte per stare un po' insieme. -
Isabelle non sembrava preoccupata, e neanche aveva torto: l'ultima persona che avrebbe
mentito su Jace, se lui si fosse trovato in pericolo, era proprio Clary. - Comunque Jace ha
dimenticato il telefono in camera sua. Se lo vedi, ricordagli che questa sera deve venire
agli Ironworks per la festa. Se non si fa vedere, Clary lo ammazza.
Simon si era quasi dimenticato che anche lui quella sera avrebbe dovuto partecipare.
- Giusto - disse. - Senti, Isabelle, c' un problema...
- Spara. Adoro i problemi.
- Ma non so se adorerai anche questo - rispose lui, in tono incerto, prima di spiegarle
la situazione nei dettagli. Quando arriv alla parte del morso a Maureen, Isabelle sussult,
e lui si sent un groppo in gola.
- Simon... - sussurr la ragazza.
- Lo so, lo so - fece lui, disperato. - Pensi che non mi dispiaccia? Molto peggio, sono
distrutto!
- Uccidendola avresti infranto la Legge. Saresti stato un criminale e io avrei dovuto
uccidere te.
- Ma non l'ho fatto - afferm con la voce che gli tremava leggermente. - Non l'ho
fatto. Jordan giura che, quando l'ha messa sul taxi, stava bene. E i giornali dicono che le
hanno tagliato la gola, cosa che io non ho fatto.  stato qualcun altro, che vuole arrivare a
me. Solo che non ne capisco il motivo!
- Comunque non abbiamo ancora finito con questa storia. - Aveva la voce seria. -
Ora per vai a prendere il messaggio che ti hanno lasciato e leggimelo ad alta voce.
Simon fece come richiesto, e in cambio ricevette, da parte di Isabelle, un sussulto di
stupore.
- S, ho gi sentito quell'indirizzo - disse. -  dove Clary mi ha detto di incontrarla
ieri. Si tratta di una chiesa nell'Upper West Side, il quartier generale di non so quale setta
demoniaca.
- E che cosa pu volere da me una setta del genere? - chiese Simon, ricevendo da
Jordan, che stava ascoltando la conversazione solo per met, uno sguardo curioso.
- Non lo so. Tu sei un Daylighter, hai dei poteri pazzeschi. Sarai sempre preso di mira
da pazzi e fanatici di magia nera, ti devi rassegnare. - Simon pens che Isabelle avrebbe
anche potuto essere un po' pi comprensiva. - Senti, vai alla festa degli Ironworks, giusto?
Possiamo incontrarci l e discutere sul da farsi. Racconter tutto a mia madre: stanno gi
indagando sulla Chiesa di Talto, perci aggiungeranno anche questa storia alle altre
informazioni.
- Okay - disse Simon, anche se l'ultima cosa al mondo di cui aveva voglia era proprio
andare a una festa.
- E porta anche, Jordan - gli raccomand Isabelle. - Ti pu servire una guardia del
corpo.
- Non posso, ci sar anche Maia.
Con lei ci parlo io. - Sembrava molto pi sicura di s di quanto non sarebbe stato lui al
suo posto. - Allora ci vediamo l.
Riattacc. Simon si gir verso Jordan, sdraiato sul divano con la testa appoggiata a uno
dei cuscini di tessuto intrecciato. - Cosa hai sentito di quello che ci siamo detti?
- Abbastanza da capire che stasera andiamo a una festa - disse Jordan. - Ho sentito
parlare degli Ironworks, ma io non faccio parte del branco di Garroway, perci non sono
stato invitato.
- Credo che ora ci verrai come mia dolce met - di chiaro Simon mettendosi il
cellulare in tasca.
- Okay, sono abbastanza sicuro della mia virilit da potermi permettere di farlo -
dichiar Jordan. - Per sar meglio trovarti qualcosa di carino da indossare - grid
mentre Simon tornava in camera sua. - Ti voglio bellissima!
Anni prima, quando la zona di Long Island City, nel Queens, era un centro industriale
anzich un quartiere pieno di gallerie d'arte e di caffetterie, gli Ironworks erano una
fabbrica di tessuti. Ora invece quell'enorme involucro di mattoni era stato trasformato in
uno spazio spoglio ed essenziale ma splendido. Il pavimento era fatto di quadrati
sovrapposti in acciaio satinato; dei tubi sottili, dello stesso materiale, formavano arcate che
arrivavano fino al soffitto, avvolte da fili di lucine bianche. Alcune elabora te scale di ferro
battuto salivano a spirale e raggiungevano delle passerelle decorate con alcune piante
appese, mentre un immenso soffitto a vetrata offriva una vista spettacolare del firmamento
notturno. C'era persino una terrazza all'aperto, costruita sopra l'East River, da cui si
godeva un bellissimo panorama della Street Bridge Cinquantanove sima che incombeva
dall'alto, estendendosi dal Queens a Manhattan come una lancia di ghiaccio scintillante.
Il branco di Luke aveva superato se stesso, rendendo il locale ancora pi bello. Qua e l,
disposti ad arte, c'erano degli enormi vasi di peltro, con fiori bianco avorio a gambo lungo,
e dei tavoli ricoperti di lino bianco erano stati disposti a cerchio attorno un palco
sopraelevato, sul quale un quartetto d'archi di lupi mannari si stava esibendo in un
repertorio di musica classica. Clary non poteva fare a meno di pensare che avrebbe dovuto
esserci anche Simon: Lycanthrope Quartet sarebbe stato un bel nome per un gruppo.
Clary pass da un tavolo all'altro, sistemando cose che non avevano bisogno di ritocchi,
gingillandosi con i fiori e raddrizzando posate d'argento gi perfettamente allineate. Fino a
quel momento si erano presentati solo pochi ospiti, e nessuno che conoscesse. Sua madre e
Luke erano in piedi accanto alla porta per accogliere tutti con un sorriso, lui a disagio nel
completo elegante e lei raggiante in un vestito blu di taglio sartoriale. Dopo gli eventi degli
scorsi giorni, era bello vedere sua madre felice, anche se Clary si chiese quanto ci fosse di
vero e quanto di studiato. L'espressione della bocca di Jocelyn mostrava un accenno di
tensione sufficiente a farla preoccupate: era davvero felice o rideva ma dentro di s
soffriva?
Non che Clary non sapesse come si potesse sentire sua madre. Qualsiasi cosa la
circondava, lei non riusciva a togliersi di testa Jace. Che cosa gli stavano facendo i fratelli
Silenti? Stava bene? Sarebbero riusciti a risolvete il suo problema, a bloccare l'influenza
demoniaca? Il giorno prima aveva passato una notte insonne, fissando l'oscurit della sua
stanza e preoccupandosi fino a sentirsi fisicamente male.
Pi di ogni altra cosa, lo avrebbe voluto l con s. Si era scelta il vestito che indossava
quella sera (oro pallido, pi aderente di qualsiasi cosa indossasse di solito) proprio nella
speranza di piacere a Jace; ora invece lui non lo avrebbe visto. Era stupido preoccuparsi di
un dettaglio del genere, se ne rendeva conto: se fosse servito ad aiutare Jace, avrebbe
passato il resto dei suoi giorni infilata in un barile di legno. E poi lui le ripeteva sempre
che era bellissima, senza mai lamentarsi del fatto che portasse quasi sempre jeans e scarpe
da tennis. Quell'abito, per, gli sarebbe piaciuto.
Quella sera, in piedi davanti allo specchio, lei stessa si era quasi sentita bella. Sua madre
le diceva sempre di essere "sbocciata tardi" e Clary, guardando la propria immagine
riflessa, si era domandata se la medesima cosa stesse succedendo anche a lei. Non era pi
piatta come una tavola da surf: in quell'ultimo anno doveva aver messo una taglia di
reggiseno in pi, e se guardava bene... S, quelli erano proprio fianchi. Aveva delle curve!
Delicate s, ma da qualche parte si doveva pur iniziare.
Con i gioielli c'era andata piano, anzi pianissimo.
Alz una mano per toccarsi l'anello dei Morgenstern, sulla catenella che portava al collo.
Quella mattina se lo era messo di nuovo, per la prima volta dopo giorni. Lo vedeva come
un gesto di tacita fiducia nei confronti di Jace, un modo per segnalare lealt nei suoi
confronti, che lui lo sapesse o no. Aveva deciso che lo avrebbe indossato fino a quando si
sarebbero rivisti.
- Clarissa Morgenstern? - disse una voce gentile alle sue spalle.
Clary si volt, sorpresa; quella voce le suonava nuova. Vide una ragazza alta e magra, di
circa vent'anni. Aveva la pelle bianca come latte, percorsa da vene di un verde chiaro
simile a linfa, lo stesso dei capelli. Gli occhi erano di un blu omogeneo, ricordavano delle
biglie, e l'abito a sottoveste, dello stesso colore degli occhi, era cos sottile che secondo
Clary la ragazza stava sicuramente morendo dal freddo. Un ricordo le affior pian piano
alla mente.
- Kaelie - pronunci Clary lentamente dopo aver riconosciuto la cameriera di Taki che
pi di una volta aveva servito lei e i Lightwood. Per una frazione di secondo si ricord che,
stando a certe voci, lei e Jace avrebbero avuto una breve storia, ma considerato tutto quello
che era successo non riusciva a preoccuparsene. - Non sapevo che... Conosci Luke?
- Non scambiarmi per un'invitata - le disse lei, facendo un gesto di noncuranza. - La
mia signora mi ha mandata qui per cercarti, non per farmi partecipare ai festeggiamenti.
- Guard incuriosita oltre le spalle di Clary, con quegli occhi tutti blu che luccicavano. -
Comunque, non sapevo che tua madre sposasse un lupo mannaro.
Clary sollev le sopracciglia. - E quindi?
Kaelie la squadr dall'alto in basso, piuttosto divertita. - La mia signora me l'aveva
detto che eri tosta, malgrado la tua taglia minuta. Con una statura come la tua, alla Corte ti
guarderebbero male.
- Non siamo alla Corte - ribatt Clary. - E non siamo nemmeno da Taki, il che
significa che sei stata tu a venire da me, il che significa che hai cinque secondi per dirmi
cosa vuole la Regina Seelie. Non mi sta molto simpatica, e non sono dell'umore giusto per
i suoi giochetti.
Kaelie le punt alla gola un dito sottile, con l'unghia verde. - La mia signora ha detto di
chiederti perch porti l'anello dei Morgenstern.  un tributo a tuo padre?
Clary si port di scatto una mano al collo. -  per Jace. Perch me lo ha regalato lui -
rispose, senza riuscire a trattenersi, dopodich si diede della stupida da sola. Non era
saggio raccontare alla Regina Seelie pi del necessario.
- Ma lui non  un Morgenstern - sottoline Kaelie - bens un Herondale, e loro
hanno il loro anello, con disegnati degli aironi anzich delle stelle del mattino. Non pensi
che gli si addica di pi un'anima che si solleva come un uccello in volo anzich una che
precipita come Lucifero?
- Kaelie - ringhi Clary fra i denti. - Cosa-vuole-la-Regina.
La fata scoppi a ridere. - Che caratteraccio. Voleva solo farti avere questo. - Allung
una mano, dentro la quale teneva un ciondolo a forma di minuscolo campanello d'argento,
con un anellino in cui si poteva infilare una catenella. Kaelie, muovendo la mano, lo aveva
fatto suonare, dolce e leggero come pioggia.
Clary si ritrasse. - Non li voglio i regali della tua signora - disse. - Perch sono
carichi di bugie e di aspettative. Non voglio essere in debito con la Regina.
- Non si tratta di un regalo - ribatt Kaelie, impaziente - ma di uno strumento
d'evocazione. La Regina ti perdona per la tua passata testardaggine e prevede che presto
arriver il giorno in cui vorrai il suo aiuto. Lei  disposta a offrirtelo, nel caso tu decidessi
di chiederglielo. Se farai suonare il campanello, un servo della Corte verr a prenderti e ti
porter da lei.
Clary scosse la testa. - Non lo user. Kaelie fece spallucce. - Prenderlo non ti costa
niente. Come in un sogno, Clary vide la propria mano che si allungava e le dita che si
chiudevano sopra il ciondolo.
Faresti qualsiasi cosa per salvarlo - disse Kaelie con voce dolce e acuta come il trillo del
campanello. - A ogni costo, non importa quanto dovresti pagare all'inferno o al paradiso.
Dico bene?
Nella testa di Clary risuonarono delle voci. Ti sei mai soffermata a pensare a quali non
verit ci potrebbero essere nella storia che tua madre ti ha raccontato, visto che il suo
racconto era funzionale al suo scopo! Credi davvero di conoscere ogni singolo segreto del
tuo passato!
Madame Dorothea disse a Jace che si sarebbe innamorato della persona sbagliata.
Gi cos non sar semplice, ma non  detto che non ce la si possa fare.
Quando Clary strinse il campanello, chiudendolo nel palmo della mano, lo sent suonare.
Kaelie sorrise, con gli occhi blu che brillavano come biglie di vetro. - Saggia decisione.
Clary esit. Ma prima di poter rimettere il campanello in mano alla fata, sent qualcuno
che la chiamava e, quando si volt, vide sua madre che si faceva largo fra gli invitati per
raggiungerla. Si rigir di scatto, ma non fu sorpresa di scoprire che Kaelie se n'era andata,
dileguandosi tra la gente come la bruma mattutina al sorgere del sole.
- Clary - disse Jocelyn raggiungendola. - Ti stavo cercando, poi Luke ti ha indicata,
qui in piedi tutta sola. Stai bene?
Qui in piedi tutta sola. Clary si chiese quale genere d'incantesimo avesse usato Kaelie,
perch in teoria sua madre era capace di riconoscerli quasi tutti. - Tutto a posto, mamma.
- Dov' Simon? Pensavo stesse arrivando. Ovviamente sua madre pensava prima a
Simon che a
Jace, pens Clary. Anche Jace era invitato, e per di pi in veste di suo fidanzato ufficiale,
quindi avrebbe dovuto presentarsi con un certo anticipo. - Mamma - disse la ragazza,
poi fece una pausa. - Pensi che un giorno riuscirai a farti piacere Jace?
I verdi occhi di Jocelyn si addolcirono. - Guarda che mi sono accorta che non c'. Ma
non sapevo se avevi voglia di parlarne.
- Cio... - continu Clary, imperterrita. - C' qualcosa che potrebbe fare per piacerti
di pi?
- S - rispose Jocelyn. - Potrebbe rendere felice te. - Sfior dolcemente il viso della
figlia e Clary strinse la mano in cui teneva il campanello.
- Lui mi rende felice, mamma, ma non pu controllare tutto quello che accade al
mondo. Succedono delle cose che... - fece Clary, annaspando in cerca di parole. Come
faceva a spiegarle che non era Jace a renderla infelice ma quello che stava succedendo a lui,
senza per dirle di cosa si trattava?
- Lo ami cos tanto - disse piano Jocelyn - che la cosa mi spaventa. Io ho sempre
desiderato proteggerti.
- E guarda com' andata a finire - inizi Clary, ma poi addolc il tono di voce. Non era
il momento di incolpare sua madre o di litigare, non ora. Non con Luke che le guardava
dall'ingresso, con il viso acceso dall'amore e dall'ansia. - Se solo tu lo conoscessi,
mamma... - concluse Clary, in tono un po' sfiduciato. - Ma credo che tutte dicano la
stessa cosa quando parlano del loro ragazzo.
- Hai ragione - le disse Jocelyn, sorprendendola. - Non lo conosco, non bene. Lo
vedo, e in un certo senso mi ricorda un po' sua madre. Non so perch: non le assomiglia,
tranne per il fatto di essere anche lui molto bello e altrettanto vulnerabile...
- Vulnerabile? - Clary era allibita. Mai aveva immaginato che qualcuno, oltre a lei,
potesse associare Jace alla parola vulnerabilit.
- Oh, s - prosegu Jocelyn. - Volevo odiarla per aver portato via Stephen da Amatis,
ma non si poteva non proteggere Celine. Ecco, Jace ha un po' di quell'aspetto. - Parlava
come se fosse assorta nei ricordi. - O forse e perch le cose pi belle sono quelle che il
mondo pu rompere pi facilmente. - Abbass la mano. - Non fa niente. Ho i miei
ricordi con cui fare i conti, ma restano comunque i miei. Jace non deve portarsi addosso il
loro peso. Per una cosa te la voglio dire: se non ti amasse come ti ama, perch ce l'ha
scritto in faccia ogni volta che ti guarda, non lo sopporterei nemmeno un secondo.
Ricordatelo, quando sei arrabbiata con me!
Liquid con un sorriso il tentativo di Clary di spiegare che non era affatto arrabbiata con
lei e, prima di tornare da Luke, fece alla figlia un'ultima richiesta: non restare in disparte e
raggiungi gli altri invitati. Clary annu e non disse nulla, restando a guardare la madre che
si allontanava. Nel palmo della mano sentiva il campanello che le scottava la pelle, come la
punta di un fiammifero acceso.
Nella zona attorno agli Ironworks c'erano per lo pi magazzini e gallerie d'arte. Un
genere di quartiere, insomma, che la sera si svuota, cos Jordan e Simon non ci misero
molto a trovare parcheggio. Quando Simon salt gi dal furgone, vide che l'altro era gi in
piedi sul marciapiede che lo scrutava con sguardo critico. Non si era preso nessun vestito
elegante quando se n'era andato da casa - niente di meglio che un giubbotto imbottito ap-
partenuto una volta al padre -, perci aveva trascorso il pomeriggio con Jordan nell'East
Village, a setacciare i negozi alla ricerca del look giusto per la serata. Alla fine avevano
trovato un vecchio completo di Ermenegildo Zegna in un negozio di seconda mano, il
Love Saves the Day, specializzato in stivali luccicanti con la zeppa e sciarpe Pucci anni
Sessanta. Simon sospett che fosse proprio quello il negozio di fiducia di Magnus...
- Cosa c'? - chiese a Jordan, riassettandosi con imbarazzo le maniche della giacca.
Era un po' piccola per lui, anche se secondo Simon sarebbe bastato evitare di abbottonarla,
cos nessuno ci avrebbe fatto caso. - Quanto sto male?
Jordan fece spallucce. - Non infrangerai nessuno specchio - gli disse. - Mi stavo solo
chiedendo se fossi armato. Serve niente? Un pugnale, magari? - Si sollev appena un
lembo della giacca, e Simon not qualcosa di lungo e metallico che luccicava contro la
fodera interna.
- Ora capisco perch tu e Jace andate cos d'accordo. Siete tutti e due degli folli arsenali
ambulanti! - Simon scosse la testa, esasperato, e si incammin verso l'ingresso degli
Ironworks. Era, dall'altra parte della strada, un grosso tendone dorato che copriva un
rettangolo di marciapiede abbellito da un tappeto rosso scuro su cui campeggiava
l'immagine, anch'essa in oro, di un lupo. Simon non poteva fare a meno di esserne un po'
divertito.
Appoggiata a uno dei pali che sorreggevano il tendo ne c'era Isabelle. Aveva i capelli
raccolti e indossava un vestito rosso lungo, con uno spacco laterale che scopriva quasi
tutta la gamba. Il braccio destro era decorato in una serie di cerchi d'oro. Sembravano
braccialetti, ma Simon sapeva che in realt era la sua frusta elettrica. Era ricoperta di
marchi che le serpeggiavano sulle braccia, scendevano sulla coscia, le circondavano il collo
e le decoravano il petto, in gran parte visibile grazie alla profonda scollatura del vestito.
Simon si sforz di non restare a fissarla.
- Ehi, Isabelle - disse.
Accanto a lui, anche Jordan stava cercando di non indugiare troppo con lo sguardo. -
Ehm, piacere - disse. - Mi chiamo Jordan.
- Ci siamo gi incontrati - rispose Isabelle con freddezza, ignorando la mano tesa del
ragazzo. - Maia aveva cercato di strapparti la faccia a unghiate. E piuttosto a ragione,
direi.
Jordan sembrava preoccupato. - Lei c'? Sta bene?
- S,  qui. Ma come si sente lei non credo siano affari tuoi...
- Provo un senso di responsabilit nei suoi confronti - disse Jordan.
- E dove si trova questa sensazione? Nelle mutande, per caso?
Jordan fece un'espressione indignata.
Isabelle rispose con un rapido cenno della sua mano sottile e decorata. - Senti, quello
che hai fatto in passato  passato. So che ora fai parte del Praetor Lupus e ho spiegato a
Maia cosa significa.  disposta ad accettare la tua presenza e a ignorarla, ma di pi non
avrai. Non le dare fastidio, non cercare di rivolgerle la parola, non la guardare nemmeno,
altrimenti ti piegher in due talmente tante volte che diventerai il mini origami di un lupo
mannaro.
Simon fece una smorfia.
- Zitto tu - gli disse Isabelle puntandogli un dito contro. - Non vuole parlare
nemmeno con te. Quindi, anche se stasera  stupenda (e ti assicuro che, se mi piacessero le
donne, io mi prenderei lei) nessuno di voi due ha il permesso di parlarle. Intesi?
I ragazzi annuirono, guardandosi la punta delle scarpe come degli scolaretti appena
spediti in punizione dalla maestra.
A quel punto Isabelle si scoll dal palo. - Perfetto. Su, entriamo!
Capitolo 15
BEATI BELLICOSI
[eBL 041] Cassandra Clare - citt degli angeli caduti[by Pico & Elena77]
L' interno degli Ironworks era acceso da fili di luci brillanti e coloratissime. Un buon
numero di ospiti aveva gi preso posto, ma almeno altrettanti continuavano a girovagare
tenendo in mano bicchieri di champagne pieni di liquido pallido e frizzante. I camerieri
(anche loro lupi mannari, not Simon, come del resto anche gli altri membri dello staff,
tutti del branco di Luke) si muovevano tra gli ospiti offrendo i flte. Simon ne rifiut uno.
Dopo l'esperienza avuta alla festa di Magnus, non si era pi fidato a bere niente che non
avesse preparato lui personalmente.
Maia era in piedi accanto a una delle colonne di mattoni; parlava con altri due lupi
mannari e rideva. Indossava un vestito aderente di seta arancio che le metteva in risalto la
carnagione scura, e i capelli erano un intreccio selvaggio di riccioli castano dorato che le
incorniciavano il viso. Quando si accorse di Simon e di Jordan, si gir di proposito
dall'altra parte. Il dietro del vestito aveva un profondo scollo a V che lasciava scoperta
molta pelle nuda, compreso il tatuaggio di una farfalla in fondo alla schiena.
- Non mi sembrava che ce l'avesse quando ci siamo conosciuti - disse Jordan. - Il
tatuaggio, intendo.
Simon lanci un'occhiata al ragazzo. Aveva gli occhi fuori dalle orbite e guardava la sua
ex con un desiderio cos palese che, se non fosse stato attento, temeva gli sarebbe costato
un bel pugno in faccia da Isabelle. - Dai - gli disse mettendogli una mano sulla schiena e
spingendolo leggermente. - Andiamo a vedere dove siamo seduti.
Isabelle, che nel frattempo li aveva tenuti d'occhio di nascosto, fece un sorriso sornione.
- Bravi, ottima idea.
Si fecero strada tra la folla e raggiunsero la zona dei tavoli, scoprendo che il loro era gi
quasi tutto al completo. C'era Clary, con lo sguardo perso in un bicchiere di champagne
pieno di quello che con tutta probabilit era ginger. Seduti accanto a lei, Alec e Magnus,
entrambi con gli stessi completi neri con cui erano tornati da Vienna. Magnus sembrava
impegnato a giocherellare con le frange della sciarpa; Alec, con le braccia incrociate al
petto, guardava lontano con sguardo furente.
Quando Clary vide Simon e Jordan salt in piedi, chiaramente sollevata. Aggir il tavolo
per salutarlo, e Simon vide che indossava un vestito di seta giallo oro molto semplice e dei
sandali bassi dello stesso colore. Senza i tacchi a slanciarla, sembrava uno scricciolo.
Attorno al collo portava l'anello dei Morgenstern, il cui argento luccicava contro la
catenella in cui era infilato. Clary si sollev sulle punte per abbracciarlo e gli sussurr: -
Credo che Alec e Magnus abbiano litigato.
- S, sembrerebbe - bisbigli lui a sua volta. - Dov' il tuo fidanzato?
A quella domanda, Clary gli stacco le braccia dal collo. - Lo hanno bloccato all'Istituto.
- Si volt. - Ehi, Kyle!
L'altro sorrise, un po' imbarazzato. - In realt sarei Jordan.
- S, ho saputo. - A quel punto Clary indic il tavolo. - Be', direi che possiamo anche
sederci. Penso che fra poco ci sar il brindisi e tutto il resto. Ah, poi anche il cibo, spero.
Tutti si accomodarono; segu un silenzio lungo e imbarazzato.
- Dunque, Jordan - disse a un tratto Magnus, facendo scorrere un dito lungo e bianco
attorno al bordo del bicchiere di champagne. - Ho sentito dire che sei nel Praetor Lupus e
vedo che indossi una delle loro medagliette. Cosa c' scritto?
Jordan annu. Aveva le guance rosse e gli occhi verde nocciola che gli brillavano: si
vedeva che solo una parte della sua attenzione era rivolta alla conversazione. Con lo
sguardo seguiva Maia per tutto il locale, stringendo e poi allentando le dita attorno al
bordo della tovaglia. Simon era certo che nemmeno se ne rendesse conto. - Beati bellicosi.
Benedetti siano i guerrieri.
- Bella organizzazione - osserv Magnus. - Ho conosciuto il fondatore, nel lontano
Ottocento. Si chiamava Woolsey Scott, di una stimata famiglia di lupi mannari.
Alec fece un suono orrendo con la gola. - E hai dormito anche con lui?
Gli occhi da gatto di Magnus si spalancarono. - Alexander!
In fondo non so niente del tuo passato, o mi sbaglio? - ribatt l'altro. - Tu non vuoi
parlarne. Per te non conta e basta!
L'espressione sul viso di Magnus era impassibile, ma nella voce c'era un accenno di
disappunto. - Questo significa che tutte le volte che citer una persona che ho conosciuto
tu mi chiederai se siamo stati insieme?
Alec aveva l'aria inflessibile, ma Simon non riusciva a fare a meno di provare
comprensione: dietro a quegli occhi azzurri, il dolore era evidente. - Forse.
- Una volta incontrai Napoleone - disse Magnus. - Per non ci fu nessuna storia. Per
essere un francese, era sorprendentemente bigotto.
- Hai incontrato Napoleone?! - Jordan, che a quanto pareva si era perso gran parte
della conversazione, era molto colpito. - Allora  vero quello che dicono sugli stregoni?
Alec gli lanci un'occhiata decisamente sgradevole. - Cosa dovrebbe essere vero, scusa?
- Alexander - disse Magnus con freddezza, mentre gli occhi di Clary si incrociavano
con quelli di Simon sopra il tavolo. Quelli di lei erano grandi, verdi e con un'espressione
che diceva oh-oh. - Non puoi essere scortese con chiunque mi rivolga la parola.
Alec reag al commento con un ampio gesto della mano. - E perch no? Ti sto facendo
sfigurare? Eh gi, magari speravi di provarci anche con questo lupo mannaro. Piuttosto
carino, se ti piace il genere capello sconvolto, spalle larghe e lineamenti perfetti.
- Ehi, senti... - fece Jordan con calma. Magnus mise la testa fra le mani.
- Oh, qui ci sono anche un sacco di ragazze, dato che a quanto pare per te non fa
differenza. Ma qualcosa che non ti piace esiste?
- Le sirene - disse Magnus dietro le dita. - Sanno sempre di alghe marine.
- Non fa ridere - rispose Alec, infuriato. Butt la sedia all'indietro, si alz da tavola e
si allontan fra gli invitati.
Magnus continuava a tenere la testa fra le mani, con le punte nere dei capelli che gli
sbucavano fuori dalle dita. - Non riesco a capire - disse a nessuno in particolare. -
Perch il passato deve essere cos importante?
Con grande sorpresa di Simon, fu Jordan a rispondere. - Il passato conta sempre -
dichiar. -  questo che ti dicono quando entri nel Praetor. Non puoi dimenticare quello
che hai fatto, altrimenti non imparerai mai la lezione.
Magnus alz lo sguardo, con gli occhi verde-oro che luccicavano fra le dita. - Quanti
anni hai? - gli chiese. - Sedici?
- Diciotto - rispose Jordan, con un'espressione vagamente spaventata.
L'et di Alec, pens Simon, soffocando dentro di s un sorriso. In realt non trovava
divertente la scenata di Alec e Magnus, ma guardando l'espressione dello stregone era
difficile non provare una certa allegria amara. Jordan era alto il doppio di Magnus - ma
cos magro da essere quasi pelle e ossa - eppure era chiaramente intimorito da lui. Simon
si gir per incrociare lo sguardo di Clary, ma lei stava guardando verso la porta d'ingresso,
col viso che all'improvviso le era diventato bianco come uno straccio. Lasci cadere il
tovagliolo sul tavolo, mormor uno "scusatemi" e si alz in piedi, praticamente scappando
Magnus alz le mani al cielo. - Be', se ci deve essere un esodo di massa... - disse
alzandosi con garbo e lanciando la sciarpa dietro il collo. Spar fra gli invitati,
probabilmente alla ricerca di Alec.
Simon guard Jordan, che di nuovo aveva occhi solo per Maia. Lei era girata di spalle e
stava parlando con Luke e Jocelyn, ridendo e buttando all'indietro i riccioli. - Non ci
pensare nemmeno - disse Simon, puntati dogli un dito contro. - Tu resti qui.
- A fare cosa, scusa? - fece l'altro.
- Qualsiasi cosa farebbe un membro del Praetor Lupus in questa situazione. Medita,
rifletti sui tuoi poteri Jedi, quello che vuoi! Io torno fra cinque minuti, e farai meglio a
essere ancora qui.
Jordan si appoggi allo schienale e incroci le braccia al petto con l'aria di chi non voglia
sentire ordini, ma Simon gi aveva smesso di guardarlo. Si gir e si mischio alla folla per
seguire Clary, un punto rosso e oro fra vari corpi in movimento, coronato da una crocchia
di capelli lucenti.
La raggiunse vicino a una delle colonne avvolte di luce e le appoggi una mano sulla
spalla. Lei si volt di scatto, trasalendo, con gli occhi spalancati e una mano alzata come a
tenerlo distante. Quando vide di chi si trattava, si rilass. - Mi hai spaventata!
- Si era capito - rispose Simon. - Cosa sta succedendo? Cos' che ti agita tanto?
- Ecco... - Clary abbass la mano, scrollando le spalle; malgrado si sforzasse di fargli
vedere che andava tutto bene, Simon percep il sangue che le pulsava nel collo come una
martello. - Pensavo di aver visto Jace.
- Lo immaginavo - disse Simon. - Ma...
- Ma cosa?
- Hai l'aria davvero spaventata. - Non sapeva bene perch lo avesse detto, o quale
risposta sperava di ricevere. Lei si morse un labbro, come faceva sempre quando era
nervosa. Per un istante ebbe lo sguardo distante, uno sguardo gi noto a Simon. Una delle
cose che aveva sempre amato di Clary era la facilit con cui riusciva a perdersi nei propri
sogni e con cui si rinchiudeva dentro mondi fantastici di maledizioni, principi, destino e
magia. Una volta anche lui ne era capace, riusciva ad abitare mondi immaginari tanto pi
emozionanti proprio perch sicuri, ossia frutto dell'immaginazione. Ora che realt e
fantasia si erano scontrate, si chiedeva se anche Clary, come lui, provasse nostalgia per il
passato, per la normalit. Si chiese se in quest'ultima ci fosse qualcosa, Come la capacit
d'immaginare o il silenzio, di cui non Capisci l'importanza finch non le perdi.
- Sta attraversando un brutto periodo - gli disse lei sottovoce. - Ho paura per lui.
- Lo so - disse Simon. - Ascolta, non per farmi i fatti tuoi, ma... ha capito cos' che
non va? Qualcuno sa qualcosa?
- Jace... - Si interruppe. - Sta bene. Solo che ha dei problemi ad accettare alcune cose
riguardo a Valentine... Sai com'. - S, Simon sapeva. Sapeva anche che Clary stava
mentendo. Proprio lei, che non gli nascondeva praticamente niente... Le lanci un'occhiata
severa.
- Sta avendo degli incubi - riprese la ragazza. - Era preoccupato che ci fosse di
mezzo un qualche demone...
- Un demone?. - Le fece eco Simon, incredulo. Sapeva che Jace aveva avuto degli
incubi, glielo aveva rivelato lui stesso, ma non aveva mai accennato ai demoni Sai, a
quanto pare ci sono dei demoni che cercano di raggiungerti nel sonno - disse Clary, come
dispiaciuta per aver affrontato l'argomento. - Ma sono sicura che non  niente di grave.
Capita a tutti di fare brutti sogni, no? - Mise a Simon una mano sul braccio. - Voglio so-
lo vedere come sta. Torno subito. - Lo sguardo di lei lo stava gi oltrepassando,
puntando verso le porte che davano sul terrazzo; Simon si fece da parte con un cenno e la
lasci passare, restando a osservarla mentre si insinuava tra la folla.
Sembrava cos piccola... Piccola come quando, in prima elementare, l'aveva
accompagnata davanti alla porta di casa ed era rimasto a guardarla mentre saliva le scale,
minuscola e determinata, con la sacca del pranzo che camminando le rimbalzava contro il
ginocchio. Il cuore, seppur privo di battito, gli si contrasse, e Simon si chiese se al mondo
esistesse qualcosa di pi doloroso del fatto di non essere capaci di proteggere le persone
amate.
- Hai l'aria malata - disse una voce al suo fianco. Calda, familiare. - Stai pensando
alla persona orribile che sei?
Simon si gir e vide Maia appoggiata alla colonna dietro di lui. Attorno al collo si era
avvolta uno dei fasci di lucine bianche, e il suo viso era rosso per il calore dello champagne
e per quello della stanza.
- O forse dovrei dire "all'orribile vampiro che sei". Solo che, messa cos,sembra solo che
non sei un vampiro in gamba.
- Ed  vero - disse Simon. - Ma non significa che non fossi bravo anche come
fidanzato.
Lei fece un sorriso di sbieco. - Bat dice che non dovrei essere cos dura con te.
Soprattutto con uno un po' sfigato che prima non aveva mai molto successo con le donne.
-  come se mi leggesse nel pensiero.
Maia scosse la testa. - Non  facile restare arrabbiati con te - gli disse. - Ma ci sto
lavorando. - Detto questo si gir per andarsene.
- Maia! - la chiam Simon. Iniziava a sentire male alla testa e ad avere le vertigini.
Per, se non le avesse parlato in quel momento, non lo avrebbe fatto pi. - Per favore,
aspetta.
Lei si volt di nuovo e lo guard, con entrambe le sopracciglia sollevate a dimostrare
attesa.
- Mi dispiace per quello che ho fatto - le disse. - Lo so che l'ho gi detto, ma lo penso
veramente.
Lei fece spallucce, impassibile, senza tradire la minima emozione.
Deglut cercando di dimenticare il dolore alla testa. - Forse Bat ha ragione - riprese. -
Ma credo che la questione sia un'altra. Volevo stare con te perch... Ora ti sembrer un
egoista... Perch mi facevi sentire normale, la persona che ero prima.
- Sono un lupo mannaro, Simon. Proprio normale non direi.
- Ma tu... Tu sei... - fece per dirle, incespicando con le parole. - Tu sei autentica, sei
vera. Anzi sei una delle persone pi vere che abbia mai conosciuto. Volevi venire da me a
giocare a Halo, volevi parlare di fumetti, vedere che concerti c'erano in giro, andare a
ballare e insomma fare cose normali. E poi mi hai anche trattato come se io fossi normale.
Non mi hai mai chiamato Daylighter, vampiro o qualcosa che non fosse Simon.
-Quelle sono tutte cose che si fanno tra amici - osserv Maia. Si era appoggiata di
nuovo alla colonna, e mentre parlava gli occhi le luccicavano dolcemente. - Non con la
propria ragazza.
Simon la guard e basta. Il dolore alla testa gli pulsava come fosse battito cardiaco.
- E poi ti presenti qui - aggiunse la ragazza - portando Jordan con te. Ma che cosa ti
 saltato in mente?
- Questo per non  giusto. Non avevo idea che fosse il tuo ex...
- Lo so, Isabelle me lo ha spiegato - lo interruppe Maia. - Per ho voglia di fartela
pesare lo stesso.
- Ah s? - Simon guard verso Jordan, seduto da solo al tavolo rotondo ricoperto di
lino, con l'aria di uno che aveva appena ricevuto una buca clamorosa dalla ragazza con cui
doveva andare al ballo di fine anno. All'improvviso Simon si sent molto stanco, stanco di
preoccuparsi per tutti, stanco di sentirsi in colpa per le cose che aveva fatto e che
probabilmente avrebbe rifatto in futuro. - Be', Izzy ti ha mai detto che Jordan si  fatto
assegnare a me per poterti stare vicino? Dovresti sentire come chiede sempre di te. O
anche solo il modo in cui pronuncia il tuo nome. Accidenti, e poi come mi ha aggredito
quando pensava che ti stessi mettendo le corna...
- Non mi stavi mettendo le corna. Non eravamo una coppia fissa, d'accordo, ma
tradirsi  un'altra cosa...
Simon sorrise mentre Maia si interrompeva, arrossendo. - Penso sia positivo il fatto che
detesti Jordan al punto da prendere le mie difese contro di lui... - disse il ragazzo.
- Sono passati anni - rispose Maia. - E non ha mai cercato di rimettersi in contatto
con me. Neanche una volta.
- S che lo ha fatto - spiego Simon. - Lo sapevi che la notte in cui ti ha morso  stata
la prima in cui si era trasformato?
Lei scosse la testa, facendo rimbalzare i riccioli, con uno sguardo serio dentro ai grandi
occhi scuri. - No. Pensavo sapesse...
- Di essere un lupo mannaro? No. Pi o meno aveva capito che stava perdendo il
controllo, ma chi penserebbe mai... a una trasformazione in lupo mannaro? Il giorno dopo
averti morso  venuto a cercarti, ma il Praetor lo ha fermato. Lo hanno tenuto lontano da te,
ma anche a quel punto lui non ha smesso di cercarti. Credo che negli ultimi due anni non
sia passato giorno senza che Jordan si chiedesse dov'eri...
- Perch lo stai difendendo? - sussurr.
- Perch sono cose che dovresti sapere - disse Simon. - Ho fatto schifo come ragazzo
e sono in debito nei tuoi confronti. Dovresti sapere che non voleva abbandonarti. Si 
assunto il mio caso solo perch il tuo nome era citato fra gli appunti che mi riguardavano.
Maia dischiuse le labbra. Mentre scuoteva la testa, le luci brillanti che aveva al collo
splendevano come stelle. - Solo che non so cosa farmene, Simon. Come pensi che dovrei
reagire, io?
- Non lo so - rispose lui. Si sentiva come se degli artigli gli si stessero conficcando in
testa. - Per una cosa te la posso dire: sono l'ultima persona al mondo a cui dovresti
chiedere consiglio in materia di rapporti di coppia. - Si port una mano alla fronte. -
Voglio uscire a prendere una boccata d'aria. Jordan  al tavolo laggi, se gli vuoi parlare.
Indic la zona dei tavoli e poi and via, via dallo sguardo indagatore di Maia, da quello
di tutti gli altri presenti, dal suono di chiacchiere e risate a voce alta, e raggiunse
incespicando la porta.
Clary apr le porte che davano sulla terrazza e venne accolta da una ventata d'aria fresca.
Rabbrivid, pensando che le sarebbe piaciuto avere con s la giacca, ma non voleva
perdere tempo a tornare al tavolo per riprendersela. Fece un passo in avanti e si chiuse la
porta dietro le spalle.
La terrazza era un'ampia distesa lastricata, circondata da una balaustra di ferro battuto.
Alcune torce di bamb bruciavano dentro grossi contenitori di peltro, ma non
contribuivano granch a riscaldare l'aria, e forse era questo il motivo per cui l fuori non
c'era nessuno, a eccezione di Jace. Era in piedi accanto alla balaustra, con lo sguardo
disteso verso il fiume.
Clary avrebbe voluto corrergli incontro, ma non poteva fare a meno di esitare. Lui
indossava un abito scuro, con la giacca aperta sopra una camicia bianca, e aveva la testa
piegata di lato, non rivolta verso di lei. Non lo aveva mai visto vestito cos, sembrava pi
grande e un po' distante. Il vento che soffiava sul fiume gli sollevava i capelli biondi e
Clary riusciva a vedere la piccola cicatrice sul lato della gola dove una volta Simon lo
aveva morso... Ricord che Jace non si era opposto, rischiando la vita, per lei.
- Jace - lo chiam.
Lui si gir, la guard e sorrise. Era un sorriso familiare, che le sblocc qualcosa dentro,
dandole il via libera per correre sul lastricato, raggiungerlo e buttargli le braccia al collo.
Jace la sollev e la tenne in braccio a lungo, affondandole il viso nel collo.
- Stai bene - gli disse lei infine, quando lui la rimise a terra, strofinandosi con forza le
lacrime che le erano sgorgate dagli occhi. - Voglio dire, i Fratelli Silenti non ti avrebbero
lasciato andare se ora non stessi bene. Per avevo capito che per il rituale ci sarebbe voluto
molto tempo, no? Giorni interi?
- Invece no. - Le mise le mani ai lati delle guance e le sorrise. Dietro di lui, il
Queensboro Bridge si distendeva sopra l'acqua. - Li conosci i Fratelli Silenti, sollevano
sempre un gran polverone per ogni cosa che fanno. In realt si tratta di una cerimonia
piuttosto semplice. - Sorrise. - Mi sono sentito un po' stupido.  un rituale pensato per i
bambini, ma io continuavo a ritenere che, se avessimo finito in fretta, sarei riuscito a ve-
derti con il tuo sexy vestito da cerimonia. Mi ha dato la forza di resistere. - I suoi occhi la
squadravano dall'alto in basso. - E lasciami dire che non sono per niente deluso... Sei
stupenda.
- Anche tu stai molto bene - gli disse lei ridendo tra le lacrime. - Neanche lo sapevo
che avevi un abito elegante.
- Infatti, l'ho dovuto comprare. - Le pass i pollici sugli zigomi, nei punti in cui le
lacrime li avevano resi umidi. - Clary...
- Perch sei venuto qui fuori? - gli chiese. - Si gela. Non vuoi tornare dentro?
Lui scosse la testa. - Volevo parlarti in privato.
Parla, allora - gli disse lei con un mezzo sussurro. Si tolse le sue mani dal viso e se le
mise sulla vita. Il bisogno di sentirlo contro di s era quasi irresistibile. - C' qualcos'altro
che non va? Adesso starai bene? Per favore, non nascondermi niente. Dopo tutto quel che
 successo, dovresti sapere che posso sopportare qualsiasi brutta notizia. - Si rendeva
conto che stava chiacchierando nervosamente, ma non riusciva a contenersi. Era come se il
cuore le stesse battendo mille miglia al minuto. - Voglio soltanto che tu stia bene - gli
disse con tutta la calma che aveva.
Gli occhi ambrati di lui si incupirono. - Continuo a rovistare in quella scatola, quella
che apparteneva a mio padre. Non provo niente. Le lettere, le fotografie... Non so chi erano
quelle persone, per me non sono reali. Valentine invece s.
Clary lo guard perplessa: non era quello che si aspettava di sentirgli dire. - Ricordi?
Ho detto che ci sarebbe voluto tempo...
Sembrava non sentirla nemmeno. - Se fossi davvero Jace Morgenstern, mi ameresti lo
stesso? Se fossi Sebastian, mi ameresti?
Lei gli strinse le mani. - Non potresti mai essere cos.
- Se Valentine avesse fatto a me quello che ha fatto a Sebastian, mi ameresti!
Lo domand con un'insistenza che Clary sinceramente non riusciva a comprendere. Gli
rispose: - Ma a quel punto non saresti pi tu.
Lui rest con il fiato sospeso, come se quella risposta lo avesse ferito. Ma per quale
motivo? Era la verit! - Non so chi sono - disse Jace infine. - Se mi guardo allo spec-
chio vedo Stephen Herondale, ma mi comporto come un Lightwood e parlo come mio
padre. Come Valentine. Perci vedo chi sono nei tuoi occhi e cerco di essere quella persona,
perch tu hai fiducia in lei e io penso che quella fiducia potrebbe bastare per fare di me
quello che vuoi.
-Tu sei gi quello che voglio. E lo sei sempre stato - disse Clary, ma non poteva lare a
meno di sentirsi come se stesse gridando in una stanza vuota. Era come se Jace, per quante
volte lei gli ripetesse che lo amava, non fosse in grado di sentirla. - Lo so che ti senti come
se non sapessi qual  la tua vera identit, ma io la conosco. Io so. E un giorno anche tu
saprai. Nel frattempo non puoi continuare a preoccuparti di perdermi, perch non
succeder mai.
- C' un modo... - le disse Jace sollevando i propri occhi e puntandoli su quelli di lei.
- Dammi la mano.
Sorpresa, Clary obbed, ricordando la prima volta in cui lui le aveva preso la mano in
quel modo. Ora lei sul dorso aveva la runa, la runa dell'occhio aperto, quella che lui una
volta aveva cercato senza trovare. La sua prima runa permanente. Le volt la mano
scoprendole il polso, la pelle vulnerabile dell'avambraccio.
Clary rabbrivid. Era come se il vento sopra il fiume le stesse entrando nelle ossa. - Jace,
cosa stai facendo?
- Ricordi quello che ti avevo detto sui matrimoni Shadowhunter? Di come, invece che
scambiarsi degli anelli, i partecipanti si marchiano a vicenda con delle rune di amore e di
impegno? - La guard, con occhi grandi e vulnerabili sotto le folte ciglia dorate. -
Voglio farti un marchio che ci leghi, Clary. Piccolo, ma permanente. Ti va?
- Lei esit. Una runa permanente, pur essendo ancora cos giovani... Sua madre sarebbe
andata su tutte le furie. Per sembrava che nient'altro potesse funzionare, che non ci fosse
neanche una parola in grado di convincerlo. Forse con quel gesto ci sarebbe riuscita. Senza
dire niente, prese lo stilo e lo pass a Jace, che lo prese sfiorandole le dita. Ora Clary
tremava pi forte, sentendo freddo ovunque tranne dove la toccava lui. Le prese il braccio,
se lo appoggio contro e abbass lo stilo toccandole piano la pelle, muovendolo con
dolcezza in su e in gi e poi, vedendo che lei non protestava, con maggiore decisione. Col
freddo che sentiva, il calore dello stilo era quasi piacevole. Rimase a guardare mentre dalla
punta uscivano delle linee nere che andavano a formare un disegno duro, spigoloso.
I nervi le pizzicarono, improvvisamente allarmati. Quel disegno non parlava d'amore e
di impegno nei suoi confronti; c'era dell'altro, qualcosa di pi cupo, che parlava di
controllo e sottomissione, perdita e tenebre. Stava tracciando la runa sbagliata? Ma era Jace,
figuriamoci se poteva sbagliare. Eppure su per il braccio, dal punto in cui la toccava lo
stilo, stava iniziando a salirle un senso di torpore, un pizzicore doloroso, come di nervi che
scattavano; alla fine inizi a girarle la testa e il pavimento le si mosse da sotto i piedi.
- Jace. - La voce, da cui trapelava ansia, si alz di tono. - Jace, non penso sia giusto...
Lui le lasci andare il braccio. Teneva lo stilo in equilibrio nella mano destra, con la
stessa eleganza con cui avrebbe tenuto qualsiasi altra arma. - Scusami, Clary - le disse.
- Io voglio davvero essere legato a te. Non ti mentirei mai.
Lei apr la bocca per chiedergli di cosa diavolo stesse parlando, ma non le uscirono le
parole. L'oscurit avanzava troppo in fretta e l'ultima cosa che sent furono le braccia di
Jace mentre cadeva.
Dopo quella che gli sembr un'eternit passata a vagare per una festa a suo parere
noiosissima, finalmente Magnus trov Alec, seduto da solo all'angolo di un tavolo, dietro
un bouquet di finte rose bianche. Sulla tovaglia c'era una serie di bicchieri di champagne,
per lo pi mezzi vuoti, probabilmente abbandonati dai vari invitati di passaggio. Anche
Alec aveva l'aria piuttosto... abbandonata. Mento appoggiato sulle mani, fissava il vuoto
con aria imbronciata. Non alz lo sguardo, nemmeno quando Magnus agganci una sedia
davanti a lui con il piede, la gir verso di s e si sedette, appoggiando le braccia lungo lo
schienale.
- Vuoi tornare a Vienna? - chiese.
Alec non rispose, continuando a fissare il vuoto.
- Oppure potremmo andare da qualche altra parte - riprese Magnus. - Thailandia,
South Carolina, Brasile, Per... Anzi no, aspetta, dal Per mi hanno esiliato. Me ne ero
dimenticato.  una lunga storia, per divertente, se ti va di sentirla.
L'espressione di Alec era piuttosto esplicita: non gli andava. Si gir apposta dall'altra
parte e guard fuori dalla stanza, come se il quartetto d'archi di lupi mannari lo
affascinasse.
Visto che Alec lo stava ignorando, Magnus decise di divertirsi a cambiare il colore dello
champagne nei bicchieri sul tavolo. Ne fece uno blu, l'altro rosa, e stava lavorando con il
verde quando Alec si allung sul tavolo e lo colp sul polso.
- Piantala - gli disse. - Ti stanno guardando.
Magnus si guard le dita, che stavano mandando scintille blu. S, forse un po' si capiva.
Le pieg per nasconderle. - Be', devo pur fare qualcosa per evitare di morire di noia,
considerato che tu non mi parli.
- No - disse Alec. - Voglio dire, non  vero che non ti parlo.
- Ah no? - fece Magnus. - Ti ho solo chiesto se volevi andare a Vienna, o in
Thailandia, o sulla Luna, e non mi hai dato nessuna risposta.
- Non so cos' che voglio. - Alec, a testa china, stava giocherellando con una forchetta
di plastica. Anche se si ostinava a tenere lo sguardo puntato verso il basso, l'azzurro chiaro
dei suoi occhi era visibile persino attraverso le palpebre abbassate, bianche e sottili come
pergamena. Magnus aveva sempre pensato che gli umani fossero la creazione pi bella fra
tutte quelle presenti sulla Terra, e spesso se ne era chiesto il motivo. Solo dieci o vent'anni,
poi il disfacimento inizier a reclamarlo, gli aveva detto Camille. Ma era la mortalit a
renderli quello che erano, la fiamma che bruciava pi brillante proprio perch tremula. La
morte  la madre della bellezza, aveva detto un poeta. Si chiese se l'Angelo avesse mai
preso in considerazione l'idea di rendere i suoi servitori umani, i Nephilim, immortali.
Invece no, malgrado tutta la loro forza, in battaglia continuavano a cadere come erano
sempre caduti in tutte le epoche della storia.
- Hai di nuovo quell'espressione - disse Alec stizzito, alzando lo sguardo fra le ciglia.
- Come se fissassi qualcosa che io non riesco a vedere. Stai pensando a Camille?
- Niente affatto - rispose Magnus. - Quanto hai sentito della conversazione che ho
avuto ieri con lei?
- Gran parte. - Alec punzecchi la tovaglia con la forchetta. - Origliavo da dietro la
porta. Mi  bastato.
- Invece credo di no. - Magnus lanci un'occhiataccia alla posata, che scivol dalle
mani di Alec e fin davanti a lui sul tavolo. Ci batt la mano sopra e disse: - Piantala di
giocherellare. Cosa ho detto a Camille che ti ha dato tanto fastidio?
Alec sollev i suoi occhi azzurri. - Chi  Will? Magnus fece una specie di risata. - Will.
Santo cielo.  stato molto tempo fa; era uno Shadowhunter, come te. E s, ti assomigliava,
ma tu non sei per niente come lui. Me lo ricorda di pi Jace, per lo meno quanto a
personalit. E il mio rapporto con te non c'entra nulla con quello che avevo con Will. 
questo che ti d fastidio?
- Non mi va di pensare che stai con me solo perch assomiglio a un tizio morto che ti
piaceva.
- Io non ho mai detto questo,  Camille che l'ha lasciato intendere.  la regina delle
allusioni e della manipolazione. Lo  sempre stata.
- Ma tu non le hai detto che si sbagliava.
- Se la lasci fare, Camille ti attacca su tutti i fronti. Ne difendi uno, e lei attaccher
dall'altro. L'unico modo di avere a che fare con quella creatura  fingere che ci che ti dice
ti stia lasciando indifferente.
- Ha anche detto che i ragazzi carini sono stati la tua rovina - aggiunse Alee. - Da cui
sembrerebbe che io sono solo un numero nel tuo lungo elenco di giocattoli. Uno muore o
se ne va, e tu ne prendi un altro. Io non conto niente. Io sono... insignificante.
- Alexander...
- Cosa che - prosegu Alee tornando ad abbassare lo sguardo sul tavolo -  parecchio
ingiusta, perch tu per me sei tutt'altro che insignificante. Per te ho cambiato tutta la mia
vita, invece a te non cambia niente, vero? Penso che sia questo vivere per sempre: non dare
troppo significato a niente.
- Ti sto dicendo che tu invece conti...
- Il Libro Bianco - disse a un tratto Alee. - Perch lo volevi cos tanto?
Magnus lo guard stupito. - Lo sai perch.  un libro d'incantesimi molto potenti.
- Ma ti serviva per qualcosa in particolare, per uno specifico incantesimo, giusto? -
Alec fece un respiro affannoso. - Non mi devi rispondere. Te lo leggo in faccia che  cos.
Era... un incantesimo per rendermi immortale?
Magnus si sent scosso nel profondo. - Alec - sussurr. - No. No, io... Non farei una
cosa simile.
Alec lo fiss con i suoi occhi azzurri e penetranti. - Perch no? Perch in tutti questi
anni, con tutte le relazioni che hai avuto, non hai mai cercato di rendere nessuno
immortale come te? Se avessi la possibilit di avermi per sempre al tuo fianco, non vorresti
farlo?
- Certo che s! - Magnus, accorgendosi di aver quasi gridato, si sforz di abbassare il
tono di voce. - Ma tu non capisci. Non si ottiene niente in cambio di niente. Il prezzo
della vita eterna...
- Magnus. - Era Isabelle, che si affrettava a raggiungerli con un cellulare in mano. -
Magnus, ti devo parlare.
- Isabelle. - Di solito a Magnus piaceva la sorella di Alec, ma in quel momento non era
troppo entusiasta di vederla. - Cara, carissima Isabelle. Potresti per favore andare via?
Non  il momento giusto.
Isabelle spost lo sguardo da Magnus al fratello, e poi viceversa. - Quindi non vuoi che
ti dica che Camille  appena scappata dal Santuario e mia madre richiede la tua presenza
all'Istituto, adesso, per aiutarli con le ricerche?
- No - rispose Magnus. - Non voglio che me lo dici.
- Be', peccato - fece Isabelle. - Perch  la verit. Insomma, credo che tu non sia
obbligato ad andare, per...
Il resto della frase rimase sospeso a mezz'aria, ma Magnus sapeva che cosa Isabelle stava
evitando di dire. Se non fosse andato, il Conclave avrebbe sospettato che dietro la fuga di
Camille ci fosse lui, e quella era l'ultima cosa di cui aveva bisogno. Maryse sarebbe andata
su tutte le furie, ostacolando ancora di pi la relazione con Alec. Eppure...
- Scappata?! - fece Alec. - Nessuno  mai riuscito a scappare dal Santuario.
- Be', ora qualcuno ce l'ha fatta - rispose Isabelle. Alec sprofond sulla sedia. - Vai -
disse. -  un'emergenza. Vai pure, continueremo a parlare pi tardi.
- Magnus... - Si capiva che Isabelle era piuttosto dispiaciuta, ma la sua voce tradiva
una fretta inequivocabile.
- Va bene - disse Magnus alzandosi in piedi. - Pero... - aggiunse fermandosi
accanto alla sedia di Alec e chinandosi su di lui. - Tu non sei insignificante, chiaro?
Alec arross. - Se lo dici tu.
- Lo dico io - ribad Magnus prima di girarsi e seguire Isabelle fuori dal salone.
Fuori, sulla strada deserta, Simon si appoggi al muro degli Ironworks, contro i mattoni
coperti d'edera, e alz lo sguardo al cielo. Le luci del ponte offuscavano le stelle, cos che
l'unica cosa visibile era un nero manto di velluto. Desider intensamente, per riprendere
lucidit, di poter respirare quell'aria fresca, di sentirsela sul viso e sulla pelle. Non
indossava altro che una maglietta sottile, ed era come non averla.
Ora non poteva pi rabbrividire, e anche solo il ricordo di quella sensazione iniziava ad
abbandonarlo, a poco a poco, giorno dopo giorno, scivolando via come i flash di una vita
passata.
- Simon?
Rimase immobile dov'era. Quella voce, tenue e familiare, volteggiava nell'aria come un
filo sottile. Sorridi. Era l'ultima cosa che gli aveva detto.
No, non poteva essere. Lei era morta.
- Perch non mi guardi, Simon? - Aveva la stessa vocina di sempre, poco pi di un
sussurro. - Sono qui.
Dalla schiena gli sal un brivido di terrore; apr gli occhi e si volt lentamente.
In piedi, circondata dall'alone di luce di un lampione, proprio all'angolo di Vernon
Boulevard, c'era Maureen. Indossava un lungo abito virginale. Aveva i capelli pettinati
dritti sopra le spalle, che risplendevano alla luce artificiale, ancora un po' sporchi di terra
di tomba. Ai piedi portava delle ciabattine bianche; il viso era completamente bianco, con
due pomelli truccati di rosso e la bocca di rosa scuro, come fosse stata disegnata a
pennarello.
A Simon cedettero le ginocchia.. Si lasci scivolare contro il muro a cui si stava
appoggiando. Lei gli and vicino e abbass lo sguardo; sul viso, un'aria di divertimento
compiaciuto.
- Sapevo che ti avrei stupito - disse.
- Sei un vampiro... - fece Simon. - Ma... come  stato possibile? Non sono stato io. So
di non averlo fatto!
Maureen scosse la testa. - Non sei stato tu, ma  stato a causa tua. Sai, pensavano fossi
la tua ragazza. Mi hanno rapita di notte da camera mia e per tutto il giorno dopo mi hanno
tenuta in una gabbia dicendomi di non preoccuparmi, perch saresti venuto a prendermi.
Invece non  stato cos, non sei mai arrivato.
- Non lo sapevo - rispose Simon con voce spezzata. - Se solo avessi saputo, l'avrei
fatto.
Maureen si butt i lunghi capelli biondi dietro una spalla, in un gesto che ricordo a
Simon, con stupore e dolore, le movenze di Camille. - Non fa niente - gli disse con la
sua voce da ragazzina.
- Al tramonto mi hanno detto che avrei potuto morire o scegliere di vivere cos. Da
vampiro.
- E tu ha scelto questo?
- Non volevo morire - sussurr. - Invece ora sar per sempre giovane e carina. Posso
restare fuori tutta la notte e non dovr mai pi tornare a casa. E poi lei si prende cura di
me.
- Di chi stai parlando? Lei chi? Parli di Camille? Maureen, senti, quella  una pazza.
Non devi starla a sentire. - Simon si rimise in piedi con fare incerto. - Posso aiutarti,
trovarti un posto dove stare. Insegnarti come essere un vampiro...
- Oh, Simon... - Maureen sorrise, scoprendo i denti piccoli e allineati con precisione.
- Mi sa che anche tu non sai come si fa il vampiro. Non volevi mordermi, ma lo hai fatto.
Me lo ricordo. Gli occhi ti sono diventati neri come quelli di uno squalo, e mi hai morso.
- Mi dispiace tanto. Se solo ti lasciassi aiutare...
- Potresti venire con me - propose lei. - Questo s, mi aiuterebbe.
- Venire con te dove?
Maureen guard a destra e a sinistra sulla strada deserta. Sembrava un fantasma, con
quel sottile vestito bianco. Il vento le soffiava attorno al corpo, ma era chiaro che non
sentiva freddo. - Tu sei stato scelto - gli disse - perch sei un Daylighter. Chi mi ha
fatto questo vuole te. Per sanno che ora porti il Marchio e non possono averti finch non
sarai tu a scegliere di andare da loro.  per questo che hanno mandato me come
messaggera. - Chin la testa di lato, come un uccellino. - Magari di me non ti importa -
disse. - Ma la prossima volta sceglieranno qualcun altro. Continueranno a prendere di
mira le persone a cui tieni, finch non rester pi nessuno. Tanto vale che vieni con me ora
e scopri che cosa vogliono.
- Tu lo sai? - chiese Simon. - Lo sai che cosa vogliono?
Maureen fece di no con la testa. Sotto la luce di quel lampione era talmente pallida da
sembrare quasi trasparente, come se Simon avesse potuto guardarle dentro. Come in
fondo, pens lui, aveva sempre fatto.
- Ha importanza? - disse lei allungando una mano.
- No - rispose Simon. - No, credo di no. - E gliela strinse.
Capitolo 16
NEW YORK CITY ANGELS
Siamo arrivati - annunci Maureen a Simon.
Si era fermata al centro del marciapiede e ora stava guardando l'imponente edificio di
vetro e cemento che si stagliava sopra le loro teste. Si vedeva che era stato progettato per
sembrare uno di quei condomini di lusso costruiti nell'Upper East Side prima della
Seconda guerra mondiale, ma i dettagli moderni lo tradivano: finestre alte, tetto di rame
ancora lucente, teloni che si dispiegavano sulla facciata promettendo appartamenti di
lusso a partire da 750.000 $. A quanto pareva i proprietari avrebbero avuto diritto a
utilizzare giardino pensile, centro fitness, piscina riscaldata e portiere ventiquattro ore su
ventiquattro, il tutto a partire da dicembre. Attualmente l'edificio era ancora in fase di
costruzione e sulle impalcature che lo circondavano campeggiavano i cartelli con la scritta
propriet privata, vietato l'accesso.
Simon guard Maureen. Sembrava si stesse abituando in fretta a fare il vampiro.
Avevano attraversato il Queensboro Bridge e Second Avenue per arrivare fin l, tanto che
le ciabattine della ragazza ora erano a brandelli. Non per questo aveva mai rallentato e
nemmeno si era sorpresa di non sentire un briciolo di stanchezza. Ora guardava in su
verso il palazzo con un'espressione beata e il viso illuminato da quella che Simon poteva
solo interpretare come grande attesa.
-  tutto chiuso - disse Simon, sapendo di constatare l'ovvio. - Maureen...
- Ssst. - Allung una mano per tirare un cartellone appeso all'angolo dell'impalcatura.
Venne via con il rumore del cartongesso e dei chiodi strappati, alcuni dei quali caddero a
terra davanti a Simon. Maureen butt da una parte il pannello e sorrise vedendo il buco
appena fatto.
Un vecchietto che passava per strada, con al guinzaglio un barboncino avvolto in un
cappottino a quadri, si ferm a guardarli. - Dovresti far mettere una giacca alla tua
sorellina - disse a Simon. - Altrimenti con questo freddo si prender un accidente.
Prima che Simon potesse rispondere, Maureen si gir verso il passante con un sorriso
feroce che mostrava tutti i denti, compresi i canini appuntiti come spilli. - Non sono sua
sorella - sibil.
L'uomo sbianc, prese in braccio il cane e scapp via.
Simon scosse la testa in direzione di Maureen. - Non c'era bisogno di fare cos.
I canini le avevano bucato il labbro inferiore, una cosa capitata spesso anche a lui prima
che imparasse a utilizzarli. Ora, lungo il mento, le scorrevano dei rivoli di sangue. - Non
venire a dirmi cosa devo fare - dichiar stizzita, ma i canini le si ritrassero. Si pass il
dorso della mano sul mento, con fare infantile, sporcandosi tutta. Poi torn a concentrarsi
sul buco appena fatto. - Vieni.
Ci si infil dentro, e Simon la segui. Attraversarono una zona evidentemente scelta dai
muratori per buttare i loro rottami: qui e l attrezzi rotti, mattoni spaccati, vecchi sacchetti
di plastica, lattine di Coca sparpagliate sul pavimento. Maureen si alz la gonna e si fece
strada in mezzo a quello scompiglio con fare schizzinoso e un'espressione disgustata sul
viso. Salt uno stretto canale e sal su per dei gradini di pietra rovinati. Simon la segu.
I gradini conducevano a una porta a vetri aperta, oltre la quale si apriva un ingresso in
marmo lavorato. Dal soffitto pendeva un grosso lampadario spento, anche se a riflettersi
sui suoi cristalli pendenti non c'era alcun tipo di luce: per un umano sarebbe stato troppo
buio per vedere qualsiasi cosa. C'erano un bancone di marmo pensato per un portinaio,
una lunga dormeuse collocata sotto uno specchio con la cornice dorata, due ascensori su
ognuno ilei lati della stanza. Maureen premette il tasto, che con grande sorpresa di Simon
si illumin.
- Dove stiamo andando? - chiese.
L'ascensore suon e le porte si aprirono. Maureen entr, seguita da Simon. L'interno era
rivestito di pannelli fossi e oro, con specchi smerigliati su ognuno dei lati. - Si sale. -
Premette il tasto che portava al tetto e ridacchi. - Su fino al paradiso! - disse prima che
si chiudessero le porte.
- Non riesco a trovare Simon.
Isabelle, che era rimasta appoggiata contro una delle colonne degli Ironworks, cercando
di non rimuginare troppo, alz lo sguardo e vide Jordan incombere sopra di lei. Era
davvero alto in modo assurdo, pens. Almeno un metro e novanta. La prima volta che lo
aveva visto lo aveva trovato molto attraente, con quei capelli scompigliati e gli occhi
tendenti al verde, ma ora, sapendo che-era stato l'ex di Maia, lo aveva inserito senza
esitare in quel cassetto della mente riservato ai ragazzi off-limits.
- Io non l'ho visto - continu. - Ma pensavo che tu gli facessi da custode.
- Mi ha detto che tornava subito, ma  stato quaranta minuti fa. Pensavo stesse
andando al bagno.
- Ma che razza di guardiano sei? Non saresti dovuto andare al bagno insieme a lui? -
chiese Isabelle.
Jordan aveva lo sguardo inorridito. - Gli uomini - rispose - non vanno al bagno in
coppia.
Isabelle fece un sospiro. - Questa omofobia latente prima o poi sar la tua rovina - gli
disse. - Vieni, andiamo a cercarlo.
Girarono per tutto il salone, intrufolandosi e sgusciando fra gli invitati. Alec, seduto da
solo col broncio a un tavolo, giocherellava con un bicchiere vuoto di champagne. - No,
non l'ho visto - disse rispondendo alla loro domanda. - Anche se devo ammettere che
non ci sono stato molto attento.
- Be', allora puoi venire con noi a cercarlo - propose Isabelle. - Cos ti do qualcosa da
fare oltre a startene l con una faccia da funerale.
Alee fece spallucce e si un a loro. Decisero di dividersi e sparpagliarsi per tutta la festa:
Alee and al piano di sopra per cercare Simon sulle passerelle e sul resto del secondo
piano,- Jordan si dedic alla terrazza e all'ingresso; Isabelle perlustr la zona degli invitati.
Quando stava iniziando a chiedersi se sarebbe stato ridicolo guardare anche sotto i tavoli,
venne raggiunta da Maia. - Tutto bene? - domand quest'ultima guardando prima
verso Alec e poi nella direzione presa da Jordan. - Riconosco una squadra di ricerche
quando ne incontro una. Cosa state cercando? C' qualche problema? Isabelle la aggiorn
sulla scomparsa di Simon.
- Gli ho parlato una mezzora fa.
- Anche Jordan, ma ora  sparito. E siccome, poco tempo fa, dei tizi hanno cercato di
ucciderlo...
Maia appoggi il suo bicchiere sul tavolo. - Vi aiuto a cercarlo.
- Non sei obbligata. Lo so che in questo momento Simon non ti va esattamente a genio...
- Questo non significa che non lo voglia aiutare, se  nei guai - rispose Maia, come se
il commento di Isabelle fosse ridicolo. - Ma Jordan non doveva sorvegliarlo?
Isabelle butt in aria le mani. - S, ma a quanto pare gli uomini non seguono gli altri
uomini al bagno o cose del genere. Non l'ho trovato molto sensato.
- Gi, i ragazzi non lo sono mai - dichiar Maia, seguendola. Si insinuarono tra la folla,
anche se Isabelle era piuttosto sicura che l Simon non ci fosse. Al centro dello stomaco si
sentiva un punto freddo che iniziava ad allargarsi e a raffreddarsi sempre di pi. Una
volta tornati al tavolo da cui erano partiti, la sensazione era quella di avere inghiottito un
intero bicchiere di ghiaccio.
- Non c' - decret.
Jordan disse una parolaccia, poi fiss Maia con aria colpevole. - Scusa.
- Ho sentito di peggio - rispose lei. - Quindi qual  la prossima mossa? Nessuno ha
provato a chiamarlo?
- Parte subito la segreteria telefonica - disse Alec.
-Nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere tornato a casa - disse Jordan. - Nella
peggiore... la gente che gli dava la caccia alla fine  riuscita a raggiungerlo.
- La gente che cosa?! - Alec aveva l'aria sconvolta; Isabelle aveva raccontato la storia
di Simon a Maia, ma ancora non aveva avuto la possibilit di aggiornare il fratello.
- Voglio tornare a casa a cercarlo - disse Jordan. - Se c', bene. Se no,  comunque da
l che devo partire. Sanno dove vive, ci hanno infilato dei messaggi sotto la porta. Magari
lo hanno fatto di nuovo. - Non sembrava troppo fiducioso.
Isabelle prese una decisione d'impulso. - Vengo con te.
- Non devi...
- S invece. Ho detto io a Simon di venire qui stasera;  colpa mia. E in ogni caso questa
festa non mi sta divertendo per niente!
- Giusto - gli fece eco Alec, sollevato all'idea di potersene andare. - Sono d'accordo.
Forse dovremmo andarcene tutti.  il caso di avvisare Clary?
Isabelle fece di no con la testa. -  la festa di sua madre, non sarebbe giusto. Vediamo
cosa riusciamo a fare in tre.
- In tre? - chiese Maia, con un accenno di disappunto nella voce.
- Vuoi venire con noi, Maia? - fece Jordan. Isabelle rest di sasso: non sapeva come
l'altra avrebbe reagito a sentire il suo ex ragazzo che le rivolgeva la parola direttamente.
La bocca di Maia si contrasse appena e per un istante gli occhi le si posarono su di lui: non
come se lo odiasse, ma con aria riflessiva.
- Si tratta di Simon - disse infine la ragazza, come se quel commento non lasciasse
spazio a dubbi. - Vado a prendere la giacca.
Le porte dell'ascensore si aprirono su un vortice d'aria nera e di ombre. Maureen fece
un'altra risatina acuta e svolazz fuori nel buio, con Simon che la seguiva sospirando.
Erano al centro di un grande salone di marmo, senza finestre. Non c'erano luci, ma la
parete a sinistra degli ascensori era provvista di un'enorme porta a vetro, attraverso la
quale Simon riusciva a vedere la superficie piatta del tetto, e sopra di esso il nero cielo
notturno punteggiato di stelle dalla luce fioca.
Il vento aveva ricominciato a soffiare con forza. Simon segu Maureen fuori dalla porta,
uscendo all'aria fredda e sferzante che le faceva svolazzare il vestito come ali di una
farfalla notturna al centro di una tempesta. Il giardino pensile era elegante come
promettevano i cartelli. Il pavimento era formato da piastrelle lisce a forma di esagono;
dentro le serre fiorivano dei lunghi vasi di fiori, e le siepi erano potate con cura a formare
animali e mostri. Il viottolo che stavano percorrendo era fiancheggiato da minuscole lucine.
Tutto attorno a loro, alti edifici di vetro e acciaio con le finestre illuminate.
Il sentiero terminava con una fila di gradini piastrellati, in cima ai quali si apriva
un'ampia area delimitata su tre lati dall'alta parete che circondava il giardino. Era pensata
come spazio di aggregazione per i futuri inquilini del palazzo; al centro c'era un blocco di
cemento che, pens Simon, un giorno avrebbe probabilmente ospitato un barbecue. Il tutto
era racchiuso dentro cespugli di rose potati con cura che sarebbero sbocciati a giugno, pro-
prio come i graticci ora spogli che adornavano le pareti sarebbero un giorno scomparsi
sotto una parete di foglie. Alla fine, quell'area si sarebbe trasformata in uno spazio di
grande fascino, un giardino pensile di lusso dell'Up per East Side in cui potersi rilassare su
una sdraio mentre l'East River scintilla alla luce del tramonto e la citt si distende davanti
agli occhi come un mosaico luccicante.
Tutto perfetto, se non fosse che il pavimento era stato deturpato con una specie di
liquido nerastro e appiccicoso, usato per tracciare un cerchio approssimativo dentro uno
pi grande. Lo spazio fra le due figure era stato riempito da rune scarabocchiate. Anche se
Simon non era uno Shadowhunter, ne aveva viste fare abbastanza dai Nephilim per
riconoscere quali provenivano dal Libro Grigio. Quelle erano diverse: avevano un aspetto
minaccioso, sbagliato, come una maledizione scritta di fretta in una lingua sconosciuta.
Il blocco di cemento sorgeva esattamente al centro dei cerchi. In cima c'era un oggetto
voluminoso e rettangolare, avvolto in un tessuto scuro, la cui forma non era molto diversa
da quella di una bara. Attorno alla base-dei blocco comparivano altre rune.'Se il sangue di
Simon avesse potuto scorrere, in quel momento gli si sarebbe gelato nelle vene.
Maureen batt le mani. - Oh - disse con la sua vocina da elfo, - che bello.
- Bello?. - Simon lanci una rapida occhiata alla forma ricurva appoggiata sopra il
blocco di cemento. - Maureen, cosa diavolo...
- Lo hai portato. - A parlare era stata la voce di una donna, raffinata, potente e...
familiare. Simon si gir. In piedi sul sentiero, alle sue spalle, c'era una donna alta coi
capelli corti e neri. Molto snella, indossava un lungo cappotto scuro, stretto attorno alla
vita, come una femme fatale in un film di spionaggio degli anni Quaranta. - Maureen, ti
ringrazio - prosegu. Aveva il viso severo ma bellissimo, dai lineamenti scolpiti, con gli
zigomi alti e dei grandi occhi scuri. - Sei stata molto brava, i puoi andare. - Spost lo
sguardo su Simon. - Simon Lewis - disse. - Grazie per essere venuto.
Nell'istante in cui pronunci il suo nome, la riconobbe. L'ultima volta che l'aveva vista,
era in piedi sotto la pioggia battente, fuori dall'Alto Bar. - Tu... mi ricordo di te. Mi hai
lasciato il biglietto da visita. La promoter musicale. Wow, si vede che allora vuoi davvero
pubblicizzare il mio gruppo. Non avrei mai pensato che fossimo cos bravi.
- Risparmia il sarcasmo - fece lei. - Inutile. - Spost lo sguardo di traverso. -
Maureen. Ora te ne puoi andare. - Questa volta lo disse con voce decisa, e la ragazza, che
gironzolava come un fantasmino, lanci urletto e torn di corsa da dove era venuta. Simon
rimase a guardarla mentre svaniva oltre la porta che portava agli ascensori, provando
quasi dispiacere. Maureen non era chiss quale compagnia, ma senza di lei ora si sentiva
molto pi solo. Chiunque fosse quella strana donna, emanava una distinta aura di potere
occulto che l'ebbrezza del sangue, l'altra volta, non gli aveva permesso di notare.
Mi hai fatto diventare matta, Simon - disse con la voce che ora arrivava da un'altra
direzione, a qualche metro di distanza. Il ragazzo si gir e la vide accanto al blocco di
cemento, al centro del cerchio. Le nuvole si spostavano rapide davanti alla luna,
provocando sul viso della donna un mutevole gioco di ombre. Trovandosi alla base dei
gradini, per guardare in su verso di lei doveva piegare il collo. - Pensavo che sarebbe
stato semplice prenderti. Gestire un normale vampiro, anzi, un neo-vampiro. Non  la
prima volta che incontro un Daylighter in vita mia, anche se non ce se sono da almeno
cento anni. S - aggiunse, sorridendo allo sguardo di lui. - Sono pi vecchia di quel che
sembro.
- In effetti sembri piuttosto vecchia.
Lei ignor l'offesa. - Ho mandato sulle tue tracce i miei uomini migliori e solo uno 
tornato blaterando non so cosa sul fuoco sacro e sull'ira di Dio. Da allora mi e risultato
piuttosto inutile e ho dovuto farlo abbattere.  stato molto spiacevole, e dopo
quell'episodio ho deciso che dovevo incontrarti personalmente. Ti ho seguito al tuo
stupido concerto, e pi tardi, quando ti ho avvicinato, l'ho visto. Il Marchio. Avendo
conosciuto Caino di persona, si tratta di una forma che mi  particolarmente familiare.
- Conosciuto Caino... di persona?. - Simon scosse la testa. - Non puoi pensare che ci
creda.
- Puoi crederci oppure no - disse lei. - Per me non li differenza. Sono pi vecchia dei
sogni dei tuoi simili, ragazzino. Ho camminato sui sentieri della valle dell'Eden, ho
conosciuto Adamo prima di Eva. Sono stata la sua prima moglie, ma non gli obbedivo,
perci Dio mi ha cacciata e ha creato per lui una nuova compagna, generandola a partire
dal suo stesso corpo per renderla sottomessa per sempre. - Accenn un sorriso. - Ho
molti nomi, ma puoi chiamarmi Lilith, la prima di tutti i demoni.
A quella notizia Simon, che da mesi non sentiva freddo, rabbrivid. Aveva gi udito il
nome di Lilith; non ricordava esattamente dove, ma sapeva che andava di gran passo con
le tenebre, con il male e con tutto ci che c'era di terribile.
- Il tuo Marchio mi ha posta di fronte a un enigma - prosegu Lilith. -Vedi,
Daylighter, io ho bisogno di te. Della tua linfa vitale, del tuo sangue. Ma non potevo
costringerti, n farti del male.
Lo disse come se avere bisogno del suo sangue fosse la cosa pi naturale del mondo.
- Tu... bevi sangue? - le chiese Simon. Si sentiva confuso, come intrappolato in uno
strano sogno. No, di sicuro tutto ci non stava accadendo.
Lei rise. - Il sangue non  il nutrimento dei demoni, sciocco. Quello che voglio da te non
mi serve personalmente. - Gli porse una mano affusolata - Avvicinati.
Simon fece di no con la testa. - entro in quel cerchio.
Lei scroll le spalle. - Come vuoi, allora. Volevo solo offrirti una visuale migliore. -
Mosse appena le dita, con fare quasi svogliato, il gesto di qualcuno che tira mia tenda. Il
telo nero che ricopriva l'eletto a forma di bara spar.
Simon rimase a fissare ci che era rimasto. Non si era sbagliato, a proposito della forma:
si trattava di un grosso contenitore in vetro, lungo e largo abbastanza da ospitare una
persona sdraiata. Una bara di vetro, pens, come quella di Biancaneve. Quella per non
era fiaba. All'interno era racchiuso un liquido torbido, nel quale, nudo dalla vita in su, con
i capelli biondo chiarissimo che gli nuotavano attorno come alghe incolore, c'era Sebastian.
Attaccati alla porta di casa di Jordan non c'erano messaggi, niente sopra n sotto lo
zerbino d'ingresso, e ancora niente di immediatamente visibile all'interno. Mentre Alec
faceva la guardia al piano di sotto, Maia, in salotto, rovistava con Jordan nello zaino di
Simon, Isabelle, in piedi davanti all'entrata della stanza del Ragazzo, guardava in silenzio
il luogo dove lui aveva dormito negli ultimi giorni. Era una camera cos spoglia... Quattro
mura senza niente appeso, pavimento sgombro con sopra un materasso giapponese e una
coperta bianca ripiegata ai piedi, un'unica finestra che dava su Avenue B.
Isabelle riusciva a sentire il rumore della citt, la citt in cui era cresciuta, con quei suoni
che l'avevano sempre circondata da quando era bambina. Aveva trovato il silenzio di Idris
terribilmente strano: non c'erano le sirene delle ambulanze e quelle antifurto delle auto, la
gente che gridava e la musica che, a New York, non cessava praticamente mai, nemmeno
nel cuore della notte. Ora per, l in piedi davanti alla stanzetta di Simon, penso a quanta
solitudine ci fosse in quei rumori, quanta di stanza, e si chiese se anche Simon la sera si
fosse sentito cos, sdraiato guardando il soffitto, solo.
Poi le venne in mente che in realt non aveva mai vi sto la camera che occupava in casa
di sua madre, probabilmente piena di poster di band rock, trofei sportivi, scatole di quei
videogiochi che amava tanto, strumenti musicali, libri; tutte le cianfrusaglie della vita
comune. Lei non gli aveva mai chiesto di poterci andare, ne lui l'aveva mai invitata. Lei
aveva una paura folle di in contrare sua madre o di fare qualsiasi gesto che potesse essere
il segno di un impegno maggiore di quello che era disposta a offrire. Ora per, guardando
quella stanza che sembrava un contenitore vuoto, e sentendo attorno a s il trambusto
diffuso e sinistro della citt, prov per Simon un fremito di paura, mescolato a un uguale
fremito di rimpianto.
Si volt verso il resto della casa, ma rimase ferma quando sent un basso mormorio di
voci che arrivavano dal salotto. Riconobbe quella di Maia. Non sembrava arrabbiata, e la
cosa era gi sorprendente di per s, consideralo quanto sembrava odiare Jordan.
- Niente - stava dicendo. - Delle chiavi, qualche foglio con scritte sopra delle
statistiche di gioco. - Isabelle fece capolino da dietro la porta. Vedeva Maia, in piedi a un
lato del bancone della cucina, con la mano nella lasca incernierata dello zaino di Simon.
Jordan, dall'altrno lato, la stava guardando. Stava guardando lei, penso Isabelle, non
quello che stava facendo, in quel modo con cui i ragazzi ti guardano quando sono
talmente persi per te che ogni tua mossa li affascina. - Gli controllo il portafogli.
Jordan, che si era tolto il completo elegante per mettersi in jeans e giacca di pelle, corrug
la fronte. - Strano che lo abbia lasciato qui. Posso guardare? - chiese porgendosi sopra il
bancone.
Maia si allontan cos in fretta da far cadere l'oggetto con uno scatto della mano.
Jordan ritrasse lentamente la propria. - Non stavo... Scusami.
Maia fece un respiro profondo. - Ascolta - gli disse. - Ho parlato con Simon. Ora so
che non volevi trasformarmi e che non sapevi nemmeno quel che stava accadendo a te.
Ricordo com'era. Ricordo che ne ero terrorizzata.
Jordan appoggi piano, con cautela, le mani sul bancone. Era strano, pens Isabelle,
guardare una persona cosi alta che cerca di apparire piccola e innocua. - Avrei dovuto
starti vicino.
Ma il Praetor non voleva - rispose Maia. - E poi, siamo onesti: non avevi la minima
idea di cosa volesse dire essere un lupo mannaro. Saremmo stati come due ciechi che
giravano in tondo. Forse  stato meglio cos, almeno sono andata a cercare aiuto dove
avrei potuto trovarlo. Dal branco.
- All'inizio speravo che il Praetor Lupus ti avrebbe accolta - sussurr lui. - Cos avrei
potuto rivederti. Poi mi sono accorto che era da egoisti e che avrei piuttosto dovuto
desiderare di non averti passato la malattia. Sapevo che c'era un cinquanta per cento di
possibilit e pensavo che magari eri stata una dei pochi fortunati.
- Be', non  stato cos - rispose Maia in tono molto concreto. - E nel corso degli anni
ho pensato a te costruendomi nella mente l'immagine di una specie di mostro. Quando 
successo, pensavo sapessi quel che stavi facendo. Pensavo fosse una vendetta perch
avevo baciato quel ragazzo, e cos ti ho odiato. E odiarti rendeva tutto pi semplice,
perch almeno avevo qualcuno da incolpare.
- Ed  giusto cos - rispose Jordan. - Perch  colpa mia.
Maia pass le dita lungo il bancone, evitando lo sguardo di lui. - Certo che ti incolpo...
Ma non come prima.
Jordan alz le braccia e si afferr i capelli con i pugni, tirandoli forte. - Non passa
giorno senza che pensi a quello che ti ho fatto. Ti ho morso, ti ho trasformato, ti ho reso
quello che sei. Ho alzato le mani su di te, ti ho fatto male. Ho fatto male alla persona che
amavo pi di qualsiasi altra cosa al mondo.
Gli occhi di Maia luccicavano di lacrime. - Non dirlo,  inutile. O pensi che serva a
qualcosa?
Isabelle si schiar forte la voce ed entr nella stanza. - Dunque, avete trovato qualcosa?
Maia distolse lo sguardo, battendo rapidamente le palpebre. - A dire il vero no.
Stavamo per cercare nel portafogli - rispose Jordan, abbassando le mani. - Lo raccolse
da dove Maia lo aveva fatto cadere. - Ecco qui - fece lanciandolo a Isabelle.
Lei lo prese e lo apr. Tesserino scolastico, documenti, un plettro della chitarra infilato
nello spazio teoricamente previsto per le carte di credito, una banconota da dieci dollari.
Qualcos'altro attir la sua attenzione: un biglietto da visita, infilato a casaccio dietro una
foto di Simon e Clary, di quel genere che si scattano nelle macchinette del supermercato.
Sorridevano entrambi.
Isabelle lo prese e la studi con attenzione. C'era un disegno affusolato, quasi astratto, di
una chitarra sospesa in mezzo alle nuvole. Sotto, un nome.
SATRINA KENDALL  BAND PROMOTER. La scritta era seguita da un numero di
telefono e un indirizzo nell'Upper East Side. Isabelle corrug la fronte. Qualcosa, un ricor-
do, le affior in fondo alla mente.
Porse il biglietto da visita a Jordan e Maia, nel frattempo impegnati a evitare di guardarsi.
- Ehi, che cosa ne pensate voi di questo?
Prima che potessero rispondere, la porta dell'appartamento si apr ed entr Alec. Aveva
il broncio. - Avete trovato qualcosa?  mezzora che aspetto di sotto, e non si  avvicinato
niente di anche minimamente minaccioso, a parte un universitario che ha vomitato sui
gradini dell'ingresso.
- Qui - disse Isabelle, passando il biglietto da visita al fratello. - Guarda questo. Non
ci trovi niente di strano?
A parte il fatto che nessun promoter potrebbe mai essere interessato al gruppo sfigato di
Lewis? - disse Alec tenendo il biglietto con due delle sue lunghe dita. Sulla fronte, fra gli
occhi, gli comparvero dei segni. - Satrina?
- Quel nome ti dice qualcosa? - chiese Maia. Aveva ancora gli occhi rossi, ma la voce
era ferma.
- Satrina  uno dei diciassette nomi di Lilith, la madre di tutti i demoni.  per lei che
tutti gli stregoni si chiamano figli di Lilith - spieg Alec. - Perch lei ha generato i
demoni e loro in cambio hanno perpetrato la razza degli stregoni.
- E tu te li ricordi a memoria tutti e diciassette? - Jordan sembrava avere qualche
dubbio.
Alec gli lanci un'occhiata diffidente. - Ah, e tu chi eri?
- Oh, chiudi il becco, Alec - disse Isabelle con quel tono che usava soltanto con il
fratello. - Senti, non tutti qui abbiamo la stessa sua memoria per le cose noiose. Non
ricordi tutti gli altri nomi di Lilith, giusto?
Con un atteggiamento di superiorit, Alec inizi invece a elencarli tutti: - Satrina, Lilith,
Ita, Kali, Batna, Talto...
- Talto! - esclam Isabelle. - Ecco. Lo sapevo che mi ricordava qualcosa. Lo sapevo
che c'era un legame! - Si affrett a raccontare agli altri della Chiesa di Talto, di quello che
Clary aveva trovato e di come la cosa c'entrasse col mezzo demone morto trovato al Beth
Israel.
- Avresti dovuto dirmelo prima - la rimprover Alec. - S, Talto  uno dei tanti nomi
di Lilith, e Lilith  sempre stata legata ai bambini. Era la prima moglie di Adamo, ma
scapp dal Giardino dell'Eden perche non voleva obbedire n ad Adamo n a Dio. Cos
Dio la maled per la sua disubbidienza: tutti i figli che avrebbe avuto sarebbero morti. La
leggenda vuole che abbia provato pi volte ad averne, ma che tutti nascevano cadaveri.
Alla fine giur vendetta contro Dio indebolendo e uccidendo i neonati umani.
Praticamente la si pu definire la diabolica Signora dei Bambini Morti.
- Ma hai detto che era la madre dei demoni - disse Maia.
- Era in grado di crearli spargendo gocce del proprio sangue in un luogo chiamato
Edom - prosegu Alec. - Diventavano demoni perch generati dall'odio verso Dio e
l'umanit intera. - Sentendo su di s lo sguardo di tutti, Alec fece spallucce. -  soltanto
una storia.
- Tutte le storie sono vere - disse Isabelle. Era uno dei suoi dogmi, da quando era
bambina, e tutti gli Shadowhunters ci credevano. Non esisteva una sola religione, una sola
verit, e non c'era leggenda che fosse priva di senso. - Lo sai anche tu, Alec.
- E so anche dell'altro - aggiunse il ragazzo restituendole il biglietto da visita. - Quel
numero di telefono e quell'indirizzo sono inventati. Non esistono, ne sono sicuro.
- Pu darsi - fece Isabelle, mettendosi il cartoncino in tasca. - Ma non abbiamo altri
posti dove iniziare le ricerche, perci partiremo da l.
Simon non poteva che restare a guardare. Il corpo che galleggiava dentro la bara, quello
di Sebastian, non sembrava vivo, o per lo meno non respirava. Eppure non si poteva dire
che fosse inequivocabilmente morto. Erano passati due mesi: se fosse stato cos, sarebbe
stato in condizioni molto peggiori. Aveva il corpo bianchissimo, come marmo; una mano
era ridotta a un mozzicone bendato, ma il resto era intatto. Sembrava addormentato, con
gli oc chi chiusi e le braccia distese lungo i fianchi. Solo il fatto che il petto non si gonfiava
lasciava pensare che qualcosa proprio non andava.
- Ma - disse Simon, sapendo di sembrare ridicolo - lui  morto. Jace lo ha ucciso.
Lilith appoggi una mano pallida sulla superficie di vetro della bara. - Jonathan -
disse, mentre Simon ricordava che era quello il suo nome. Quando lo pronuncio, la voce le
divent stranamente tenera, come se canticchiasse a un bambino. -  bellissimo, vero?
- Ehm - fece Simon guardando con ribrezzo la creatura contenuta nella bara, il
ragazzo che aveva ucciso Max Lightwood, di soli nove anni; che aveva ucciso Hoidge; che
aveva cercato di ucciderli tutti. - Non il mio genere, a essere sinceri.
- Jonathan  unico - disse lei. -  l'unico Shadowhunter che io abbia mai conosciuto
a essere in parte un Demone Superiore, caratteristica che lo rende molto potente.
-  morto - replic Simon. Sentiva che in qualche modo era importante sottolineare
quel punto, anche se Lilith non sembrava afferrarlo.
La donna, guardando Sebastian, aggrott le sopracciglia. -  vero. Jace Lightwood 
sgusciato dietro di lui e lo ha pugnalato alle spalle, attraverso il cuore.
- Come fai...
- Ero a Idris - lo anticip lei. - Sono arrivata quando Valentine ha aperto la strada ai
mondi dei demoni. Non per combattere la sua stupida battaglia, ma soprattutto per
curiosit. Che Valentine potesse avere tanta arroganza... - Si interruppe, scrollando le
spalle. - Il cielo lo ha punito per questo, ovviamente. Ho visto il sacrificio che ha
compiuto, ho visto l'Angelo sollevarsi e attaccarlo, ho visto cosa  stato riportato indietro.
Io sono la pi antica di tutti i demoni, conosco le Antiche Leggi. Una vita in cambio di una
vita. Sono corsa da Jonathan, ma era quasi troppo tardi. Quello che di lui era umano mor
all'istante: il cuore cess di battere e i polmoni di gonfiarsi. Le Vecchie Leggi non erano
sufficienti. Ho cercato di riportarlo in vita, ma era troppo tardi, e tutto ci che ho potuto
fare  stato questo. Conservarlo in attesa di questo momento.
Simon si chiese brevemente cosa sarebbe successo se si tosse messo a scappare, saettando
accanto a quel folle demone e lanciandosi gi dal tetto dell'edificio. Un'altra creatura
vivente non poteva fargli del male, grazie al Marchio, ma dubitava che il suo potere fosse
cos vasto da difenderlo anche contro uno schianto. Eppure restava un vampiro. Se fosse
caduto per quaranta piani e avesse sbriciolato Ogni singolo osso che aveva nel corpo, si
sarebbe ripreso? Deglut forte e trov Lilith che lo guardava divertita.
- Non vuoi sapere - gli disse con la sua voce fredda e seducente - a quale momento
mi sto riferendo? - Prima ancora che lui potesse rispondere, si chin in avanti, poggiando
le ginocchia sulla bara. - Immagino che tu conosca la storia di come sono nati i Nephilim,
vero? Di come l'Angelo Raziel ha mescolato il proprio sangue con quello degli umani,
facendolo bere a uno di loro, che divent il primo Nephilim?
- L'ho sentita.
In effetti l'Angelo ha generato una creatura appartenente a una nuova razza. E ora, con
Jonathan, ne  nata un'altra ancora. Come il Jonathan Shadowhunter ha guidato i primi
Nephilim, cos questo Jonathan guider la nuova razza che intendo generare io.
- La nuova razza che intendi... - Simon sollev le mani. - Sai che c'? Vuoi dare
inizio a una nuova razza a partire da un ragazzo morto: fai pure. Non vedo cosa c'entro io
in tutto questo.
- Ora  morto, ma non deve restare cos - disse Lilith con voce fredda e priva
d'emozioni. - Esiste, ovviamente, un genere di Nascosto il cui sangue offre la possibilit
di, per cos dire, risorgere.
- I vampiri - disse Simon. - Tu vuoi che io trasformi Sebastian in un vampiro!
- Si chiama Jonathan - afferm bruscamente Lilith. - S, in un certo senso. Voglio che
lo mordi, bevi il suo sangue e gli dai in cambio il tuo...
- Non lo far.
- Ne sei cos sicuro?
- Un mondo senza Sebastian - rispose Simon chiamandolo apposta cos -  meglio di
un mondo con me. Non lo far. - Sentiva montargli la rabbia, una marea rapida. - E poi,
anche se volessi, non potrei farlo. Lui  morto, e i vampiri non possono resuscitare i morti,
dovresti saperlo, visto che sai tante cose. Una volta che l'anima ha lasciato il corpo,
nessuno pu pi fare niente. Per fortuna.
Lilith pieg lo sguardo sopra di lui. - Proprio non lo sai, vero? - gli disse. - Clary non
te lo ha mai detto.
Simon cominciava ad averne abbastanza. - Non mi ha mai detto cosa?
L'altra ridacchi. - Occhio per occhio, dente per dente, una vita per una vita. Per evitare
il caos ci deve essere l'ordine. Se viene data alla Luce una vita, un'altra deve essere data
alle Tenebre.
- Io non ho - disse Simon lentamente, con cautela - la minima idea di cosa stai
parlando. E non mi importa. Voi malvagi e i vostri inquietanti programmi di eugenetica
iniziano ad annoiarmi, perci ora me ne vailo Se vuoi cerca pure di fermarmi
minacciandomi o facendomi del male, anzi dai, fallo.
Lei lo guard e rise di nuovo. - Caino si  ribellato - disse. - Tu sei un po' come colui
di cui porti il Marchio. Era testardo, come te. Temerario, pure.
- Lui si  ribellato a... - Simon si strozz su quella parola. Dio. - Io invece sto solo
avendo a che fare con te. - Con queste parole, si volt per andarsene.
- Fossi in te non mi volterei le spalle, Daylighter - gli disse Lilith, e nella voce aveva
qualcosa che lo spinse a girarsi di nuovo per guardarla, appoggiata alla bara di Sebastian.
- Pensi di essere invincibile - aggiunse Lilith con un ghigno. - E in effetti non posso
alzare un dito contro di te. Io non sono una pazza; ho visto il fuoco sacro del divino e non
desidero che mi si rivolti contro. Non sono Valentine, per avventurarmi in quello che non
posso comprendere. Io sono un demone molto anziano. Conosco l'umanit meglio di
quanto tu possa pensare: capisco la debolezza dell'orgoglio, della brama di potere, il desi-
derio della carne, dell'avidit, della vanit e dell'amore.
- L'amore non  una debolezza.
- Ah no? - fece lei guardandogli dietro le spalle, con uno sguardo freddo e pungente
come una lama di ghiaccio.
Simon, sapendo di doverlo fare, si gir controvoglia e guard dietro di s.
L, sul sentiero di mattonelle, c'era Jace. Era vestito con un abito nero e una camicia
bianca. Davanti a lui, Clary, ancora con indosso il bel vestito color oro della festa agli
Ironworks. I capelli, lunghi e rossi, le erano sfuggiti dall'acconciatura e ora le ricadevano
sulle spalle. Stava ferma, in silenzio, avvolta fra le braccia di Jace. Sarebbe quasi potuto
sembrare un quadretto romantico, se non fosse per il fatto che in una delle mani lui strin-
geva un coltello lungo e scintillante, con il manico in osso, e lo teneva puntato alla gola di
Clary.
Simon fiss Jace in preda allo stupore pi totale. Vide che sul viso non gli passava
l'ombra di un'emozione, e gli occhi erano del tutto privi di luce. Appariva spento,
completamente.
Inclin la testa di pochi millimetri.
- Te l'ho portata, lady Lilith - disse. - Proprio come mi avevi chiesto.
Capitolo 17
CAINO ALZ LA MANO
Clary non aveva mai avuto cos freddo. Anche quando si era trascinata fuori dal lago Lyn,
tossendo e sputando le sue acque velenose sulla riva, il freddo non era stato tanto intenso.
Anche quando aveva pensato che Jace fosse morto, non si era sentita una simile paralisi di
ghiaccio dentro il cuore. Allora bruciava di rabbia, rabbia contro suo padre. Ora invece
sentiva solo il gelo, che le arrivava fino alla punta dei piedi.
- Aveva ripreso coscienza nell'atrio di marmo di uno strano edificio, sotto l'ombra di un
lampadario spento. Ad averla portata fin l era stato Jace, tenendole un braccio sotto le
ginocchia piegate e l'altro a sostegno della testa. Ancora confusa e frastornata, per un
momento aveva affondato la testa nel collo di lui, cercando di ricordarsi dove si trovava.
- Che cosa  successo? - aveva sussurrato. Raggiunto l'ascensore, Jace aveva premuto
un pulsante, e dal rumore traballante Clary aveva capito che il macchinario stava
scendendo verso di loro. Ma dove si trovavano?
- Sei svenuta - le disse lui.
- Ma... come... - A quel punto ricord, e tacque. La mano di lui, la puntura dello stilo
sulla pelle, l'ondata di tenebre che l'aveva avvolta. Qualcosa di sbagliato, per aspetto e
sensazione, nella runa che lui le aveva disegnato. Rimase immobile fra le sue braccia per
un istante, poi disse: - Mettimi gi.
Lui la mise in piedi, poi si guardarono. Li separavano pochi centimetri. Clary avrebbe
potuto toccarlo, eppure, per la prima volta da quando si erano conosciuti, non voleva:
provava la terribile sensazione di essere di fronte a uno sconosciuto. Quel ragazzo aveva
l'aspetto di face; quando parlava, lo faceva con la sua voce; quando lei lo aveva stretto, le
era sembrato proprio lui. Eppure i suoi occhi erano strani e distanti, come lo era il sorriso
impercettibile che gli faceva capolino sulla bocca.
Le porte dell'ascensore si aprirono alle spalle di Jace. Clary ricord quando, nella navata
dell'Istituto, aveva detto "Ti amo" alla porta chiusa di un ascensore. Ora dietro di lui si
apriva uno spazio nero come l'imbocco di una caverna. Clary si tast la tasca per cercare lo
stilo; non c'era pi.
- Mi hai stesa - gli disse - con una runa. E poi mi hai portata qui. Perch?
Il viso di lui, bellissimo, era completamente inespressivo. - Dovevo farlo. Non avevo
altra scelta.
Clary si gir e corse verso la porta, ma lui fu pi veloce, come sempre del resto. Le si
par davanti bloccandogli la strada e alz i palmi delle mani. - Clary, non scappare. Ti
prego, fallo per me.
Lei lo guard con aria incredula. La voce era quella di sempre, quella di Jace... Ma
sembrava una registrazione: tutte le tonalit e le frequenze giuste, ma senza vita ad
animarle. Come aveva fatto a non accorgersene prima? Pensava che quel suo essere
distante fosse dovuto alla stanchezza o al dolore, invece no: lui se ne era andato. Le si
rivolt lo stomaco; saett di nuovo verso la porta, ma l'unico risultato che ottenne furono
le mani di Jace attorno alla vita che la tiravano di nuovo verso di lui. Lo spinse,
incastrando le dita nel tessuto della sua camicia, strappandola.
Rest di sasso, con gli occhi spalancati. Sulla pelle del letto di Jace, poco sopra il cuore,
c'era una runa, una runa che non aveva mai visto. Non era nera, come quelle degli
Shadowhunters, ma rosso scuro, il colore del sangue. E non aveva nulla della delicata
eleganza che caratterizzava le rune del Libro Grigio. Era uno scarabocchio orrendo, fatto
non di linee sinuose e generose, ma taglienti e crudeli.
Jace sembrava non vederla. Si guardava quasi chiedendosi che cosa avesse Clary da
fissare, finch poi alz gli occhi su di lei, confuso. - Va tutto bene, non mi hai fatto male.
- Quella runa... - fece Clary, ma si interruppe all'improvviso. Forse lui non si rendeva
conto di averla. - Lasciami andare, Jace - gli disse invece, allontanandosi. - Non hai
bisogno di fare cos.
- Su questo ti sbagli - le rispose lui, avvicinandola di nuovo.
Questa volta Clary non oppose resistenza. Cosa sarebbe successo se fosse scappata? Non
poteva lasciarlo l e basta. Jace c'era ancora, pens, intrappolato chiss dove dietro quegli
occhi spenti, e magari le stava chiedendo disperatamente aiuto. Non poteva abbandonarlo,
doveva scoprire cosa stava succedendo. Si lasci prendere in braccio e portare dentro
l'ascensore.
- I Fratelli Silenti si accorgeranno che te ne sei andato - gli disse mentre i pulsanti si
accendevano, piano dopo piano, mentre l'ascensore saliva. - Avvertiranno il Conclave.
Verranno a cercarti...
- Non ho niente da temere dai Fratelli. Non ero loro prigioniero, non si aspettavano che
me ne volessi andare. Non si accorgeranno della mia scomparsa fino a domani mattina,
quando si sveglieranno.
- E se dovessero svegliarsi prima?
- Oh - fece lui con fredda determinazione. - Non succeder. E molto pi probabile,
invece, che saranno gli altri invitati a notare la tua assenza agli Ironworks. Ma cosa ci
possono fare? Non sapranno dove sei andata, e l'accesso a questo edificio  bloccato. - Le
tolse i capelli dal viso con una carezza, e lei rest in silenzio. - Dovrai avere fiducia in me
e basta. Nessuno verr a prenderti.
Jace non estrasse il coltello finch non furono usciti dall'ascensore, quando disse: - Non
ti farei mai del male. Lo sai, vero? - Lo fece scostandole i capelli con la punta del coltello
e poi premendole la lama contro la gola. Appena saliti sul tetto, l'aria gelida le colp le
spalle e le braccia nude. Le mani di Jace erano calde, mentre la toc cava, e riusciva a
sentirne il calore attraverso il vestito, ma era un calore che non la scaldava, non nel
profondo. Dentro, si sentiva piena di schegge di ghiaccio affilate.
Le venne ancora pi freddo quando vide Simon che la guardava coi suoi enormi occhi
scuri. Aveva il viso slavato dallo sgomento, simile a un foglio bianco. Sta va guardando lei,
con Jace dietro, come se in loro vedesse qualcosa di intrinsecamente sbagliato, una persona
con la pelle del viso rivolta al contrario, una cartina del mondo senza pi un lembo di terra
e con soltanto oceani.
Clary guard a malapena la donna che aveva accanto, coi capelli neri e il viso sottile,
crudele: lo sguardo le era subito caduto sulla bara trasparente che si trovava sul piedistallo
di cemento. Era come se brillasse dall'interno, accesa da una luce lattiginosa.
Probabilmente l'acqua in cui galleggiava Jonathan non era acqua, bens qualche liquido
meno naturale. La Clary di tutti i giorni, pens lei stessa con distacco, avrebbe urlato alla
vista del fratello che se ne stava sospeso, come un cadavere del tutto immobile, in quella
che sembrava la bara di vetro di Biancaneve. La Clary paralizzata, invece, rest a guardare
con un vago e distante senso di stupore.
I capelli neri come l'ebano, la pelle bianca come la neve e le labbra rosse come il sangue.
Be', qualcosa c'era: quando aveva conosciuto Sebastian, lui aveva i capelli neri, che ora
per erano bianco-argento e gli fluttuavano attorno alla testa come alghe albine. Lo stesso
colore di Capelli del padre. Di loro padre. Aveva la pelle talmente chiara che sembrava
fatta di cristalli luminosi; anche le labbra erano incolore, come pure le palpebre degli occhi.
- Grazie, Jace - disse la donna che il ragazzo aveva chiamato lady Lilith. - Lavoro
ben fatto, e con grande sollecitudine. Pensavo che all'inizio mi avresti creato qualche
problema, ma a quanto pare mi ero preoccupata senza motivo.
Clary li fissava. Anche se la donna non aveva un'aria familiare, la voce le ricordava
qualcosa. L'aveva gi sentita, ma dove? Cerc di staccarsi da Jace, ma la stretta che
esercitava su di lei non fece che stringersi ancora di pi. La lama del coltello le baci la
gola. Una svista, si disse. Jace, persino quel Jace, non le avrebbero mai fatto del male.
- Tu - disse a Lilith fra i denti. - Che cosa hai fatto a Jace?
- Parla la figlia di Valentine. - La donna coi capelli neri sorrise. - Simon? Ti
dispiacerebbe spiegare?
Simon sembrava sul punto di vomitare. - Non ne ho idea. - Anche la voce era quella
di uno che si sta strozzando. - Credimi, voi due siete l'ultima cosa che mi aspettavo di
vedere.
- I Fratelli Silenti hanno detto che la causa di quello che stava succedendo a Jace era un
demone - disse Clary, e vide che Simon era pi sconcertato che mai. La donna, invece, si
limitava a guardarla con occhi simili a cerchi piatti di ossidiana. - Quel demone eri tu,
vero? Ma perch Jace? Che cosa vuoi da noi?
- Da noi? - ripet Lilith facendo riecheggiare una risata. - Tu non conti molto,
ragazza mia. Perch proprio te? Perch sei un mezzo per il mio fine. Perch mi servivano
questi due ragazzi, ed entrambi ti vogliono bene. Perch Jace Herondale  l'unica persona
di cui ti fidi pi di qualunque altra al mondo. E perch il Daylighter tiene cos tanto a te
che potrebbe rinunciare alla propria vita. Certo, forse non ti posso fare niente - disse
rivolgendosi a Simon - ma a lei s. Sarai cos testardo da restartene seduto mentre Jace le
taglia la gola, piuttosto che donare il tuo sangue?
Simon, con l'aspetto della morte in persona, scosse piano la testa, ma prima che potesse
dire qualcosa, Clary parl. - Simon, no! Non farlo, di qualunque cosa si tratti. Jace non mi
far mai del male.
Gli occhi impenetrabili della donna si concentrarono su Jace. Sorrise. - Feriscila - gli
disse. - Solo un po'.
Clary sent che le spalle di face si irrigidivano, come quando nel parco le stava
insegnando a combattere. Avvert qualcosa alla gola, come un bacio pungente, freddo e
caldo al tempo stesso, e poi un caldo rivolo che le colava gi fino alla base del collo. Simon
sgran gli occhi.
L'aveva ferita. Lo aveva fatto sul serio. Pens a Jace accovacciato sul pavimento della
camera da letto dell'Istituto, col dolore che trasudava nettamente da ogni piega del corpo.
Sogno che entri in camera mia. Ma poi ti faccio del male. Ti ferisco, ti strangolo o ti
pugnalo, e tu muori, guardandomi con quegli occhi verdi mentre la tua vita scivola via fra
le mie mani colpevoli.
Lei non gli aveva creduto. Non sul serio. Lui era Jace, non le avrebbe mai fatto del male.
Abbass lo sguardo e vide il sangue che le macchiava la scollatura del vestito. Sembrava
vernice rossa.
- Hai visto - disse la donna. - Fa quello che gli dico. Non prendertela con lui, 
completamente in mio potere. Mi sono insinuata nella sua mente per settimane,
osservando i suoi sogni, scoprendo le sue paure e i suoi bisogni, i sensi di colpa e i desideri.
In un sogno ha accettato il mio marchio, che da quel momento arde sulla sua pelle... E
gliela trapassa, scendendo fino all'anima, che ora  nelle mie mani. Posso plasmarla e
governarla a mio piacimento. Far qualunque cosa io gli ordini.
A Clary tornarono in mente le parole dei Fratelli Silenti. Quando viene al mondo uno
Shadowhunter, si esegue un rituale, e sia i Fratelli Silenti sia le Sorelle di Ferro compiono sul nuovo
arrivato un certo numero di incantesimi volti a proteggerlo. Quando face  morto e resuscitato, 
nato una seconda volta, ma non ha ricevuto alcun rituale di protezione. In questo modo  rimasto
vulnerabile, esposto a qualsiasi genere di influenza o avversione demoniaca.
Sono stata io, pens Clary. L'ho riportato in vita, e volevo mantenere il segreto. Se solo avessimo
raccontato a qualcuno quello che era successo, forse sarebbe stato possibile compiere il rituale prima
che Lilith gli entrasse in testa. Il disprezzo che provava per se stessa le dava la nausea. Alle
sue spalle, Jace non parlava e restava fermo come una statua, con le braccia attorno a lei e
il coltello ancora puntato alla gola. Clary se lo sent sulla pelle quando prese fiato per
parlare, sforzandosi di farlo in tono uniforme. - Capisco il modo in cui controlli Jace -
disse a Lilith - ma non il motivo. Di certo ci sono altri sistemi, pi semplici, per
minacciarmi.
Lilith emise un sospiro, come se l'intera faccenda si stesse facendo noiosa. - Ho bisogno
di te - disse, ostentando pazienza - per convincere Simon a fare quello che voglio,
ovvero darmi il suo sangue. E ho bisogno di Jace non solo perch mi serviva un modo per
attirarti qui, ma anche come contrappeso. Nella magia ci deve sempre essere equilibrio,
Clarissa. - A quel punto indic prima il cerchio nero tracciato sommariamente sulle
piastrelle e poi Jace. -  stato il primo. Il primo a essere riportato in vita, la prima anima a
tornare in questo mondo nel nome della Luce. Per questo deve essere presente, se voglio
riportare in vita anche il secondo, nel nome delle Tenebre. Hai capito adesso, stupida
ragazzina? Qui siamo tutti necessari. Simon per morire, Jace per vivere, Jonathan per
tornare. E tu, figlia di Valentine, per fare da catalizzatore a tutto quanto.
La voce demoniaca di Lilith si era trasformata in una cantilena gutturale. A un tratto
Clary rimase sbalordita lei riconoscere dove l'aveva gi sentila: vide suo padre, in piedi al
centro di un pentagramma, e una donna con capelli neri e tentacoli al posto degli occhi
inginocchiata davanti a lui. Gli diceva: il bimbo che nascer con questo sangue dentro di s avr
un potere pi grande dei Demoni Superiori che popolano gli abissi tra i mondi. Ma ti avverto,
questo sangue brucer la sua umanit, come il veleno brucia la vita nel sangue.
- Lo so - disse Clary a labbra strette. - So chi sei. Ti ho vista mentre ti tagliavi il polso
e facevi colare il sangue in un calice per mio padre. L'angelo Ithuriel me lo ha mostrato in
una visione.
Lo sguardo di Simon saettava all'impazzata da Clary a Lilith, i cui occhi neri tradivano
una punta di stupore. Clary immagin che non fosse una reazione semplice da ottenere. -
Ho visto mio padre che ti evocava. So come ti ha chiamata: Signora di Edom. Sei un
Demone Superiore. Sei stata tu a dare il tuo sangue per rendere mio fratello quello che ,
sei stata tu a trasformarlo in... in una cosa orribile. Se non fosse stato per te...
- S,  tutto vero. Ho dato il mio sangue a Valentine Morgenstern, lui lo ha passato a
suo figlio e questo  il risultato. - La donna appoggi piano la mano, quasi fosse una
carezza, sulla superficie di vetro della bara di Sebastian. Sul viso aveva il pi bizzarro dei
sorrisi. - In un certo senso potresti quasi dire che sono la madre di Jonathan.
- Ti ho detto che quell'indirizzo non significa niente - insisteva Alec.
Isabelle lo ignor. Nell'istante in cui avevano attraversato le porte dell'edificio, il
ciondolo di rubino che portava al collo aveva iniziato a pulsare debolmente, come il battito
di un cuore lontano. Era il segnale di una presenza demoniaca. In altre circostanze Isabelle
si sarebbe aspettata di vedere il fratello percepire la stranezza di quel luogo proprio come
faceva lei, ma in quel momento il pensiero di Magnus lo rattristava troppo per permet-
tergli di concentrarsi.
- Prendi la tua stregaluce - gli disse. - Io ho lasciato la mia a casa.
Lui le lanci un'occhiataccia infastidita. L'atrio era troppo buio perch un normale essere
umano potesse vedere qualcosa. Maia e Jordan, ognuno alle estremit opposte della stanza,
avevano l'eccellente vista notturna dei lupi mannari; Jordan esaminava il bancone di
marmo del portiere, mentre Maia, appoggiata al muro, sembra va impegnata a guardarsi
gli anelli. - In teoria dovresti portarla con te ovunque - osserv Alec.
- Ah s? E tu hai portato il tuo sensore? - rilancio lei. - Io dico di no. Almeno io ho
questo - disse toccandosi il ciondolo. - E ti posso dire che qui dentro c' qualcosa,
qualcosa di demoniaco.
La testa di Jordan si gir di scatto. - Qui dentro ci sono dei demoni?
- Non lo so. Forse soltanto uno. Il ciondolo pulsava e poi si indeboliva - ammise
Isabelle. - Ma  una coincidenza troppo grande perch questo sia l'indirizzo sbagliato.
Dobbiamo dare una controllata.
Attorno a lei brill una debole luce rosa. La ragazza alz lo sguardo e vide Alec, con in
mano la sua stregaluce, che ne conteneva il bagliore con una mano. Gli proiettava strane
ombre sul viso, e lo faceva sembrare pi vecchio di quanto in realt non fosse, con gli occhi
di un azzurro pi scuro del solito. - E allora muoviamoci - disse. - Perlustreremo un
piano alla volta.
Raggiunsero l'ascensore, prima Alec, poi Isabelle, quindi Jordan e Maia dietro di loro.
Sulla suola degli stivali di Isabelle erano tracciate delle rune di silenzio, ma i tacchi di Maia
ticchettavano sul pavimento. La ragazza fece una smorfia di disappunto e si ferm per
toglierseli, proseguendo a piedi nudi. Quando mise piede sull'ascensore, Isabelle not che
all'alluce sinistro portava un anel-lino d'oro con un turchese incastonato.
Anche Jordan abbass lo sguardo sui piedi di Maia. - Ricordo bene quell'anello - disse.
- Te lo avevo comperalo quando...
- Taci - lo interruppe lei premendo il tasto per richiudere le porte. L'ascensore part e
Jordan si trincer nel silenzio.
Si fermarono a ogni piano. La maggior parte erano anidra in fase di costruzione: nessuna
luce, cavi che pendevano dal soffitto come piante rampicanti. Le finestre erano sigillate
con travi di legno inchiodate, ma dei teli di stoffa si muovevano al debole vento come
fantasmi. Isabelle teneva una mano ben salda sul ciondolo, ma non accadde nulla finch
non raggiunsero il decimo piano. Quando si aprirono le porte, sent uno sfarfallio contro il
palmo chiuso a coppa, come se stringesse un uccellino che aveva sbattuto le ali.
Parl con un filo di voce. - Qui c' qualcosa.
- Alec annu e basta; Jordan apr la bocca per dire qualcosa, ma Maia gli diede una
gomitata decisa. Isabelle sgusci oltre il fratello ed entr nell'atrio subito fuori
dall'ascensore. Ora il rubino pulsava e vibrava contro la sua mano come un insetto in
difficolt.
Dietro di lei, Alec sussurr: - Sandalphon. - Attorno a Isabelle divamp una luce che
illumin la stanza. A differenza di alcuni altri piani che avevano visitato, quello sembrava
almeno parzialmente finito. Isabelle era circondata da pareti spoglie di granito, mentre il
pavimento era di piastrelle lucide e nere. Un corridoio portava in due direzioni: una
terminava in un mucchio di attrezzi da muratore e cavi aggrovigliati; in fondo all'altro si
stendeva un passaggio ad arco oltre al quale si apriva uno spazio buio.
Isabelle si volt per guardare i compagni. Alec aveva messo via la stregaluce e teneva in
mano una lucente lama dei serafini, che illuminava l'interno dell'ascensore come una
lanterna. Jordan aveva estratto un grosso coltello, dall'aspetto brutale, che stringeva con la
mano destra. Maia sembrava impegnata a raccogliersi i capelli, ma quando abbass le
mani aveva con s uno spillone affilato come un rasoio. Anche le unghie le erano cresciute
e gli occhi le brillavano di una luce verdastra e ferina.
- Seguitemi - disse Isabelle. - In silenzio.
Tap, tap faceva il rubino che portava al collo mentre lei procedeva lungo il corridoio,
come un dito insistente che le martellava sulla pelle. Non sentiva gli altri dietro di s, ma
intuiva la loro presenza grazie alle lunghe ombre che scorrevano sul granito delle pareti.
Aveva i muscoli del collo rigidi e i nervi in tensione, come sempre prima di affrontare una
battaglia. Quella era la parte che le piaceva di meno, l'attesa prima dello scatenarsi della
violenza. Durante un combattimento, l'unica cosa che contava era il combattimento stesso;
ora doveva impegnarsi per tenere la mente concentrata sul compito imminente.
Il passaggio ad arco incombeva sopra di loro. Era di marmo lavorato, dall'aspetto
stranamente antico per un edificio cos moderno, e sui lati aveva ornamenti a volute.
Mentre lo attraversava, Isabelle alz un secondo lo sguardo e per poco non si spavent:
nella pietra era intasa la faccia di un gargoyle che sogghignava e sembrava guardarla di
traverso. Lei gli fece una boccaccia e si mise a studiare con lo sguardo la stanza in cui era
appena entrata.
Era grande, con il soffitto alto, chiaramente pensata per diventare uno spazioso loft. Le
pareti, interamente finestrate, offrivano una vista sull'East River e sul Queens in
lontananza, coi cartelloni della Coca-Cola che proiettavano il rosso e il bianco sull'acqua
nera. Le luci degli edifici circostanti incombevano luccicando nell'aria della notte come
decorazioni luminose su un albero di Natale. Anche la stanza era buia e piena di strane
ombre irregolari poste a intervalli regolari, vicino al pavimento. Isabelle strinse lo sguardo,
perplessa. Non erano animate, seminavano pezzi di mobili squadrati, a blocchi, ma cosa...?
- Alec - disse piano. Il ciondolo le brillava come se vivesse di vita propria, col cuore di
rubino che le scottava la pelle.
In un secondo il fratello le fu accanto. Sollev la lama e la stanza si riemp di luce.
Isabelle si port di scatto una mano alla bocca. - Oh, Dio mio... - sussurr. - Oh, per
l'Angelo, no!
- Non sei sua madre. - La voce di Simon si incrin quando pronunci quelle parole;
Lilith non si volt nemmeno per guardarlo; aveva ancora le mani appoggiate sulla bara di
vetro. Sebastian ci galleggiava dentro, silenzioso e inconsapevole di tutto. Era a piedi nudi,
not Simon. - Lui una madre ce l'ha, ed  la stessa di Clary. Clary  sua sorella. Sebastian,
anzi Jonathan, non sarebbe troppo felice se le facessi del male.
A quelle parole Lilith alz lo sguardo e scoppi a ridere. - Tentativo coraggioso,
Daylighter - gli disse. - Ma non sono una sprovveduta, sai, ho visto crescere mio figlio.
Spesso gli ho fatto visita sottoforma di civetta. Ho visto come la donna che gli ha dato la
vita lo odiasse: lui non la ama, e nemmeno dovrebbe, e neanche gli importa di sua sorella.
Assomiglia pi a me che a Jocelyn Morgenstern. - I suoi occhi scuri si spostarono da
Simon a Jace e quindi a Clary. Non si erano mossi, non davvero. Clary era ancora avvolta
nel cerchio delle braccia di Jace, con il coltello puntato alla gola. Lui lo teneva in mano con
disinvoltura, con negligenza, come se non vi prestasse molta attenzione. Simon per
sapeva quanto in fretta l'apparente disinteresse di Jace sarebbe potuto esplodere in un
gesto violento.
- Jace - disse Lilith. - Entra nel cerchio. Porta con te la ragazza.
Jace avanz, obbediente, spingendo Clary davanti a se mentre attraversavano il confine
della linea dipinta di nero, le rune all'interno brillarono di un rosso improvviso, intenso. E
non furono le sole ad accendersi. Una runa sul lato sinistro del petto di Jace, poco sopra il
cuore, divamp come un fulmine, con un'intensit tale che Simon dovette chiudere gli
occhi. Ma anche cos continuava a vederla, un malvagio intrico di linee rabbiose, stampate
all'interno delle sue palpebre.
- Apri gli occhi, Daylighter - minacci Lilith. - Il momento  arrivato. Vuoi darmi il
tuo sangue o ti rifiuti? Nel secondo caso conosci il prezzo da pagare.
Simon abbass lo sguardo su Sebastian nella bara e gli venne un colpo. Sul petto gli era
comparsa una runa identica a quella che aveva appena iniziato a splendere sul petto di
Jace, e la guard nel momento in cui iniziava a sbiadire. Un secondo dopo era sparita del
tutto e Sebastian era tornato di nuovo bianco e immobile. Nessun movimento, nessun
respiro.
Morto.
- Non posso riportartelo indietro - disse Simon. -  morto. Potrei anche darti il mio
sangue, ma lui non lo ingerirebbe.
Il respiro di Lilith le sibil fra i denti per l'esasperazione e nello spazio di un istante gli
occhi le brillarono di una luce perfida e corrosiva. - Prima lo devi mordere - disse. - Tu
sei un Daylighter. Nelle tue vene scorre il sangue di un angelo, si  mescolato al tuo, ce
l'hai nelle lacrime, nel fluido dei canini. Il tuo sangue da Daylighter lo rinvigorir
abbastanza da permettergli di bere e deglutire. Mordilo e dagli il tuo sangue. Riportalo da
me!
Simon la guard con sguardo allucinato. - Ma quello che stai dicendo... insomma,
secondo te io avrei il potete di riportare in vita i morti?
-  un potere che hai da quando sei diventato un Daylighter - gli disse. - Ma non hai
il diritto di usarlo.
- Il diritto?
Lilith sorrise, facendo scorrere un lungo dito con l'unghia smaltata di rosso sopra la bara
di Sebastian. - Si dice che la storia la scrivono i vincitori - rispose. - Potrebbe non
esserci molta differenza fra il lato della Luce e quello delle Tenebre come invece tu
immagini. Dopotutto, senza il buio la luce non avrebbe niente da cancellare.
- Simon la guard con sguardo attonito.
- Equilibrio - prosegu lei. - Esistono leggi pi antiche di quelle che chiunque di voi
possa immaginare, e una di queste prevede di non riportare indietro ci che ha varcato la
soglia della morte.  a quest'ultima che appartiene l'anima, dopo che ha lasciato il corpo. E
non la si pu riprendere senza pagare un prezzo.
- E tu sei disposta a pagarlo? Per lui? - chiese Simon indicando Sebastian.
- Lui  il prezzo. - Butt la testa all'indietro e rise. La sua sembrava quasi una risata
umana. - Se la Luce riporta indietro un'anima, le Tenebre hanno il diritto di fare lo stesso.
Questa cosa mi spetta. Ma forse  meglio se chiedi alla tua amichetta Clary di cosa sto
parlando...
Simon guard Clary. Sembrava sul punto di svenire da un momento all'altro. - Raziel
- disse debolmente. - Quando Jace mor...
- Jace ... morto - La voce di Simon era salita di un'ottava. Jace, malgrado fosse
l'oggetto della discussione, rimase calmo e privo d'espressione, con la mano armata ben
ferma.
- Valentine pugnal - disse Clary con un soffio di voce. - E poi l'Angelo uccise
Valentine, dicendo che io avrei potuto avere quello che volevo. Io dissi che volevo riavere
Jace, che il mio desiderio era lui, e l'Angelo lo esaud... per me. - I suoi occhi erano
enormi dentro al viso piccolo e bianco. - Rest morto soltanto per pochi minuti... Quasi
niente...
- Ma  bastato - sibil Lilith. - Stavo attorno a mio figlio, mentre lui combatteva
contro Jace; lo vidi morire e cadere. Seguii Jace al lago, vidi Valentine che lo ammazzava e
poi l'Angelo che lo resuscitava. Sapevo che quella era la mia occasione. Tornai di corsa al
fiume e recuperai il corpo di mio figlio. L'ho conservato proprio per questo momento. -
Abbasso uno sguardo adorante sulla bara. - Tutto in equilibrio. Occhio per occhio, dente
per dente, una vita per una vita. Jace  il contrappeso: se vive lui, allora deve vivere anche
Jonathan.
Simon non riusciva a staccare gli occhi da Clary. - Quello che sta dicendo...
sull'Angelo...  vero? - le chiese. - E non l'hai mai detto a nessuno?
Rimase sorpreso nel sentire che fu Jace a rispondere. Sfregandosi la guancia contro i
capelli di Clary, disse: - Era il nostro segreto.
Gli occhi verdi di Clary mandarono lampi, ma il ragazzo non si mosse.
- Dunque vedi, Daylighter - disse Lilith. - Mi sto solo prendendo quello che mi
spetta di diritto. La Legge dice che il primo che  stato riportato indietro deve essere qui,
in mezzo al cerchio, quando torna il secondo. - Indic Jace con un gesto sprezzante del
dito. - Lui  qui, tu sei qui. Tutto  pronto.
- Allora Clary non ti serve - insistette Simon. - Lasciala fuori da questa storia,
lasciala andare.
- Certo che mi serve, invece. Ne ho bisogno per convincere te. Non ti posso fare male
per via del Marchio, e nemmeno minacciarti o ucciderti. Per posso strapparti il cuore
quando strapper la vita a lei. Ed  quello che far.
Guard verso Clary, e Simon la segu con lo sguardo.
Clary. Talmente pallida da sembrare quasi bluastra, anche se forse quello era dovuto al
freddo. Gli occhi verdi erano enormi su quel viso smunto. Un rivolo di sangue essiccato le
scendeva dal collo fino alla scollatura del vestito, ora macchiato di rosso. Le mani
giacevano abbandonate lungo i fianchi, flosce e tremanti Simon la vide per come era, ma
anche per come era stata quando aveva sette anni: braccia scheletriche, lentiggini e quelle
mollettine blu di plastica che aveva continuato a portare fra i capelli fino a undici anni.
Ripenso alla prima volta in cui le aveva notato delle vere forme da donna sotto le
magliette larghe e i jeans che porta va sempre, e a come non era stato sicuro se continuare
a guardare o distogliere lo sguardo. Ripens alla sua risata e alla sua matita che si
muoveva rapida sulla carta, lasciando dietro di s disegni intricati e complessi: castelli con
le guglie, cavalli in corsa, personaggi dai colori vivaci frutto della sua immaginazione.
Puoi andare a scuola da sola, aveva detto sua madre, ma solo se ti accompagna Simon.
Ripens alla sua ma no dentro la propria mentre attraversavano la strada, e a quello che
provava per quel compito meraviglioso di cui si era fatto carico: proteggerla.
Un tempo era stato innamorato di lei e, forse, una parte di lui lo sarebbe rimasta per
sempre, perch era stata la prima. Ma in quel momento non contava: lei era Clary, faceva
parte di lui, lo aveva sempre fatto e sempre avrebbe continuato a farlo. Mentre la
guardava, lei scuoteva la testa, muovendosi appena. Sapeva cosa gli stava dicendo. Non lo
fare. Non darle quello che vuole. Quello che mi succeder, succeder.
Entr nel cerchio, e appena i piedi oltrepassarono la linea nera sent un brivido, una
specie di scossa elettrica, che lo attraversava. - Va bene - disse. - Lo faccio
- No! - grid Clary, ma Simon non la guard. Era concentrato su Lilith, che nel
frattempo, con un sorriso freddo e compiaciuto, sollevava la mano e la faceva scorrere
sulla superficie della bara.
Il coperchio svan, scorrendo all'indietro in un modo che provoc a Simon la strana
associazione con raperini a di una scatola di sardine. Ritirandosi, il coperchio si sciolse e
inizi a colare lungo i lati del piedistallo di granito, cristallizzandosi in minuscole schegge
di vetro appena toccava terra.
Ora la bara era aperta, come un acquario; all'interno galleggiava il corpo di Sebastian e,
quando Lilith affondo le mani nel liquido, Simon pens che avrebbe potuto vedere ancora
una volta il bagliore di quella runa sul petto. Sempre sotto il suo sguardo, Lilith prese le
braccia inerti di Sebastian e gliele incroci sopra il petto, infilando quello bendato sotto
quello integro, con un gesto stranamente tenero. Gli scost una ciocca di capelli bagnati
dalla fronte bianca e immobile, poi indietreggi, scrollandosi l'acqua lattiginosa dalle mani.
- Ora tocca a te, Daylighter.
Simon si avvicin alla bara. Il viso di Sebastian era fiacco, le palpebre immobili. Sul collo,
nessuna traccia di pulsazioni. Simon ricord quanto aveva voluto bere il sangue di
Maureen, quanto aveva desiderato sentire i propri denti al fondare nella sua pelle
liberando il fluido salato che vi scorreva sotto. Invece ora... si trattava di mordere un ca-
davere. Solo a pensarci, gli si rivoltava lo stomaco.
Anche se non la stava guardando, sentiva lo sguardo di Clary su di s. Mentre si chinava
su Sebastian, sentiva anche il suo respiro, cos come quello di Jace, che lo fissava con i suoi
occhi vuoti. Piegandosi sulla bara, chiuse le mani attorno alle spalle fredde e vischiose di
Sebastian. Resistette all'impulso di vomitare, abbass la testa e gli affond i denti nel collo.
Nella bocca si sent il sapore del sangue nero dei demoni, amaro come veleno.
Isabelle si muoveva silenziosa fra i piedistalli di pietra. Con lei c'era Alee, Sandalphon in
pugno, che emanava raggi di luce in tutta la stanza. Maia era in uno degli angoli della
stanza, piegata a vomitare, con una mano appoggiata al muro per sorreggersi; Jordan le
stava vicino con l'aria di volerle accarezzare la schiena, ma timoroso di poter essere
respinto.
Isabelle non poteva dare torto a Maia se le era venuto da vomitare. Lo avrebbe fatto
anche lei, in mancanza di anni e anni di preparazione. Mai aveva visto uno spettacolo
simile a quello a cui stava assistendo ora. Nella stanza c'erano decine e decine di piedistalli
di pietra, forse cinquanta, su ognuno dei quali giaceva una cesta a forma di culla. Dentro
c'erano dei bambini. E ognuno di loro era morto.
All'inizio aveva sperato, girando freneticamente pei tutta la stanza, di trovarne uno
ancora vivo, ma si era resa conto che erano tutti morti da tempo. Avevano la pelle
grigiastra, i visetti lividi ed esangui. Erano avvolti dentro delle coperte, e anche se in quel
posto faceva freddo, Isabelle trovava impossibile che i piccoli fossero morti per
assideramento. Non sapeva quale fosse la vera causa del decesso, ma nemmeno poteva
sopportare di investigare troppo da vicino. Quello era un caso da affidare al Conclave.
Alec, dietro di lei, aveva le lacrime agli occhi; quando raggiunsero l'ultimo dei piedistalli,
stava imprecando sottovoce. Maia si era rialzata e ora era appoggiata alla finestra; Jordan
le aveva offerto un pezzo di stoffa, forse un fazzoletto, da portarsi al viso. Le fredde luci
bianche della citt brillavano dietro di lei, penetrando il vetro scuro come una punta di
diamante.
- Iz - disse Alec. - Chi ha potuto fare una cosa del genere? Perch qualcuno, anche
un demone...
Si interruppe. Isabelle sapeva a cosa stava pensando. A Max, a quando era nato. Lei
aveva sette anni, Alec nove. Si erano chinati sopra il fratellino nella culla, divertiti e
incantati da quell'affascinante nuova creatura. Avevano giocato con le sue dita minuscole
e riso delle buffe espressioni con cui li stupiva quando gli facevano il solletico.
Isabelle prov una stretta al cuore. Max. Mentre camminava tra le file di culle, ora
trasformate in piccole bare, si sent opprimere da un incontenibile senso di terrore. Non
poteva non notare che il suo ciondolo stava brillando intensamente e senza interruzioni,
segno che poteva aspettarsi di incontrare un Demone Superiore.
Ripens a quello che Clary aveva visto nell'obitorio lei Beth Israel. A prima vista sembrava
normale. Ma le dita non erano affatto dita, bens artigli appuntiti...
Facendo molta attenzione, mise la mano in una delle culle. Evitando accuratamente di
toccare il bambino, spost di lato la sottile coperta che ne avvolgeva il corpo.
Si sent il respiro uscirle dalla bocca sotto forma di sussulto. Normali braccia paffute da
neonato, polsi morbidi e rotondi. Le mani erano lisce e senza peli. Ma le dita, le dita erano
artigli, neri come ossa carbonizzate, munite di punte affilate. Senza volerlo, indietreggi.
- Cosa c'? - chiese Maia andando verso di loro. Aveva ancora la faccia sconvolta, ma
il tono di voce era calmo. Jordan la segu, con le mani in tasca. - Cosa hai trovato? -
domand di nuovo la ragazza.
- Per l'Angelo. - Alec, accanto a Isabelle, stava guardando dentro la culla. -  come...
come il bambino di cui ti ha parlato Clary? Quello del Beth Israel?
Isabelle annu lntamente. - Evidentemente non era un caso isolato. Qualcuno deve
aver cercato di crearne molti altri come lui. Altri come... Sebastian.
Isabelle raccont con calma quello che Clary le aveva confidato: il neonato nell'obitorio,
il libro trovato alla Chiesa di Talto. - Qualcuno sta facendo degli esperimenti sui bambini
- disse - per far nascere altre creature come Sebastian.
- Ma perch qualcuno dovrebbe volere altri come lui? - La voce di Alec era colma di
odio manifesto.
- Lui era forte e veloce - rispose Isabelle. Faceva quasi un male fisico dire qualcosa di
positivo sul ragazzo che le aveva ucciso il fratello e aveva tentato di uccidere anche lei. -
Credo stiano cercando di allevare una razza di guerrieri di livello superiore.
- Non ha funzionato. - Gli occhi di Maia erano velati di tristezza.
Un suono cos debole da risultare quasi impercettibile sfior i confini dell'udito di
Isabelle. La ragazza alz la testa di scatto e si port una mano alla cintura, dove era
avvolta la sua frusta. Qualcosa, nella fitta oscurit sul fondo della stanza, vicino alla porta,
si mosse: un fremito debolissimo, ma sufficiente perch Isabelle si staccasse dagli altri e
corresse in quella direzione. Si precipit in corridoio, vicino agli ascensori. S, qualcosa
c'era: un'ombra che si era liberata dal resto del buio e ora si muoveva scivolando lungo la
parete. Isabelle acquist velocit e si scagli in avanti, buttandola a terra.
Non era un fantasma. Avvinghiati insieme sul pavimento, Isabelle scopr con stupore
che da quella sagoma era uscito un lamento molto umano. Iniziarono a rotolarsi. S, la
figura era decisamente umana; sottile e pi bassa di Isabelle, indossava una tuta grigia e
delle scarpe da tennis. Si alzarono dei gomiti appuntiti, che la colpirono all'altezza delle
clavicole. Un ginocchio le affond nella pancia, all'altezza del plesso solare. Isabelle rest
senza fiato e si rotol su un fianco, cercando con la mano la frusta. Quando riusc a
estrarla, l'individuo era in piedi. Isabelle si rigir di nuovo e fece saettare la frusta in
avanti; l'estremit si avvilupp attorno alla caviglia dell'avversario e strinse forte. Isabelle
lo tir verso di s e gli fece perdere l'equilibrio.
Poi si rimise in piedi, cercando con la mano libera lo stilo, infilato nella cintura. Con un
gesto rapido tracci il marchio nyx sul braccio sinistro. Non ci mise molto ad adattare la
vista; quando i suoi occhi si abituarono al buio, l'intera stanza sembr riempirsi di luce.
Ora riusciva a vedere meglio il suo nemico: una figura sottile in tuta grigia e scarpe da
tennis, che indietreggiava scomposta fino a toccare il muro con la schiena. Il cappuccio
della tuta gli era scivolato all'indietro, scoprendo il viso. La testa era completamente pelata,
ma il viso era senza dubbio quello di una donna, con zigomi pronunciati e grandi occhi
scuri.
- Sta' ferma - le intim Isabelle tirando con forza la frusta. L'altra gridava di dolore. -
Piantala di fare resistenza.
La donna digrign i denti. - Verme - le disse. - Miscredente. Non ti dir niente.
Isabelle si rimise lo stilo nella cintura. - Se tiro la frusta come si deve, ti strappo la
gamba. - Cos dicendo diede un altro strattone all'arma, tendendola, poi avanz fino a
trovarsi di fronte alla donna. La guard.
- Quei bambini - disse l'altra - non erano abbastanza forti. Una partita troppo
debole, troppo.
- Troppo debole per cosa? - Vedendo che la donna non rispondeva, Isabelle le
ringhi contro: - Puoi dirmelo o perdere una gamba, a te la scelta. E non pensare che non
ti lascerei qui a morire dissanguata sul pavimento... Chi uccide i bambini non merita piet.
L'altra digrign di nuovo i denti e sibil come un serpente. - Se mi fai del male, lei ti
annienter.
- Lei chi... ? - Isabelle si interruppe, ricordando le parole di Alec. Talto  uno dei
diciassette nomi di Lilith. Praticamente la si pu definire la diabolica Signora dei Bambini
Morti. - Lilith - disse. - Sei una seguace di Lilith. Hai fatto tutto questo... per lei?
- Isabelle. - Era Alec, che davanti a s teneva la luce di Sandalphon. - Cosa sta
succedendo? Maia e Jordan stanno perlustrando tutto in cerca di... altri bambini, ma
sembra che fossero solo nella stanza grande. E questa invece?
- Questa... persona - disse Isabelle con aria disgustata -  un membro della setta
della Chiesa di Talto. A quanto pare venerano Lilith ed  per lei che hanno ucciso tutti
questi bambini.
- Non sono stati omicidi! - Esclam la donna mettendosi dritta a fatica. - Non sono
stati omicidi,  stato un sacrificio. Sono stati sottoposti a un test e sono risultati deboli. Non
 colpa nostra.
- Fammi indovinare - disse Isabelle. - Avete cercato di iniettare alle donne incinte
del sangue di demone. Peccato che quella roba  tossica e che i bambini non potevano
sopravvivere. Nascevano deformi e poi morivano.
La donna mugol. Fu un suono appena percettibile, ma Isabelle not che Alee aveva
stretto gli occhi. Fra loro due era sempre stato lui il migliore a capire la gente.
- Uno di quei bambini - disse. Era il tuo. Come hai potuto iniettare al tuo piccolo del
sangue di demone?
Alla donna inizi a tremare la bocca. - Non l'ho fatto. Eravamo noi a subire le iniezioni
di sangue. Le madri. Ci rendevano pi forti, pi veloci. Lo stesso con i nostri mariti. Per
ci siamo ammalati, sempre di pi; iniziavano a caderci i capelli, e le unghie... - Sollev
lentamente le mani, mostrando dita con unghie annerite e altre che erano cadute lasciando
dei solchi lacerati e sanguinolenti. Inoltre le braccia erano chiazzate di lividi nerastri.
- Stiamo morendo tutti - disse. Nella voce c'era un che di compiaciuto. -  questione
di giorni.
- Ti ha costretta a prendere del veleno e tu continui a venerarla? - le chiese Alec.
- Tu non capisci. - La donna aveva la voce fioca, trasognata. - Prima che lei mi
trovasse, non avevo niente. E come me tutte le altre. Vivevo per strada, per non
congelarmi dormivo sopra le grate della metropolitana. Lilith mi ha offerto un posto dove
vivere, una famiglia che si prendesse cura di me. Solo essere in sua presenza significa
essere al sicuro... Una sensazione che prima non avevo mai provato.
- Tu hai visto Lilith? - disse Isabelle sforzandosi di non far trasparire lo stupore.
Conosceva le sette demoniache; una volta, per Hodge, aveva scritto su di loro una rela-
zione, ricevendo anche un bel voto. La maggior parte delle sette veneravano demoni
inventati, frutto dell'immaginazione; alcune riuscivano a evocarne qualche demone
minore, che a quel punto uccideva tutti o si accontentava di farsi servire dai suoi adepti,
appagando i propri desideri senza dare in cambio granch. Per non aveva mai sentito
parlare di una setta che venerava un Demone Superiore e che lo aveva persino visto in
carne e ossa. Figuriamoci poi un demone potente come Lilith, la madre degli stregoni. -
Sei stata ammessa in sua presenza?
Gli occhi della donna si socchiusero. - S. E col suo sangue dentro di me riesco a sentire
quando  vicina. E ora lo .
Isabelle non pot farne a meno: la mano le and dritta sul ciondolo. Aveva iniziato a
pulsare ritmicamente dal momento in cui erano entrati nell'edificio e lei aveva pensato che
fosse per via del sangue di demone contenuto nei cadaveri dei bambini morti. Ora per si
rese-conto che la vicinanza di un Demone Superiore era una spiegazione molto pi sensata.
- Lei  qui? E dove?
La donna sembrava sul punto di abbandonarsi al sonno. - Di sopra - disse
distrattamente. - Con quel ragazzo vampiro. Quello che gira di giorno. Ci ha mandato a
prenderlo, ma lui era protetto e non abbiamo potuto torcergli un capello. Chi si  messo
sulle sue tracce  morto. Poi, quando fratello Adamo  tornato per dirci che il ragazzo era
protetto dal sacro fuoco, lady Lilith si  arrabbiata e lo ha ucciso all'istante. Che fortuna,
morire per mano sua, che fortuna... - Inizi a tremarle il respiro. - E intelligente, lady
Lilith: ha trovato un altro modo per attirare il vampiro...
La frusta cadde dalla mano di Isabelle, paralizzatasi all'improvviso. - Simon? Ha
portato qui Simon? Perch?
- Nessuno di quelli che vanno da lei - esal la donna - fa ritorno...
Isabelle cadde in ginocchio, riprendendo la frusta. - Piantala - le ordin con voce
tremante. - Piantala di blaterare e dimmi dov'. Dove lo ha portato? Dov' Simon? Dim-
melo, altrimenti...
- Isabelle - la interruppe Alee in tono grave. - Iz,  inutile.  morta.
Isabelle rimase a guardare incredula la donna. Era morta fra un respiro e l'altro, con gli
occhi spalancati e il viso disegnato da linee morbide. Ora era possibile vedere che, sotto le
privazioni, la calvizie e i lividi, c'era una giovane di venti anni al massimo. - Maledizione.
- Non capisco - disse Alec. - Che cosa pu volere un Demone Superiore da Simon?
Lui  un vampiro. Certo, un vampiro potente, ma...
- Il Marchio di Caino - disse Isabelle sconvolta. - Tutto questo deve avere qualcosa a
che fare con il Marchio. Per forza. - Raggiunse l'ascensore e pigi con forza il pulsante di
chiamata. - Se Lilith  davvero la prima moglie di Adamo e Caino il figlio di Adamo,
allora il Marchio di Caino  quasi vecchio quanto lei.
- Dove stai andando?
- Ha detto che erano di sopra - rispose Isabelle. - Passer al setaccio tutti i piani,
finch non lo trover.
- Non pu fargli del male, Izzy - disse Alec con quella voce da saggio che Isabelle
detestava. - Lo so che sei preoccupata, ma ha il Marchio di Caino:  un intoccabile.
Nemmeno un Demone Superiore pu metterlo in pericolo, nessuno.
Isabelle lo guard con cipiglio. - E allora perch lo vuole, secondo te? Per avere
qualcuno che passi in lavanderia a ritirarle i vestiti? Veramente, Alee...
Si sent il suono di un campanello e la freccia sopra l'ascensore pi distante si illumin.
Isabelle avanz mentre le porte iniziavano ad aprirsi. Ne usc della luce... E dopo la luce, si
rivers fuori una marea di donne e uomini, tutti pelati, emaciati, con tute grigie e scarpe
da tennis. Brandivano armi rudimentali ricavate dai materiali da costruzione: schegge di
vetro, tondini d'acciaio, blocchi di cemento. Nessuno parlava. In un silenzio tanto assoluto
quanto inquietante, traboccarono fuori dall'ascensore come una cosa sola, puntando verso
Alec e Isabelle.
Capitolo 18
CICATRICI DI FUOCO
Le nuvole avevano iniziato a rotolare sopra il fiume, come a volte fanno la sera, portando
con loro una densa foschia. Questa non nascondeva ci che stava accadendo sul tetto, ma
si limitava a depositare una sorta di nebbiolina oscura su tutto il resto. Gli edifici che si
innalzavano tutt'intorno erano tetri pilastri di luce, e la luna splendeva a stento, una
lampadina soffocata da quelle nuvole che correvano rapide e basse. Le schegge della bara
di vetro, sparse sul pavimento di piastrelle, brillavano come cristalli di ghiaccio; anche
Lilith brillava, pallida al chiarore della luna, guardando Simon che si piegava sul corpo
immobile di Sebastian e beveva il suo sangue.
Clary sopportava a stento quello spettacolo. Sapeva che Simon detestava quel che stava
facendo, e sapeva anche che lo stava facendo per lei. Per lei e persino, in piccola parte, per
face. Si rendeva conto di quale sarebbe stata la fase successiva del rituale: Simon avrebbe
donato il suo sangue a Sebastian senza opporre resistenza, dopodich sarebbe morto. I
vampiri potevano morire per dissanguamento. Sarebbe andata cos, e lei lo avrebbe perso
per sempre, e sarebbe stata colpa sua. Tutta colpa sua.
Sentiva Jace dietro la schiena, con le braccia ancora avvolte attorno a lei e il cuore che gli
batteva lento e regolare contro le sue scapole. Ripens al modo in cui lui l'aveva stretta sui
gradini della Sala degli Accordi di Idris. Il rumore del vento fra le foglie mentre la baciava;
le sue mani calde su entrambe le guance; il modo in cui gli aveva sentito battere il cuore,
pensando che a nessuno battesse cos, come se ogni palpito corrispondesse ai suoi. Da
qualche parte doveva esserci ancora, come Sebastian dentro quella prigione di ghiaccio.
Doveva esistere un modo per raggiungerlo.
Lilith stava guardando Simon chinato sopra Sebastian coi suoi occhi neri fissi e
spalancati. La presenza di Clary e di Jace le era del tutto indifferente.
- Jace - sussurr Clary. - Jace, non voglio guardare. Si strinse a lui, come se volesse
rannicchiarsi fra le sue braccia, poi finse di spaventarsi quando il coltello le sfior la gola.
- Per favore, Jace - gli sussurr. - Il coltello non ti serve. Lo sai che non posso farti
male.
- Ma perch...
- Ti voglio solo guardare. Voglio vederti in faccia. Clary sent il petto gonfiarsi e poi
abbassarsi una sola volta, rapidamente. Lui rabbrivid, come se stesse lottando contro
qualcosa, respingendola. Poi si mosse, come solo lui sapeva fare, talmente in fretta da
sembrare un lampo di luce. Tenne il braccio destro stretto attorno a Clary e con la mano
sinistra fece scivolare il coltello nella cintura.
Clary si sent il cuore battere all'impazzata. Potrei scappare, pens, ma fu solo un istante.
Lui l'avrebbe ripresa. Pochi attimi dopo Jace era di nuovo avvolto attorno a lei,
afferrandole le braccia per girarla. Sent le sue dita che le salivano su per la schiena, per le
braccia nude e tremanti, mentre veniva voltata faccia a faccia verso di lui.
Ora Clary non stava pi osservando Simon e nemmeno il demone Lilith, anche se
continuava ad avvertire la loro presenza alle spalle, cosa che le dava i brividi lungo la
schiena. Alz lo sguardo su Jace. Il suo volto le era cos familiare... I lineamenti, il modo in
cui i capelli gli ricadevano sulla fronte, la piccola cicatrice sopra lo zigomo, l'altra sulla
tempia. Le ciglia, di un tono pi scure dei capelli. Gli occhi, del colore di un vetro giallo
chiaro. Era quello a renderlo diverso, pens. Aveva ancora l'aspetto di Jace, ma lo sguardo
era vacuo e spento, come se lo stesse osservando da dietro una finestra che dava su una
stanza vuota.
- Ho paura - gli disse.
Lui le accarezz una spalla, facendo partire delle scintille che le si irradiarono lungo i
nervi; fu con un senso di nausea che si accorse di come il suo corpo ancora reagiva al tocco
di lui. - Non permetter che ti succeda niente di male.
Clary lo fiss. Lo pensi sul serio, vero!  come se non riuscissi a vedere il distacco che c' fra le
tue azioni e le tue intenzioni. In qualche modo lei deve essere riuscita a nascondertelo.
- Non riuscirai a fermarla - gli disse. - Lei mi uccider, Jace.
Lui scosse la testa. - No, non lo far. Clary voleva gridare, ma si sforz di mantenere la
voce calma e ponderata. - Lo so che sei qui dentro, Jace. Il vero Jace. - Si strinse pi forte
a lui, sentendo premere contro il proprio ventre la fibbia della cintura. - Potresti
combatterla...
Aveva detto la cosa sbagliata. Jace si irrigid completamente e lei gli vide un lampo di
angoscia negli occhi, lo sguardo di un animale in trappola. Era bastato un istante per farlo
tornare inflessibile. - Non posso.
Clary rabbrivid. L'espressione di lui era tremenda, davvero tremenda... Vedendola
tremare, per, Jace addolc lo sguardo. - Hai freddo? - le chiese, e per un istante sembr
il vecchio Jace, preoccupato che lei stesse bene. Le fece sentire male alla gola.
Annu, anche se la temperatura era l'ultima cosa a cui pensare. - Posso mettere le mani
dentro la tua giacca?
Lui fece di s con la testa. Teneva la giacca sbottonata e lei vi fece scivolare dentro le
mani, toccandogli piano la schiena. Attorno a loro, un silenzio angosciante. La citt
sembrava congelata dentro un prisma di ghiaccio. Persino la luce irradiata dagli edifici
circostanti era fredda e immobile.
Jace respirava in modo lento e costante. Clary riusciva a vedergli la runa sul petto,
attraverso il tessuto strappato della camicia. Era come se, a ogni respiro, quel disegno
pulsasse. Era disgustoso, pens, attaccato a lui come una sanguisuga che gli risucchiava
quanto di buono aveva, che gli risucchiava Jace.
Si ricord quello che Luke le aveva detto su come distruggere una runa. Se la si sfigura
abbastanza,  possibile ridurne o distruggerne i poteri. A volte capita che, durante il
combattimento, il nemico cerchi di ustionare o ferire la pelle dello Shadowhunter,
appunto per privarlo del potere delle sue rune.
Tenne gli occhi fissi sul viso di Jace. Dimentica quello che sta succedendo, pens. Dimenticati
di Simon e del coltello che hai alla gola. Quello che dirai adesso conta pi di tutto quello che hai
mai detto finora.
- Ricordi quello che mi hai detto al parco? - sussurr.
Lui la guard sorpreso. - Cosa?
- Quando ti dissi che non capivo il significato di quella frase. Adesso me la ricordo e
capisco anche cosa voleva dire. Mi spiegasti che l'amore era la forza pi potente al mondo,
pi potente di qualunque altra cosa.
Fra le sopracciglia di Jace comparve una sottile increspatura. - Io non...
- S invece. - Vacci piano, Clary, si disse, ma non riusciva a trattenere la tensione che le
affiorava nella voce. - Te lo ricordi. La cosa pi potente che ci sia, hai detto. Pi forte del
paradiso e dell'inferno. Dev'essere pi forte anche di Lilith, allora.
Niente. Lui continuava a fissarla come se non la sentisse. Era come gridare dentro un
tunnel nero e vuoto. Jace, Jace, Jace. Lo so che ci sei.
- C' un modo per proteggermi e per continuare a fare quello che vuole lei - gli disse.
- Non sarebbe la cosa migliore?, - Spinse ancora di pi il proprio corpo contro il suo,
avvertendo una stretta allo stomaco. Era come stringere Jace e non stringerlo al tempo
stesso, gioia e orrore mescolati insieme. E sentiva il suo corpo che reagiva al proprio, il
battito del cuore nelle orecchie, nelle vene; lui non aveva smesso di desiderarla,
nonostante chiss quanti livelli di controllo Lilith stesse esercitando sulla sua mente.
- Ora te lo spiego io - gli sussurr sfregandogli le labbra contro il collo. Inal il suo
odore, familiare come quello della propria stessa pelle. - Ascoltami.
Alz il viso. Quando lui si chin per ascoltarla, fece scivolare la mano dalla vita di Jace
all'elsa del pugnale che teneva infilato nella cintura. Lo estrasse proprio come lui le aveva
insegnato a fare quando si allenavano, tenendolo ben saldo dentro al palmo, poi strisci
con violenza la lama sul lato sinistro del petto di lui, formando un arco basso e lungo. Jace
lanci un urlo, pi per lo spavento che per il dolore, pens lei, e dalla ferita schizz del
sangue che inizi a colargli lungo la pelle, oscurando la runa. Il ragazzo si port una mano
al petto e, quando la tolse e la vide rossa, fiss Clary con gli occhi sgranati, come se in un
certo senso fosse veramente addolorato, veramente incapace di credere a quel tradimento.
Clary si allontan da lui, girandosi appena sent il grido di Lilith. Simon non era pi
chino sopra Sebastian; si era rialzato e ora guardava Clary, col dorso della mano premuto
contro la bocca. Il sangue nero dei demoni gli colava dal mento e gli finiva sulla maglietta
bianca. Aveva gli occhi spalancati.
- Jace! - La voce di Lilith si innalz, sbalordita. - Jace, prendila. Te lo ordino.
Lui non si mosse. Spostava lo sguardo da Clary a Lilith alla propria mano insanguinata,
e ancora da capo. Simon aveva iniziato a indietreggiare rispetto a Lilith; all'improvviso si
ferm e si pieg in due, cadendo sulle ginocchia. Lilith diede le spalle a Jace e si avvicin a
lui, con i severi lineamenti del viso contorti dalla tensione. - Alzati! - sbrait. - In piedi!
Hai bevuto il suo sangue, ora a lui serve il tuo!
Simon si sforz di mettersi seduto, poi scivol senza forze sul pavimento. Gli venne un
conato e inizi a vomitare sangue nero. Clary ricordo quando a Idris aveva detto che il
sangue di Sebastian era come veleno. Lilith alz un piede all'indietro per assestare un
calcio a Simon, ma poi indietreggi barcollando come se fosse stata spinta da una robusta
mano invisibile. Lanci uno strillo acuto: nessuna parola, solo il grido simile a quello di
una civetta, il suono dell'odio e della rabbia allo stato puro.
Non era qualcosa che avrebbe potuto produrre un essere umano, piuttosto schegge di
vetro appuntite che finivano dritte nelle orecchie di Clary. - Lascia stare Simon! Sta male.
Non lo vedi che sta male?! - grid.
Si pent all'istante di aver parlato. Lilith si volt lentamente, posando uno sguardo
freddo e autoritario su Jace. - Ti avevo avvisato, Herondale - tuon la sua voce. - Non
farla uscire dal cerchio. Prendile l'arma.
Clary si era a malapena resa conto di stringere ancora il pugnale. Aveva talmente freddo
da sentirsi quasi paralizzata, ma, al di sotto di quella sensazione, una rabbia
incontrollabile verso Lilith e verso tutto le consent di muovere il braccio. Butt a terra il
coltello, che scivol sulle piastrelle e arriv ai piedi di Jace. Lui lo guard con sguardo
perso, come se fosse la prima volta che vedesse un'arma simile.
La bocca di Lilith era sottile come una ferita sanguinante. Il bianco degli occhi era sparito:
nello sguardo non c'era che nero. Non c'era pi niente di umano. - Jace - sibil. - Jace
Herondale, mi hai sentito. E mi obbedirai.
- Prendilo - disse Clary a Jace, guardandolo. - Prendilo e uccidi lei o me. A te la
scelta.
Jace si chin lentamente e raccolse il pugnale.
Alec teneva Sandalphon in una mano e, nell'altra, un hachiwara, adatto per parare attacchi
multipli. Ai suoi piedi giacevano almeno sei dei membri della setta, morti o privi di sensi.
Alec aveva gi sconfitto un discreto numero di demoni, ma combattere contro i seguaci
della Chiesa di Talto aveva un che di particolarmente sinistro. Si muovevano tutti insieme,
pi simili a una marea nera che a un gruppo di persone, ed erano inquietanti, perch
apparivano allo stesso tempo silenziosissimi, forti e veloci. Come se non bastasse,
sembrava che non avessero la minima paura di morire. Anche se Alec e Isabelle gridavano
loro di stare indietro, quelli continuavano ad avanzare come un'orda muta e compatta che
si scagliava contro gli Shadowhunters con l'incoscienza autodistruttiva dei lemming che si
gettano gi da una rupe. Avevano seguito Alec e Isabelle lungo il corridoio fino al grande
salone colmo di piedistalli di pietra, ma poi Jordan e Maia erano stati spinti a correre dal
rumore della lotta: lui con le sembianze da lupo, lei ancora umana ma con gli artigli
interamente dispiegati.
Era come se i membri della setta non si accorgessero nemmeno della loro presenza.
Continuavano a combattere, cadendo uno dopo l'altro, mentre Alec, Maia e Jordan
tiravano colpi a destra e a manca con coltelli, lame e artigli. La frusta di Isabelle formava
disegni luccicanti nell'aria mentre si accaniva sui corpi, lanciando schizzi di sangue. Maia
in particolare stava dando ottima prova di s: attorno aveva i corpi accasciati di almeno
una dozzina di avversari e ora ne stava attaccando uno con una furia devastante; le mani,
munite di artigli, erano rosse fino ai polsi.
Uno dei nemici avanz veloce contro Alec e gli si avvent contro a mani tese. Aveva il
cappuccio alzato, perci non era possibile vedergli la faccia, n indovinarne il sesso o l'et.
Alec gli affond la lama di Sandalphon nel lato sinistro del petto. La creatura grid: il
grido di un uomo, forte e profondo. Collass, tenendosi le mani aggrappate al petto, dove
le fiamme lambivano i bordi del buco apertosi nella sua felpa. Alec si gir, disgustato.
Odiava vedere quel che succedeva agli umani quando la lama dei serafini penetrava nella
loro carne.
All'improvviso sent un forte bruciore lungo la schiena e, voltandosi, vide un altro
seguace di Talto che brandiva un pezzo d'acciaio acuminato. Questo per non portava il
cappuccio: era un uomo, col viso talmente magro che gli zigomi sembravano bucargli la
pelle. Sibil e si scagli di nuovo contro Alec, il quale salt di lato lasciando che l'arma del
nemico gli fischiasse accanto senza toccarlo. Si gir e gliela calci via di mano, facendola
cadere sul pavimento; l'altro allora volt le spalle ad Alec e, quasi inciampando in uno dei
corpi, cominci a scappare.
Alec esit un istante. L'uomo era quasi riuscito ad arrivare alla porta. Sapeva di doverlo
seguire, perch magari stava correndo ad avvertire qualcuno o a chiedere rinforzi, ma si
sent stanco nel profondo, disgustato e persino un po' nauseato. Forse quelle persone
erano possedute, forse non erano nemmeno pi del tutto persone, ma uccidere degli esseri
umani era un po' troppo, per lui.
Si domand cosa ne avrebbe pensato Magnus, ma a essere sinceri lo sapeva gi. Non era
la prima volta che affrontava simili creature, i servitori di una setta demoniaca. Quasi tutto
quello che avevano di umano era stato consumato dal demone per ricavarne energia, non
lasciando nient'altro che lui feroce desiderio di uccidere e un corpo che moriva di una
lenta agonia. Ormai non li si poteva pi salvare: incurabili, corrotti per sempre. Sent la
voce di Magnus come se lo stregone gli fosse accanto. Ucciderli  il gesto pi
compassionevole che puoi compiere.
Pigiato di nuovo l'hachiwara dentro la cintura, Alee inizi l'inseguimento scagliandosi
fuori dalla porta ed entrando nel corridoio alla ricerca del fuggitivo. Non c'era nessuno. Le
porte dell'ascensore pi distante si aprirono di colpo, facendo partire uno strano segnale
acustico, molto penetrante. Da quel punto si aprivano diverse porte; Alee, sapendo di non
avere indizi, ne scelse una a caso e la imbocc di corsa.
Si ritrov in un labirinto di stanzette non ancora completate: era stato applicato di fretta
del cartongesso e, dai buchi nelle pareti, spuntavano cavi multicolori. La lama dei serafini
creava una rete di luce sulle pareti, mentre il ragazzo si spostava cautamente da un vano
all'altro, coi nervi a fior di pelle. A un certo punto la luce inizi a muoversi e Alee fece un
salto. Abbassando la lama, vide un paio di occhi rossi e un corpicino grigio che si rifugiava
in una cavit del muro. Il ragazzo fece una smorfia di disgusto. Quella era New York.
Anche in un edificio nuovo di zecca, i topi.
Alla fine, le stanze si aprivano in uno spazio pi ampio, non come il salone coi piedistalli,
ma comunque molto grande. C'era anche una parete di vetro, coperta in alcuni punti con
cartongesso incollato.
In uno degli angoli era rannicchiata un'ombra scura, vicino a una tubatura aperta. Alee le
si avvicin con cautela. Era solo un gioco di luce? No, la sagoma era chiaramente umana,
una figura piegata e accovacciata con indosso abiti scuri. La runa della visione di Alee lo
solletic mentre strizzava gli occhi per guardare e si sporgeva in avanti. La sagoma si
rivelo essere quella di una donna scalza, con le mani incatenate davanti a s alla tubatura.
Sollev la testa, quando Alee le si avvicin, e la debole luce che si rivers dalle finestre le
illumin la chioma biondo pallido.
- Alexander? - disse con voce colma di stupore. - Alexander Lightwood?
Era Camille.
- Jace. - La voce di Lilith si abbatt come una frusta sulla carne viva; persino Clary
trasal quando fu raggiunta da quel suono. - Io ti ordino di...
Jace arretr con il braccio. Clary si irrigid, preparandosi... Finch lui non lanci il coltello
contro Lilith. Saett nell'aria, metro dopo metro, e le affond nel petto; lei perse l'equilibrio
e barcoll all'indietro. I suoi tacchi scivolarono sulle piastrelle lisce, poi il demone si rad-
drizz ringhiando e cercando con una mano di estrarre l'arma conficcatasi nel costato.
Sputando parole in una lingua che Clary non capiva, la prese e la butt a terra: la lama
cadde con un sibilo, dissolta per met, come fosse stata corrosa da un potente acido.
La donna si gir di scatto verso Clary. - Cosa gli hai fatto? Che cosa? - Fino a un
momento prima Lilith aveva gli occhi completamente neri, ora sembravano sporgere
all'infuori: dalle cornee le guizzavano serpenti neri. Clary lanci un urlo e indietreggi,
rischiando di inciampare su un cespuglio basso. Quella era la Lilith che aveva visto nella
visione di Ithuriel, con gli occhi di serpe e la voce aspra e roboante. Avanz verso Clary...
E all'improvviso Jace fu tra loro, bloccando la strada a Lilith. Clary lo guard: era di
nuovo lui. Sembrava ardere del fuoco della giustizia, come era successo a Raziel vicino al
lago Lyn durante quella notte terribile. Dalla cintura aveva estratto una lama dei serafini,
il cui bagliore argenteo gli si rifletteva negli occhi; il sangue gli colava dallo strappo nella
camicia e gli lucidava la pelle nuda. Il modo in cui guardava lei, in cui guardava Lilith... Se
gli angeli avessero potuto risorgere dall'inferno, pens Clary, avrebbero avuto il suo
aspetto. - Michele - disse, e Clary non sapeva se fosse per via della forza di quel nome o
della rabbia nella voce, ma la lama di Jace si illumin pi intensamente di qualsiasi altra
lama dei serafini avesse mai visto. Distolse lo sguardo per un istante, accecata, e vide
Simon accovacciato accanto alla bara di vetro di Sebastian, simile a un mucchietto scuro.
Si sent il cuore contorcersi nel petto. E se il sangue di demone di Sebastian lo aveva
avvelenato? Il Marchio di Caino sarebbe stato inutile. Era un gesto che aveva compiuto
volontariamente contro se stesso. Per lei. Simon.
- Ah, Michele. - La voce di Lilith traboccava di ilarit, mentre si muoveva verso Jace.
- Il capitano delle milizie del Signore. Lo conoscevo.
Jace sollev la lama dei serafini; brill come una stella, cos forte che Clary si chiese se
riuscisse a vederla tutta la citt, come una torcia che perforava il cielo. - Non fare un altro
passo.
Lilith, con grande sorpresa di Clary, si ferm. - Michele uccise il demone Samael, di cui
ero innamorata - rivel. - Come mai, giovane Shadowhunter, i vostri angeli sono cos
freddi e spietati? Perch distruggono chi non vuole obbedire?
- Non pensavo che fossi una cos grande sostenitrice del libero arbitrio - rispose Jace,
e il modo in cui lo disse, con la voce carica di sarcasmo, contribu a rassicurare
ulteriormente Clary sul fatto che quello era l'unico e autentico Jace. - Allora che ne pensi
di lasciarci scendere tutti da questo tetto? Io, Simon e Clary? Cosa ne dici, demone? 
finita. Ora non mi controlli pi. Non voglio ferire Clary, e Simon non ti obbedir. Quanto
a quella schifezza che stai cercando di resuscitare, be', ti consiglio di sbarazzartene prima
che cominci a puzzare. Perch non torner, ed ha passato la data di scadenza da un pezzo.
Il viso di Lilith si contrasse in una smorfia. Sput verso Jace, e la sua saliva era una
fiamma nera che, colpito il suolo, si trasform in un serpente che strisci verso il ragazzo
con le fauci spalancate. Jace lo schiacci con una scarpa e si sporse verso la donna con la
lama spiegata; ma quando la luce fu sul punto di illuminarla, Lilith aveva lasciato dietro di
s soltanto un'ombra, per poi svanire e riformarsi di nuovo alle spalle di Jace. Quando lui
si volt, lei gli si avvicin quasi svogliatamente e gli batt il petto con la mano aperta.
Jace fece un volo e la lama dei serafini gli cadde di mano, scivolando sulle piastrelle. Il
ragazzo and a schiantarsi contro il muretto che delimitava la terrazza con una forza tale
da creare delle crepe nell'intonaco. Poi cadde a terra, visibilmente scosso, con un tonfo
sordo.
Senza fiato, Clary corse per recuperare la lama dei serafini, ma non riusc a raggiungerla:
Lilith sollev la ragazza di peso con due mani scarne e ghiacciate, dopodich la scagli con
una forza spaventosa dentro una siepe bassa. I rami le massacrarono la pelle, aprendole
delle lunghe ferite. Lott per liberarsi, col vestito rimasto impigliato tra il fogliame; senti la
seta che si strappava mentre si rimetteva in piedi, e quando si gir vide Lilith che faceva
rialzare Jace afferrandogli con mano ben salda il tessuto insanguinato della camicia.
Gli fece un sorriso, rivelando che anche i denti erano neri, splendenti come metallo. -
Sono contenta che sei in piedi, piccolo Nephilim. Ti voglio guardare in faccia mentre ti
uccido, non pugnalarti alle spalle come hai fatto tu con mio figlio.
Jace si pass la manica della camicia sulla faccia,- perdeva sangue da una lunga ferita
sulla guancia, e il tessuto da bianco divent rosso. - Lui non  tuo figlio. Gli hai solo dato
del sangue, e questo non lo rende tuo. Madre di stregoni... - Si interruppe e gir la testa
per sputare sangue. - Non sei madre di nessun altro.
Gli occhi di serpente di Lilith saettarono avanti e indietro furiosamente. Clary,
districandosi a fatica dalla siepe, vide che ognuno dei serpenti aveva due occhi rossi e
luminosi. Si sent rivoltare lo stomaco a osservarli mentre si muovevano, con i loro sguardi
che sembravano strisciare su e gi dal corpo di Jace. - Tagliare la mia runa, che gesto
brutale - pronunci con odio.
- Ma efficace - ribatt Jace.
- Non puoi vincere contro di me, Jace Herondale - gli disse. - Potrai anche essere il
pi grande Shadowhunter che questo mondo abbia mai conosciuto, ma io sono pi di un
semplice Demone Superiore.
- E allora combatti - la sfid Jace. - Ti dar un'arma, io user la mia lama dei serafini.
Un duello uno contro uno, e vediamo chi vince.
Lilith lo guard scuotendo piano la testa, coi capelli che le fluttuavano attorno come
fumo nero. - Sono la pi antica di tutti i demoni disse. - Non sono un uomo, in me non
c' traccia di quell'orgoglio maschile con cui mi vuoi stuzzicare, e un duello non mi
interessa. Quella  una debolezza tipica del tuo sesso, non del mio: io sono una donna,
user qualsiasi arma, le user tutte, per ottenere ci che voglio. - A quel punto lo lasci
andare con una spinta di disdegno; Jace barcoll un istante, ma si rimise subito diritto e
corse ad afferrare la lucente lama di Michele, ancora a terra.
La agguant proprio mentre Lilith rideva e sollevava le mani. Dai suoi palmi aperti
esplosero delle ombre semiopache, e per Jace fu uno shock vedere che si solidificavano
formando due demoni identici, dalla forma nera e indistinta, con gli occhi color rosso
brillante. Toccarono terra muovendo minacciosi le zampe e ringhiando. Erano due cani,
pens Clary, allibita. Due cani neri, scarni e dall'aspetto feroce, che ricordavano
vagamente due dobermann.
- Cani infernali - disse Jace in un soffio. - Clary...
Si interruppe quando una delle due bestie salt verso di lui con la bocca spalancata,
grande come quella di uno squalo, sputando dalla gola un latrato agghiacciante. Un attimo
dopo anche il secondo spicc un balzo in aria e si butt direttamente su Clary.
- Camille. - Alec non ci stava capendo pi niente. - Che cosa ci fai tu qui?
Si rese subito conto di aver fatto una domanda idiota e dovette resistere all'impulso di
tirarsi da solo una sberla. L'ultima cosa che voleva era fare la figura dello stupido davanti
alla ex fidanzata di Magnus.
- stata Lilith - disse il vampiro con una vocina tremante. - Ha detto ai suoi seguaci
di fare irruzione nel Santuario. Non  attrezzato per difendersi dagli umani, e loro lo sono,
pi o meno. Mi hanno tagliato le catene e mi hanno portata qui da lei. - Alz le mani,
scuotendo gli anelli metallici che le legavano i polsi alla tubatura. - Mi hanno torturata.
Alec si accovacci, per avere gli occhi alla stessa altezza di quelli di Camille. I vampiri
non potevano avere lividi, perch guarivano troppo in fretta, ma il lato sinistro dei capelli
della donna era sporco di sangue, dettaglio da cui Alee dedusse che probabilmente stava
dicendo la verit. - Diciamo che ti credo - le disse. - Che cosa voleva da te? Niente di
tutto quello che so su Lilith dice che nutra un particolare interesse per i vampiri...
- Tu sai perch il Conclave mi aveva imprigionata - rispose lei. - Avrai sentito.
- Hai ucciso tre Shadowhunters. Magnus dice che sostenevi di averlo fatto perch
qualcuno ti aveva ordinato di... - Si interruppe. - Lilith?
- Se te lo dico, mi aiuterai? - Il labbro inferiore le trem. Aveva gli occhi enormi, verdi,
supplicanti. Era bellissima. Alec si chiese se avesse mai guardato in quel modo anche
Magnus e al solo pensarci gli veniva voglia di scuoterla.
- Forse - rispose con una freddezza nella voce che stup anche lui. - Direi che in
questo momento non hai molto potere di trattativa. Potrei andarmene e lasciarti nelle mani
di Lilith, tanto a me non cambierebbe niente.
- S, invece - fece l'altra. Parlava in tono grave. - Magnus ti ama. Ma non ti amerebbe
se tu fossi il genere di persona che abbandona qualcuno in pericolo.
- Lui amava te - disse Alec.
Camille fece un sorriso malinconico. - Sembra che da allora abbia imparato la lezione.
Alec si inclin leggermente all'indietro sui talloni. Senti - le disse. - Dimmi la verit. Se
lo fai, ti libero e ti porto al Conclave. Ti tratteranno meglio di Lilith.
Camille si guard i polsi, incatenati alla tubatura. - Il Conclave mi ha incatenata -
disse. - Lilith pure. Non vedo una grande disparit di trattamento.
- Penso che allora la scelta spetti a te. Fidarti di me o fidarti di lei - dichiar Alec. Era
una scommessa, se ne rendeva conto.
Aspett svariati minuti, carichi di tensione, prima di sentirsi dire: - Molto bene. Se
Magnus si fida di te, allora mi fido anch'io. - Sollev la testa, facendo del suo meglio per
non perdere la dignit malgrado i vestiti strappati e i capelli insanguinati. -  stata Lilith
a venire da me, non il contrario. Ha saputo che stavo cercando di riprendere da Raphael
Santiago il mio ruolo di capo del clan di Manhattan. Ha detto che mi avrebbe aiutata, se io
avessi aiutato lei.
- Aiutarla uccidendo gli Shadowhunterss?
- Voleva il loro sangue - spieg Camille. - Era per quei neonati. Iniettava il sangue di
Shadowhunter e di demone nelle madri, cercando di ripetere quello che Valentine aveva
fatto con suo figlio. Per non ha funzionato: i bambini diventavano dei mostri e poi
morivano. - Accorgendosi dello sguardo disgustato di Alec, Camille aggiunse: -
All'inizio non sapevo quale fosse il motivo per cui voleva il sangue. Forse non hai un'alta
opinione di me, ma io non mi diverto a uccidere gli innocenti.
- Non eri obbligata a farlo soltanto perch te lo ha detto lei - osserv Alec.
- Camille gli rivolse un sorriso stanco. - Quando si  vecchi come lo sono io - disse
- significa che hai imparato le regole del gioco: le alleanze giuste al momento giusto. Da
stringere non solo coi potenti, ma con chi pensi che render potente te. Sapevo che, rifiu-
tandomi di aiutare Lilith, lei mi avrebbe ucciso; i demoni sono diffidenti per natura, e lei
avrebbe pensato che sarei andata dritta al Conclave per rivelare quello che sapevo sui suoi
piani per uccidere gli Shadowhunters, e questo anche se avessi promesso di non fiatare.
Ho immaginato che Lilith fosse un pericolo maggiore della tua gente.
- E di uccidere gli Shadowhunters non ti importava.
- Facevano parte del Circolo - disse Camille. - Avevano ucciso i miei simili, e i tuoi.
- E Simon Lewis? Perch ti interessava?
- Tutti vogliono il Daylighter al loro fianco - rispose lei con un'alzata di spalle. - E io
sapevo che porta il Marchio di Caino. Uno dei subalterni di Raphael mi  ancora fedele e
mi ha passato l'informazione. Pochi altri Nascosti ne sono a conoscenza, ma  una
caratteristica che lo rende un alleato di valore incalcolabile.
-  questo che vuole Lilith da lui?
Camille sgran gli occhi. Aveva la pelle molto pallida, e sotto di essa, Alec lo aveva
notato, le vene si erano scurite e iniziavano a propagarsi come un reticolato su tutto il viso,
come avrebbe fatto una crepa sulla porcellana. I vampiri affamati perdevano il controllo,
poi, una volta rimasti troppo a lungo senza cibo, svenivano. Pi erano vecchi, pi a lungo
potevano resistere a digiuno, ma Alee si chiese quando era stata l'ultima volta che Camille
si era nutrita. - Cosa intendi dire?
- Pare che abbia convocato Simon per incontrarlo - disse Alec. - Sono da qualche
parte dentro a questo edificio.
Camille lo fiss un attimo di troppo, poi scoppi a ridere. - Ma senti un po'. Lei non lo
ha mai nominato a me e io non l'ho mai nominato a lei, eppure entrambe lo inseguivamo
per i nostri scopi. Se lei lo vuole,  per il sangue - disse. - Il rituale che sta svolgendo 
quasi sicuramente un rituale di sangue. Quello di Simon, che contiene sia sangue dei
Nascosti sia sangue degli Shadowhunters, le sarebbe estremamente utile.
Alec avvert un brivido di disagio. - Ma lei non pu fargli del male. Il Marchio di
Caino...
- Trover un modo per aggirare il problema. Lei  Lilith, la madre degli stregoni. Vive
da molto, molto tempo, Alexander.
Alec si rialz in piedi. - Allora far meglio a scoprire cosa sta facendo.
Le catene di Camille sferragliarono mentre anche lei cerc di alzarsi sulle ginocchia. -
Aspetta! Avevi detto che mi avresti liberato.
Alec si gir e abbass lo sguardo per guardarla. - No, ho detto che ti avrei affidata al
Conclave.
- Ma se mi lasci qui, niente pu impedire che sia Lilith la prima a trovarmi. - Butt
all'indietro i capelli imbrattati, mentre sul viso le comparivano delle rughe di tensione. -
Alexander, per favore. Ti prego...
- Chi  Will? - le chiese di colpo. Le parole gli uscirono di colpo, senza preavviso, e
con grande orrore di chi le aveva pronunciate.
- Will? - Per un momento il viso di Camille non trad alcuna espressione, poi diede i
segni di una vaga reminescenza e, infine, quasi di allegria. - Tu hai ascoltato la mia
conversazione con Magnus.
- In parte - ammise Alec senza sbilanciarsi troppo. - Will  morto, vero? Voglio dire,
Magnus ha detto che  passato molto tempo da quando lo aveva conosciuto...
- Lo so cos' che ti preoccupa, giovane Shadowhunter. - La voce di Camille si era
fatta dolce e musicale. Dietro di lei, attraverso le finestre, Alec riusciva a vedere in
lontananza le luci intermittenti di un aereo che volava sopra la citt. - All'inizio eravate
felici. Pensavate al presente, non al futuro. Ora lo hai capito: tu invecchierai e un giorno
morirai. Magnus invece no, lui andr avanti. Non invecchierete insieme, vi allontanerete
sempre di pi.
Alec pens alle persone sull'aereo, lass, nell'aria gelida, che guardavano la citt come
fosse un campo di diamanti sfavillanti e lontani. Lui non era mai salito su un aeroplano,
poteva solo immaginare come ci si sentiva: soli, distanti, scollegati dal mondo. - Non
puoi saperlo - disse a un tratto. - Non puoi sapere se ci allontaneremo.
Lei gli fece un sorriso compassionevole. - Ora sei bellissimo - gli disse. - Ma lo sarai
ancora tra vent'anni? Tra quaranta? Cinquanta? Lui amer ancora i tuoi occhi azzurri,
quando inizieranno a sbiadire, la tua pelle soffice, quando la vecchiaia la incider con
solchi profondi? E le mani, quando raggrinziranno e diventeranno deboli, i capelli,
quando si tingeranno di bianco...
- Taci. - Alec aveva sentito la propria voce incrinarsi, e se ne vergogn. - Taci e basta.
Non voglio sentire queste cose.
- Non deve andare per forza tosi. - Camille si sporse verso di lui, con gli occhi verdi
che le brillavano. - E se ti dicessi che non devi invecchiare? Che non devi morire?
Alec sent salire un'ondata di rabbia. - Non mi interessa diventare un vampiro. Non
perdere nemmeno tempo a chiedermelo, non accetterei neanche se l'unica alternativa fosse
la morte.
Per il pi breve degli attimi il viso di Camille si contrasse, ma la tensione spar in un
secondo, appena l'autocontrollo torn a funzionare. Accenn un sorriso e disse: - Non era
quello che intendevo. Se ti dicessi che c' un altro sistema? Un altro sistema perch
possiate rimanere insieme per sempre?
Alec deglut. Aveva la bocca asciutta come un pezzo di carta. - Dimmi.
Camille sollev le mani, scuotendo le catene. - Tagliami queste.
- No. Prima parla.
Lei scosse la testa. - Non lo far. - Aveva il viso duro come il marmo, come pure la
voce. - Hai detto che non avevo margine di trattativa, invece come vedi s. E non me lo
lascio certo scappare.
Alec esit. Nella testa sent la dolce voce di Magnus.  la regina delle allusioni e della
manipolazione. Lo  sempre stata.
Per, Magnus, pens, non me l'hai mai detto. Non mi hai mai avvertito che sarebbe stato cos, che
un giorno mi sarei svegliato e mi sarei accorto di stare andando in una direzione che tu non potevi
seguire. Non mi hai ricordato che siamo essenzialmente diversi. Non c' "finch morte non vi
separi", per chi non muore mai.
Fece un passo verso Camille, e poi un altro. Sollevando il braccio destro, abbass la lama
dei serafini pi forte che poteva. Trafisse il metallo delle catene, e i polsi di lei si staccarono
l'uno dall'altro, ancora ammanettati ma liberi. Sollev le mani al cielo con un'espressione
di trionfo che le illuminava il viso.
- Alec. - Era la voce di Isabelle, dalla porta. Il ragazzo si volt e vide la sorella in piedi,
con la frusta accanto. Era macchiata di sangue, come le mani e il vestito. - Che ci fai qui
dentro?
- Niente. Io... - Alec si sent assalire dalla vergogna e dal terrore; quasi senza pesarci,
si spost per mettersi davanti a Camille, come se potesse nasconderla alla vista di Isabelle.
- Sono tutti morti - dichiar lei in tono triste. - I membri della setta. Li abbiamo
uccisi tutti. Ora sbrigati, dobbiamo cercare Simon. - Lo guard con attenzione. - Stai
bene? Sei pallido.
- L'ho liberata - bofonchi il fratello. - Non avrei dovuto.  che...
- Liberato chi, scusa? - Isabelle fece un passo dentro la stanza. Le luci della citt,
tutt'intorno, la facevano risplendere come un fantasma. - Alec, che cosa stai blaterando?
Lo osservava con l'aria confusa di chi non capiva. Alec si gir, seguendo lo sguardo della
sorella, e vide... il nulla. La tubatura era ancora al suo posto, con accanto un pezzo di
catena, e la polvere sul pavimento solo leggermente spostata. Ma Camille era sparita.
Clary ebbe appena il tempo di alzare le braccia prima che uno dei cani infernali la
travolgesse, un proiettile gigante di muscoli, ossa e alito caldo e puzzolente. I piedi le vo-
larono in aria; si ricord di quando Jace le aveva spiegalo come cadere, come proteggersi,
ma tutti i consigli le schizzarono via dalla mente mentre sbatteva a terra con i gomiti,
provando una scossa di dolore al lacerarsi della pelle. Un secondo dopo il cane le era
salito sopra, schiacciandole il petto con le zampe e dimenando da un lato all'altro la coda
bitorzoluta nella grottesca imitazione di uno scodinzolio. La punta era munita di
sporgenze simili ad artigli, come una mazza medievale, e dall'enorme cassa toracica della
belva proveniva un ringhio intenso, cos forte e potente che Clary riusciva a sentirsi le ossa
che tremavano.
- Tienila ferma l! Squarciale la gola, se cerca di scappare! - Lilith gridava gli ordini,
mentre l'altro cane infernale stava attaccando Jace. Lui lottava, rotolandosi senza sosta in
un mulinello di denti, braccia, gambe e scudisciate di quell'orribile coda. Clary gir a fatica
la testa dall'altro lato e vide Lilith avvicinarsi alla bara di vetro. Simon era ancora
rannicchiato l vicino. Dentro alla bara galleggiava Sebastian, immobile come un corpo
affogato. Il colore dell'acqua era diventato da lattiginoso a scuro, probabilmente per via
del sangue.
Il cane che la bloccava a terra le ringhiava vicino all'orecchio. Quel suono le diede una
scossa di paura ma anche di rabbia. Rabbia verso Lilith e verso se stessa. In fondo era una
Shadowhunter: d'accordo essere battute da un demone Ravener quando ancora non aveva
mai sentito parlare dei Nephilim, ma ora era allenata e avrebbe dovuto essere in grado di
fare di meglio.
Tutto pu trasformarsi in un'arma, le aveva detto Jace al parco. Il peso del cane infernale
era insopportabile. Clary emise un suono soffocato e si port le mani alla gola come per
cercare aria. La belva abbai e ringhi, mostrando i denti. Clary richiuse le dita sulla
catenina con l'anello dei Morgenstern che portava al collo, poi lo tir con forza finch la
collana si ruppe: a quel punto la tir contro il muso del cane come se fosse una frusta, col-
pendolo con violenza sugli occhi. La belva indietreggi, ululando di dolore, e Clary ne
approfitt per rotolare su un fianco e mettersi sulle ginocchia. Con gli occhi iniettati di
sangue, il cane si rannicchi, pronto a saltare. A Clary era caduta di mano la catenina e ora
l'anello stava rotolando via; si pieg per riprenderla, ma in quell'istante il cane part...
Una lama splendente trafisse la notte, abbattendosi a pochi centimetri dal viso di Clary e
decapitando il cane, che lanci un unico lamento e svan, lasciando dietro di s una
macchia nera di bruciato sul pavimento e il tanfo di demone nell'aria.
Due mani scesero per aiutare delicatamente Clary a rimettersi in piedi. Era Jace. Si era
infilato la lama incandescente dei serafini nella cintura e la impugnava con entrambe le
mani, osservandola con uno strano sguardo. Clary non avrebbe saputo descriverlo, e
nemmeno disegnarlo: speranza, stupore, amore, desiderio e rabbia tutti mescolati assieme
in un'unica espressione. La camicia, strappata in diversi punti, era inzuppata di sangue; la
giacca non c'era pi; i capelli biondi grondavano di sudore e di altro sangue. Per un
momento Clary e Jace si guardarono e basta, con lui che le stringeva le mani con forza. Poi
aprirono bocca tutti e due nello stesso istante:
- Stai... - fece lei.
- Clary. - Senza lasciarle le mani, lui la allontan dal proprio corpo e dal cerchio,
indicandole il corridoio che portava agli ascensori. - Vai - le disse, esausto. -Vattene
via da qui, Clary. - Jace...
Lui fece un respiro tremante. - Ti prego. - La lasci andare, sfoderando di nuovo la
lama dei serafini dalla cintura, per tornare verso il cerchio.
- Alzati - ringhi Lilith. - Alzati ho detto!
Una mano scosse la spalla di Simon trasmettendogli nella testa un'ondata di dolore.
Aveva fluttuato nelle tenebre e ora, riaprendo gli occhi, vedeva il cielo notturno, le stelle e
il viso bianco di Lilith che incombevano su di lui. Gli occhi erano scomparsi, sostituiti da
serpenti neri striscianti. Il trauma di quello spettacolo fu sufficiente a farlo scattare subito
in piedi.
Nell'istante in cui si alz, gli venne da vomitare e per poco non cadde di nuovo sulle
ginocchia. Chiudendo gli occhi per sconfiggere la nausea, sent Lilith che gridava
minacciosa il suo nome e gli appoggiava una mano sul braccio, per trascinarlo dove voleva
lei. Simon la lasci fare. Aveva la bocca piena del sapore amaro e ributtante del sangue di
Sebastian; ora gli si stava diffondendo anche nelle vene, rendendolo debole, dandogli
nausea e brividi fino in fondo alle ossa. Si sentiva la testa pesante come cento incudini,
mentre le vertigini andavano e venivano a ondate intermittenti.
All'improvviso la fredda stretta di Lilith sul braccio era sparita. Simon apr gli occhi e si
ritrov sopra la bara di vetro, proprio come poco prima. Sebastian galleggiava nel liquido
nero e torbido, col viso disteso e nessun segno di vita nelle vene. Due buchi neri erano
ancora visibili su un lato del collo, dove Simon lo aveva morso.
Dagli il tuo sangue. La voce di Lilith echeggi, non ad alta voce ma dentro la testa di
Simon. Fallo, adesso.
Simon sollev gli occhi, confuso. Gli si stava annebbiando la vista; si dovette sforzare per
vedere Clary e Jace nell'oscurit che gli si stava chiudendo attorno.
Usa i canini, gli ordin Lilith. Apriti il polso. Dai a Jonathan il tuo sangue. Guariscilo.
Simon si port il polso alla bocca. Guariscilo. Risvegliare un morto era molto di pi che
guarirlo, pens. Forse la mano di Sebastian sarebbe ricresciuta. Forse era quello che
intendeva. Aspett che gli uscissero i canini, ma non accadde. Stava troppo male per avere
fame, pens, e dovette combattere contro il folle impulso di ridere.
- Non posso - disse con voce affannata. - Non posso...
- Lilith - La voce di Jace squarci la notte e fece voltare la donna con un sibilo
incredulo. Simon abbass i polsi lentamente, lottando per continuare a guardare. Si
concentr sulla luce che aveva di fronte, finch cap che si trattava della fiamma guizzante
di una lama dei serafini, stretta nella mano sinistra di Jace. Simon ora riusciva a vederlo
bene, un'immagine distinta su uno sfondo buio. Non aveva pi la giacca, era sporco, aveva
la camicia strappata e nera di sangue, ma il suo sguardo era limpido, forte e concentrato.
Non sembrava pi uno zombi o qualcuno che gira sonnambulo dentro ai confini di un
terribile incubo.
- Dov' lei? - disse Lilith con quei tremendi occhi che serpeggiavano in fuori. - Dov'
la ragazza?
Clary. Lo sguardo ottenebrato di Simon scrut le tenebre attorno a Jace, ma di lei non
c'era traccia. La vista iniziava a migliorare: ora vedeva il sangue che imbrattava il
pavimento e i brandelli di seta color oro rimasti impigliati nei rami della siepe. Sul sangue,
quelle che parevano impronte di zampe. Simon si sent una morsa al petto. Guard subito
verso Jace, che nel frattempo aveva la rabbia, molta rabbia dipinta in volto, ma non era
scosso come Simon si sarebbe aspettato se a Clary fosse successo qualcosa. Ma allora lei
dov'era?
- Lei non c'entra niente - pronunci Jace in quel momento. - Tu dici che non posso
ucciderti, demone. Io invece sostengo di s. Vediamo chi fra noi due ha ragione.
Lilith si muoveva cos in fretta da sembrare una macchia senza contorni. Un attimo era
di fianco a Simon e quello dopo sul gradino accanto, sopra Jace. Gli si avvent contro a
mano tesa; lui si pieg, ruotando alle sue spalle e colpendola con la lama dei serafini. Lei
grid e si volt di scatto, col sangue che sprizzava dalla ferita; era nero lucente come onice.
Richiuse le mani come se volesse distruggere la lama dei serafini comprimendola. I suoi
palmi batterono l'uno contro l'altro con il fragore di un tuono, ma nel frattempo Jace si era
gi allontanato, a diversi metri di distanza, con la luce della lama che danzava nell'aria
come la scintilla di un occhiolino beffardo.
Simon pens che se si fosse trattato di uno Shadowhunter qualunque, e non di Jace,
sarebbe gi stato morto. Ripens a Camille che diceva: L'uomo non pu combattere con il
divino. E gli Shadowhunters, nonostante il sangue dell'angelo, erano umani, mentre Lilith
era anche pi di un demone.
Simon si sent trafiggere dal dolore. Si accorse con stupore che finalmente gli erano scesi
i canini, e ora gli stavano tagliando il labbro inferiore. Il dolore e il sapore del sangue lo
eccitarono. Inizi a mettersi in piedi, lentamente, tenendo gli occhi puntati su Lilith. Di si-
curo lei non sembr notare n lui n quello che stava facendo, perch non staccava lo
sguardo da Jace, verso il quale era saltata con un altro ringhio improvviso. Guardarli
mentre combattevano, muovendosi avanti e indietro sul tetto del palazzo, ricordava una
danza di falene. Persino la vista da vampiro di Simon aveva dei problemi a seguirli mentre
si muovevano scavalcando le siepi e sfrecciando fra i vialetti. Lilith mise Jace con le spalle
contro il muretto che circondava una meridiana coi numeri dipinti di giallo; il ragazzo si
muoveva cos in fretta da essere diventato una forma indistinta, mentre la luce della lama
di Michele si avviluppava attorno a Lilith come fosse una rete di filamenti scintillanti.
Chiunque altro sarebbe stato tagliato a brandelli in pochi secondi. Lilith invece si muoveva
come un fiume di acqua nera, come un'onda di fumo. Sembrava sparire e ricomparire a
suo piacimento e, anche se si vedeva che Jace non era stanco, Simon riusciva a percepire la
sua delusione.
Alla fine accadde. Jace scagli violentemente la lama dei serafini in direzione di Lilith... E
lei la prese al volo, avvolgendola con una mano che inizi a grondare sangue nero. Le
gocce, quando toccavano il pavimento, diventavano minuscoli serpenti di ossidiana che
sgusciavano via fra gli arbusti.
A quel punto Lilith prese la lama con entrambe le mani e la sollev. Il sangue le scorreva
lungo i pallidi polsi e le braccia, simile a colate di catrame. Con un sorriso ghignante ruppe
la lama in due: una met si disintegr in polvere luccicante fra le sue mani, l'altra,
costituita dall'impugnatura e da un pezzo tagliente di lama, crepitava appena, una fiamma
quasi del tutto soffocata dalla cenere.
Lilith sorrise. - Povero, piccolo Michele - disse. - E sempre stato debole.
Jace ansimava, coi pugni chiusi lungo i fianchi e i capelli incollati alla fronte per il sudore.
- Tu e le tue conoscenze - disse a Lilith. - "Conoscevo Michele", "conoscevo Samael",
"l'arcangelo Gabriele mi faceva i capelli". Sembri una che cerca di imbucarsi a una festa di
VIP biblici.
Quello era il Jace spavaldo, pens Simon, spavaldo e sarcastico perch pensava che Lilith
stesse per ucciderlo, e quella era la strada che lui voleva percorrere, in piedi sulle sue
gambe e senza paura. Come un guerriero, come facevano gli Shadowhunters. Il suo canto
del cigno sarebbe sempre stato quello: battute, frecciate e fintai arroganza, con quello
sguardo negli occhi che diceva: Sono migliore di te. Simon non se n'era mai accorto prima.
- Lilith - continu Jace, riuscendo a far sembrare quel nome una maledizione. - Ti ho
studiata. A scuola. Il paradiso ti ha punita con la sterilit. Mille bambini, e tutti morti. Mi
sbaglio?
Lilith continuava a tenere in mano la lama che risplendeva di luce fioca, con il volto
impassibile. - Fai attenzione, giovane Shadowhunter.
- Altrimenti cosa? Altrimenti mi uccidi? - Il sangue colava dal viso di Jace sgorgando
dal taglio che aveva sulla guancia. Non si mosse di un millimetro per pulirselo. - Fai pure.
No. Simon cerc di fare un passo, ma le ginocchia gli si piegarono, tanto che cadde
battendo le mani a terra. Fece un respiro profondo. L'ossigeno non gli serviva,, ma in
qualche modo lo aiutava a stabilizzarsi. Si sporse per afferrare il bordo del blocco di pietra,
appoggiandosi ad esso per rialzarsi. Si sentiva pulsare in fondo alla testa. No, non c'era
abbastanza tempo: a Lilith bastava spingere in avanti l'arma spezzata che teneva fra le
mani...
Invece non lo fece. Continu a guardare Jace, ma non si mosse. All'improvviso dagli
occhi le part un lampo e la linea della bocca le si distese. - Non puoi uccidermi -
dichiar Jace alzando la voce. - Quello che hai detto prima. Io sono il contrappeso. Sono
l'unica cosa che tiene legato lui - e distendendo il braccio indic la bara di vetro di
Sebastian - a questo mondo. Se muoio io, muore anche lui. Non  vero? - Fece un passo
indietro. - Potrei saltare gi dal tetto in questo stesso momento. - Suicidarmi. E mettere
fine a tutta questa storia.
Per la prima volta Lilith sembr davvero agitata. La testa le scattava da un lato all'altro,
gli occhi di serpente fremevano, come se stessero assaggiando il vento. - Dov' lei? Dov'
la ragazza?
Il viso di Jace, grondante di sangue e di sudore, ospitava un sorriso. Anche il labbro era
tagliato, e il sangue gli colava gi sul mento. - Scordatelo. L'ho mandata al piano di sotto,
mentre eri distratta. Se n' andata, al riparo da te.
Lilith ringhi. - Stai mentendo.
Jace fece un altro passo indietro. Ancora un paio, e sarebbe arrivato al muretto che
delimitava il tetto dell'edificio. Jace aveva una capacit di sopravvivenza incredibile,
Simon lo sapeva, ma cadere da un palazzo di quaranta piani sarebbe stato troppo anche
per lui.
- Tu dimentichi - riprese Lilith - che io c'ero, Shadowhunter. Ti ho visto cadere e
morire. Ho visto Valentine piangere sul tuo cadavere, e l'angelo chiedere a Clarissa cosa
voleva da lui, qual era la cosa al mondo che desiderava pi di qualunque altra, e l'ho
sentita pronunciare il tuo nome. Credendo di poter essere l'unica al mondo col privilegio
di riavere indietro l'amato scomparso, e tutto questo senza conseguenze...  questo che
avete pensato, vero? Tutt'e due? Sciocchi! - disse Lilith con disprezzo. - Vi amate. Lo
capiscono tutti, basta guardarvi. E il vostro  quel genere di amore che pu ridurre in
cenere il mondo o innalzarlo alla gloria. No, non ti abbandonerebbe mai. Non se sapesse
che sei in pericolo. - La testa le scatt all'indietro e la mano in avanti, con le dita ricurve
come artigli. - L.
Si lev un urlo e una delle siepi si apr in due, rivelando Clary, accucciata per
nascondersi. Scalciando e graffiando venne tirata fuori dal suo rifugio bench avesse
piantato le dita a terra, tentando invano di aggrapparsi a qualsiasi cosa. Con le mani
lasciava tracce di sangue sulle piastrelle.
- No! - esclam Jace slanciandosi in avanti, per poi rimanere di sasso mentre Clary
veniva sbalzata in aria, dove rimase sospesa di fronte a Lilith. La ragazza era a piedi nudi,
mentre il vestito di seta, ormai cos sporco e logoro da sembrare rosso e nero invece che
oro, le svolazzava attorno con una spallina staccata e ciondolante. I capelli si erano
definitivamente liberati dalle mollette luccicanti e ormai le ricadevano tutti sulle spalle. I
suoi occhi verdi fissavano Lilith con odio profondo.
- Maledetta stronza - disse.
Il viso di Jace era una maschera d'orrore. Simon cap che, quando lui aveva detto che
Clary se n'era andata, ci credeva davvero; pensava che fosse al sicuro, invece Lilith aveva
avuto ragione, e ora muoveva trionfante le mani come una burattinaia, con gli occhi che le
danzavano, mentre una Clary terrorizzata vorticava sospesa in aria. Il demone mosse di
scatto le dita e sul corpo della ragazza di abbatt quella che sembrava una frusta d'argento
capace di tagliarle in due il vestito e la pelle sottostante. Clary lanci un grido e si afferr
la ferita, mentre il sangue chiazzava il pavimento come una pioggia scarlatta.
- Clary! - Jace si gir verso Lilith. - Va bene - le disse. Ora era pallido, la
spavalderia era scomparsa. Le mani, strette a pugno, avevano le nocche bianche. - Va
bene, lasciala andare e far quello che vuoi. E cos anche Simon. Ti lasceremo...
- Ti lasceremo, dici? - I lineamenti del viso di Lilith si erano deformati: i serpenti
continuavano a guizzarle nelle cornee, la bianca pelle del viso era troppo tesa e lucente, la
bocca troppo ampia. Il naso, quasi scomparso. - Non hai scelta. E soprattutto mi avete
stancata, tutti. Forse, se vi foste limitati a fare quello che avevo ordinato, vi avrei lasciati
andare. Ora invece non lo saprete mai, vero?
Simon si stacc dal piedistallo di pietra, barcoll e poi riprese l'equilibrio. Quindi inizi a
camminare. Mettere un piede davanti all'altro era come trascinare delle enormi sacche di
sabbia bagnata lungo il bordo di un dirupo. Ogni volta che faceva un passo, una fitta di
dolore gli attraversava il corpo. Si concentr per avanzare, a poco a poco.
- Forse non ti posso uccidere - disse Lilith a Jace. - Ma posso torturare lei fino a
quando non ce la far pi... Torturarla fino alla follia, e costringerti a guardare. Ci sono
cose peggiori della morte, Shadowhunter.
Fece scattare di nuovo le dita e la frusta d'argento discese di nuovo su Clary infierendo
questa volta sulla spalla, dove apr un profondo squarcio. Clary si pieg ma non url,
infilandosi le mani in bocca e rannicchiandosi su se stessa come se potesse servire a
proteggersi da Lilith.
Jace si scaravent in avanti contro Lilith... E vide Simon. I loro sguardi si incrociarono.
Per un attimo il mondo sembr fermarsi, tutto sospeso nel vuoto, non solo Clary. Simon
vide Lilith completamente concentrata sulla ragazza, con una mano pronta ad accanirsi su
di lei con un colpo ancora pi feroce. Jace era pallido d'angoscia; i suoi occhi incontrarono
di nuovo quelli di Simon e si incupirono. A quel punto cap, e fece un passo indietro.
Il mondo si confondeva attorno a Simon. Mentre si lanciava in avanti, comprese due cose.
Uno, non avrebbe mai raggiunto Lilith in tempo: la mano di lei stava gi scattando in
avanti e l'aria davanti a lei era accesa di vortici d'argento; due, prima di quel momento non
si era mai reso conto di quanto un vampiro potesse essere veloce. Sent i muscoli delle
gambe e della schiena che si strappavano, le ossa dei piedi e delle caviglie che scric-
chiolavano.
Ed eccolo l, tra Lilith e Clary, mentre la mano del demone era sul punto di abbattersi. Il
lungo e tagliente raggio d'argento del demone colp Simon sul viso e sul petto - un
istante di dolore devastante - dopodich l'aria attorno a lui sembr esplodere di
coriandoli luccicanti. Sent Clary gridare, un distinto suono di stupore e sconcerto che
squarci le tenebre. - Simon!
Lilith rimase di sasso. Guard prima Simon e poi Clary, ancora sospesa in aria, poi la
propria mano, ora vuota. Fece un respiro lento e frastagliato.
- Sette volte tanto - sussurr, ma fu interrotta all'improvviso da un bagliore accecante
che infiamm la notte. L'immagine che venne in mente a Simon, allibito, mentre dal cielo
piombava un'enorme vampata di fuoco che trafiggeva Lilith, fu quella di formiche che
bruciavano sotto un raggio solare concentrato da una lente d'ingrandimento. Per un
istante il demone rimase a bruciare di luce bianca e incandescente contro il buio del cielo,
intrappolato in quella fiamma abbagliante con la bocca spalancata sull'abisso di un grido
muto. I capelli le si sollevarono, una massa di filamenti ardenti davanti a uno sfondo di
tenebre. Poi divenne oro bianco, ridotto a una lamina sottile nell'aria, e infine sale, mille
granelli cristallini che piovevano ai piedi di Simon in uno spettacolo di spaventosa
bellezza.
E poi spar
Capitolo 19
L'INFERNO  SODDISFATTO
Lo splendore inimmaginabile stampato dentro le palpebre di Clary si spense nel buio. Un
buio sorprendentemente lungo, che a poco a poco lasci spazio a una luce grigiastra
intermittente e punteggiata d'ombre. Qualcosa di duro e freddo le premeva contro la
schiena, e tutto il corpo le faceva male. Sentiva sopra di s voci che mormoravano,
provocandole una fitta di dolore alla testa. Qualcuno la tocc piano sul collo, poi la mano
si allontan. Fece un respiro profondo.
Sentiva l'intero corpo palpitare. Socchiuse appena gli occhi e si guard attorno, cercando
di non muoversi troppo. Era sdraiata sulle dure piastrelle del giardino pensile, e ne aveva
una di spigolo contro la schiena. Quando Lilith si era dissolta, lei era caduta a terra, piena
di tagli e lividi, senza scarpe, con le ginocchia sbucciate, il vestito squarciatoci punti in cui
il demone l'aveva ferita con la frusta magica, e rivoli di sangue che colavano dagli strappi
dell'abito.
Simon era inginocchiato sopra di lei, con l'espressione angosciata. Il Marchio di Caino
ancora brillava di luce bianca sulla sua fronte. - Il polso  regolare - stava dicendo. -
Comunque tu hai tutte quelle rune di guarigione... Ci dev'essere qualcosa che puoi fare
per lei!
- Non senza uno stilo. Lilith mi ha fatto buttare via quello di Clary, cos, una volta
sveglia, non avrebbe potuto riprenderselo. - La voce era quella di Jace, bassa e carica di
angoscia repressa a stento. Era inginocchiato davanti a Simon, dall'altro lato di Clary, e
aveva il viso in ombra. - Riesci a portarla di sotto? Se andiamo all'Istituto...
- Tu vuoi che la porti io? - Simon sembrava sorpreso, e Clary non poteva biasimarlo.
- Non penso che voglia che la tocchi. - Jace si alz, come se non riuscisse a sopportare
di restare fermo in un posto. - Se tu potessi...
Gli si spezz la voce. Si gir, fissando il punto dove fino a un momento prima c'era Lilith,
un pezzo di nudo pavimento cosparso di molecole di sale. Clary sent Simon sospirare,
volutamente, e chinarsi sopra di lei, mettendole le mani sulle braccia.
In quell'istante Clary apr gli occhi del tutto e i loro sguardi si incontrarono. Lui aveva
capito che era tornata cosciente, lei se n'era accorta, ma nessuno dei due disse una parola.
Le risultava difficile guardarlo, guardare quel volto familiare, con il Marchio da lei stessa
impresso che brillava sopra gli occhi del suo amico come una stella bianca.
Si era resa conto, nel momento in cui gli aveva donato il Marchio di Caino, che stava
facendo un gesto di portata enorme, qualcosa di terrificante e colossale, il cui risultato
sarebbe stato quasi del tutto imprevedibile. E l'avrebbe rifatto, pur di salvargli la vita.
Eppure, nonostante tutto, mentre lui rimaneva l in piedi con quel Marchio che bruciava
di luce bianca, mentre Lilith, un Demone Superiore vecchio come l'umanit, si dissolveva
in sale, lei non pot fare a meno di pensare: Che cosa ho fatto?.
- Sto bene - disse. Si sollev su gomiti doloranti. A un certo punto era atterrata di
spalle, battendoli pesantemente e graffiandosi tutta la pelle. - Riesco a camminare.
Al suono di quella voce, Jace si gir. Vederlo le spezz il cuore. Era coperto di lividi e di
sangue, un lungo taglio gli squarciava la guancia, il labbro inferiore era tumefatto e i
vestiti insanguinati erano letteralmente a brandelli. Non era abituata a vederlo in quelle
condizioni, ma era chiaro che, se Jace non aveva uno stilo per curare lei, non l'aveva
nemmeno per curare se stesso.
Se ne stava fermo con un'espressione assolutamente imperturbabile. Persino Clary,
abituata a leggergli il viso come si leggono le pagine di un libro, non riusciva a decifrarla.
Not che lo sguardo di lui si pos all'altezza del suo collo, dove ancora provava un dolore
pungente nel punto in cui lui stesso l'aveva ferita, e ora il sangue andava raggrumandosi.
La freddezza del volto di Jace si incrin, ma il ragazzo distolse lo sguardo prima che lei
potesse vedergli cambiare espressione.
Allontanando la mano tesa che gli stava offrendo Simon, Clary cerc di mettersi in piedi
da sola. Un dolore lancinante le trafisse la caviglia, costringendola a gridare e poi a
mordersi un labbro. Gli Shadowhunters non gridavano di dolore: lo sopportavano
stoicamente, ricord a se stessa. Niente lagne.
-  la caviglia - disse. - Devo averla slogata, o rotta. Jace guard Simon. - Prendila
in braccio - gli disse. - Come ti ho detto.
Questa volta Simon non rimase ad aspettare la risposta di Clary, le infil un braccio sotto
le ginocchia e l'altro sotto le ascelle, sollevandola; lei gli mise le braccia attorno al collo e
strinse forte. Jace invece si diresse verso la cupola e la porta a vetri che dava sull'interno
dell'edificio. Simon lo segu, trasportando Clary con la stessa attenzione che avrebbe
dedicato a una bambola di porcellana; lei si era quasi dimenticata della sua forza, ora che
era un vampiro. Non aveva pi il solito odore, pens con un pizzico di malinconia, quello
di sapone, dopobarba da due soldi (di cui in realt non aveva bisogno) e gomma da
masticare alla cannella. I capelli sapevano ancora di shampoo, ma a parte quello non
c'erano altri odori, e la pelle era fredda nei punti dove gliela stava toccando. Irrigid le
braccia attorno al collo, alla ricerca di un po' di calore umano. Aveva la punta delle dita
bluastre e il corpo intorpidito.
Jace, davanti a loro, apr con un colpo di spalla i due battenti della porta a vetri. A quel
punto furono dentro, dove la temperatura era per misericordia un po' pi elevata. Era
strano, pens Clary, essere tenuta in braccio da qualcuno con un petto che non si gonfiava
a ogni respiro. Attorno a Simon sembrava aleggiare una strana elettricit, residuo del
bagliore brutale che aveva avvolto il tetto quando Lilith era stata distrutta. Voleva
chiedergli come stava, ma il silenzio di Jace era talmente devastante nella sua compattezza
che aveva paura di romperlo.
Il ragazzo allung un dito verso il pulsante di chiamata dell'ascensore, ma le porte si
aprirono spontaneamente, dando sfogo allo slancio in avanti di Isabelle e della sua frusta
d'oro e d'argento, che le brillava dietro come la coda di una cometa. Alec la seguiva a ruota.
Quando Isabelle vide Jace, Clary e Simon, si ferm di colpo, tanto che Alec quasi le and
addosso. In un'altra situazione sarebbe quasi stata una scenetta divertente.
- Ma... - Isabelle era senza parole. Era ferita, coperta di sangue, con il vestito rosso
ridotto a brandelli attorno alle ginocchia e coi capelli neri, anch'essi striati di sangue,
sfuggiti dall'acconciatura. Alec era messo poco meglio: aveva una manica della giacca
aperta di lato, ma sotto la pelle sembrava intatta. - Che cosa ci fate voi qui? - chiese
Isabelle.
Jace, Clary e Simon la fissarono tutti con sguardo perso, troppo traumatizzati per
rispondere. Finalmente Jace riusc a dire, in tono asciutto: - Potremmo farti la stessa
domanda.
- Io non... Pensavamo che tu e Clary foste alla festa - rispose Isabelle. A Clary non era
capitato molte volte di vederla cos in disordine. - Stavamo cercando Simon.
Clary sent il petto dell'amico che si gonfiava, una specie di sospiro di sollievo tutto
umano. - Stavate? Isabelle arross. - Io...
- Jace? - Era Alec, in tono allarmato. Aveva rivolto a Clary e a Simon uno sguardo
stupito, ma poi tutta la sua attenzione si era concentrata, come sempre, su Jace. Forse non
era pi innamorato di lui, se mai lo era stato, ma loro due erano ancora parabatai, gemelli
in battaglia, e Jace era sempre il primo cui Alec pensava durante qualsiasi scontro. - Cosa
ci fai tu qui? E, per l'Angelo, che cosa ti  successo?
Jace fiss Alec quasi come se non lo conoscesse. Sembrava il personaggio di un incubo
che scrutava un nuovo scenario non perch fosse sorprendente o drammatico, ma per
prepararsi a tutti gli orrori che avrebbe potuto rivelare. - Lo stilo - disse infine con voce
rotta. - Hai il tuo stilo?
Alec si port una mano alla cintura, con sguardo perplesso. - Certo. - Lo porse a Jace.
- Se ti serve un iratze...
- Non per me - rispose lui, sempre con la stessa voce strana e incerta. - Lei ne ha pi
bisogno - spieg indicando Clary. Il suo sguardo incontr quello di Alec. Oro contro
azzurro. - Per favore, Alec - aggiunse, mentre il timbro aspro della sua voce spariva
veloce come era arrivato. - Aiutala per me.
Si gir per andarsene, verso l'estremit opposta della stanza, dove c'era la porta a vetri.
Rimase in piedi con lo sguardo fisso, Clary non sapeva se sul giardino o sulla propria
immagine riflessa.
Alec segu Jace con lo sguardo per un istante, poi si avvicin a Clary e a Simon con lo
stilo in mano. Fece segno a quest'ultimo di depositare la ragazza a terra, cosa che l'altro
esegu con molta delicatezza, appoggiandole la schiena alla parete. Simon si allontan e
Alec si inginocchi su Clary. Lei riusciva a leggergli la confusione in viso, e lo stupore,
quando si accorse di quanto fossero gravi le ferite che aveva sul braccio e sulla pancia. -
Chi  stato a ridurti cos?
- Io... - Clary guard disperata verso Jace, ancora con le spalle voltate. Vedeva il suo
riflesso nella porta a vetri, il viso una macchia bianca scurita qua e l dai lividi. Aveva il
davanti della camicia nero di sangue. -  difficile spiegare.
- Perch non ci hai evocati ? - domand Isabelle, con la voce sottile di chi si sente
tradita. - Perch non ci hai detto che saresti venuta qui? Perch non hai mandato un
messaggio di fuoco, niente? Sapevi che saremmo venuti, se avevi bisogno di noi.
- Non c' stato tempo - intervenne Simon. - E io non sapevo che Clary e Jace
sarebbero stati qui. Pensavo di essere da solo. Non mi sembrava giusto coinvolgerti nei
miei problemi.
- Coinvolgermi nei tuoi problemi?! - ripet Isabelle, sbalordita. - Tu... - inizi, ma
poi, sorprendendo tutti, e sicuramente anche se stessa, gli si butt al collo, abbracciandolo
forte. Simon barcoll all'indietro, colto alla sprovvista dall'assalto, ma si riprese in fretta.
Strinse Isabelle fra le braccia, rischiando anche di impigliarsi nella sua frusta penzolante,
poi la strinse forte, appoggiandole il mento sui capelli corvini. Clary non ne era sicura,
perch Isabelle stava parlando a voce troppo bassa, ma le sembr che la ragazza stesse
bisbigliando a Simon degli insulti.
Le sopracciglia di Alec si inarcarono, ma si astenne dai commenti mentre si chinava
sopra Clary, coprendole la vista di Isabelle e Simon. Quando le appoggi lo stilo sulla
pelle, le fece fare un salto per il dolore pungente. - Lo so che fa male - le disse a bassa
voce. - Mi sa che hai battuto la testa. Magnus dovrebbe darti un'occhiata. Jace, invece?
Com' messo?
- Non so - rispose Clary scuotendo la testa. - Non vuole che mi avvicini a lui.
Alec le mise una mano sotto il mento, girandole il viso da un lato e dall'altro, poi le
disegn un secondo, leggero iratze di fianco al collo, appena sotto la mandibola. - Cosa
ha fatto di cos grave?
Clary alz di scatto gli occhi su Alee. - Cosa ti fa pensare che abbia fatto qualcosa?
Alec le lasci andare il mento. - Lo conosco, Clary. E conosco il modo in cui si punisce.
Starti alla larga  una punizione contro se stesso, non contro di te.
- Lui non vuole avermi vicino,  diverso - sottoline Clary avvertendo la ribellione
nella propria voce e odiandosi per essere cos meschina.
- Tu sei tutto ci che desidera - ribatt Alec in tono sorprendentemente gentile, poi si
sedette sui talloni togliendosi i lunghi capelli neri dagli occhi. In quei giorni c'era qualcosa
di diverso in lui, pens Clary, una sicurezza che non aveva la prima volta che lo aveva
incontrato, qualcosa che gli permetteva di essere generoso con gli altri come non lo era mai
stato con se stesso. - Ma come avete fatto a finire qui, voi due? Non ci eravamo nemmeno
accorti che ve n'eravate andati dalla festa, finch Simon...
- Non l'hanno fatto con me - intervenne Simon. Lui e Isabelle si erano staccati, ma
restavano ancora vicini, l'uno accanto all'altra. - Io sono venuto da solo. Be', non proprio
da solo, sono stato... convocato.
Clary annu. - Vero. Non ce ne siamo andati insieme a lui, dalla festa. Quando Jace mi
ha portata qui, non potevo immaginare che ci avrei trovato anche Simon.
- Jace ti ha portata qui? - disse Isabelle, stupita. - Jace, se sapevi di Lilith e della
Chiesa di Talto, avresti dovuto dirci qualcosa.
Jace continuava a guardare fuori dalla porta a vetri. - Devo essermene dimenticato -
disse con voce fredda.
Clary scosse la testa, mentre Alec e Isabelle spostavano lo sguardo dal loro fratello
adottivo a lei, come in attesa di una spiegazione per quello strano atteggiamento. - Non
era il vero Jace - disse infine. - Era... controllato. Da Lilith.
- Posseduto? - chiese Isabelle sgranando gli occhi per lo stupore. La mano le si strinse
di riflesso attorno alla frusta.
Jace si gir, dando le spalle alle porte. Apr lentamente la camicia dilaniata per mostrare
l'orrenda runa della possessione e il taglio sanguinante che la attraversava. - Questo -
spieg con la stessa voce atona di poco prima -  il marchio di Lilith.  cos che mi teneva
sotto controllo.
Alec scosse la testa; aveva l'aria profondamente turbata. - Ma Jace... in genere l'unico
modo per interrompere una sottomissione demoniaca come quella consiste nell'uccidere
l'entit che la esercita; e Lilith  uno dei demoni pi potenti che siano mai...
-  morta - annunci Clary all'improvviso. - Simon l'ha uccisa. O forse si potrebbe
dire che lo ha fatto il Marchio di Caino.
Rimasero tutti a fissare Simon. - E voi due, invece? Come avete fatto a finire qui? -
chiese lui, sulle difensive.
- Cercavamo te - rispose Isabelle. - Abbiamo trovato il biglietto da visita che deve
averti lasciato Lilith. Jordan ci ha fatto entrare in casa tua. Ora  con Maia, al piano di sotto.
- Rabbrivid. - Il piano di Lilith... non ci credereste... una cosa agghiacciante.
Alec alz le mani. - Calmi, calmi. Noi vi spiegheremo quello che  successo a noi, poi
Simon e Clary ci spiegheranno quello che  successo a loro.
Le spiegazioni durarono meno tempo di quanto Clary avrebbe immaginato, con Isabelle
a condurre gran parte della narrazione accompagnandola con ampi gesti della mani che,
in pi di un'occasione, rischiarono di recidere con la frusta uno degli arti pi esposti degli
amici. Alee ne approfitt per uscire sul tetto e lanciare un messaggio di fuoco al Conclave,
segnalando la loro posizione e chiedendo rinforzi. Al suo passaggio, Jace si era messo da
parte per fargli spazio, e lo stesso quando era rientrato, ma il tutto senza dire una parola.
Non aveva aperto bocca nemmeno durante il racconto di Simon e Clary su quanto
accaduto sul tetto, neppure quando erano arrivati alla parte in cui Raziel aveva resuscitato
Jace a Idris. Fu invece Izzy a intervenire, quando Clary cominci a raccontare di Lilith,
presunta madre di Sebastian, e del corpo di quest'ultimo conservato in una bara di vetro.
- Sebastian? - Isabelle batt la frusta a terra con tanta violenza da aprire una crepa nel
marmo. - Sebastian  la fuori? E non  morto? - Si volt per guardare Jace, appoggiato
alla porta a vetri con le braccia incrociate e il viso impassibile. - Io l'ho visto morire. Ho
visto Jace tagliargli la schiena in due, e l'ho visto cadere nel fiume. E ora mi dici che  l
fuori vivo e vegeto?
- No - si affrett a rassicurarla Simon. - C' il suo corpo, ma lui non  vivo. Lilith non
 riuscita a completare la cerimonia. - Simon le mise una mano sulla spalla, ma lei la
scroll via. Era diventata bianca come la morte.
- "Non vivo" non  abbastanza morto, per i miei gusti - disse. - Ora vado l fuori e lo
riduco in mille pezzi. - E con quell'annuncio si incammin verso le porte.
- Iz! - esclam Simon appoggiandole di nuovo una mano sulla spalla. - Izzy, no.
- No? - Lo guardo con aria incredula.- Dammi una sola, buona ragione per cui non
dovrei tagliarlo in mille, inutili, coriandoli di bastardo.
Gli occhi di Simon saettarono per la stanza, indugiando un istante su Jace, come se si
aspettasse di sentirlo intervenire o almeno aggiungere un commento. Non lo fece, non si
mosse neppure. - Senti, Isabelle - disse infine Simon. - Hai capito come funzionava il
rituale, giusto? Jace  stato resuscitato dalla morte, perci Lilith aveva il diritto di fare lo
stesso con Sebastian. E per riuscirci aveva bisogno della presenza in carne e ossa di Jace, in
qualit di... com' che diceva lei...
- Di contrappeso - gli sugger Clary.
- Quel marchio che Jace ha sul petto.  il marchio di Lilith. - Con un gesto in
apparenza inconscio, Simon si tocc il petto, poco sopra il cuore. - Anche Sebastian ce
l'ha. Li ho visti illuminarsi entrambi, quando Jace  entrato nel cerchio.
Isabelle, con al fianco la frusta che girava e rigirava su se stessa, e i denti piantati nel
rosso del labbro inferiore, era ansiosa di sapere. - E quindi?
- Penso che stesse creando una sorta di legame fra i due - disse Simon. - Se Jace
moriva, Sebastian non avrebbe potuto vivere. Perci, se ora fai a pezzi Sebastian...
- Potresti fare del male anche a Jace - intervenne di colpo Clary appena anche lei si
rese conto della cosa. - O mio Dio! Oh, Izzy, non farlo!
- Perci lo lasceremo vivere e basta? - Isabelle parlava in tono incredulo.
Taglialo a pezzi, se preferisci - fece Jace. - Ti do il mio permesso.
- Zitto - disse Alec. - Piantala di comportarti come se non ti importasse di vivere. Iz,
stavi ascoltando o no? Sebastian non  vivo.
- Ma nemmeno morto. Non abbastanza morto.
- Ci serve il Conclave - disse Alec. - Dobbiamo consegnarlo ai Fratelli Silenti. Loro
possono sciogliere il legame che ha con Jace, dopodich, Iz, potrai versare tutto il sangue
che ti pare. Lui  il figlio di Valentine. Ed  un assassino. Tutti hanno perso qualcuno, nella
battaglia di Alicante, o conoscono qualcuno che ha subito una perdita. Credi che saranno
gentili con lui? Lo faranno a pezzi lentamente, da vivo.
Isabelle rimase a guardare il fratello.
Molto lentamente i suoi occhi iniziarono a gonfiarsi di lacrime, che poi le rotolarono gi
per le guance rigando lo sporco e il sangue che le ricopriva.
- Non lo sopporto - disse. - Non lo sopporto, quando hai ragione.
Alec tir a s la sorella e le diede un bacio sulla testa. - Lo so, lo so.
Lei strinse per un attimo la mano di Alec e poi si allontan. - Bene - disse. - Non
toccher Sebastian, ma non ce la faccio a stargli cos vicino. - Lanci uno sguardo verso la
porta a vetri, dove Jace sostava in piedi, in silenzio. - Scendiamo di sotto. Possiamo
aspettare il Conclave nell'ingresso. E poi dobbiamo recuperare Maia e Jordan: si staranno
chiedendo dove siamo finiti.
Simon si schiar la gola. - Qualcuno dovrebbe restare quass per tenere sotto controllo...
la situazione. Lo faccio io.
- No. - Era stato Jace a parlare. - Voi scendete, resto io.  tutta colpa mia, avrei
dovuto assicurarmi che Sebastian fosse morto, quando ne ho avuto la possibilit. Quanto
al resto...
La voce gli si smorz. Clary ricord quando gli aveva accarezzato il viso nel buio
corridoio dell'Istituto, ricord di averlo sentito sussurrare Mea culpa, mea culpa, mea
maxima culpa.
Mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.
Si volt per guardare gli altri; Isabelle aveva premuto il pulsante di chiamata, ora
illuminato. Riusciva ad avvertire il brusio distante dell'ascensore che saliva. A un tratto la
fronte di Isabelle si incresp. - Alec, forse dovresti rimanere qui con Jace.
- Non mi serve aiuto - rispose il diretto interessato. - Qui non c' niente da fare. Me
la cavo da solo.
Isabelle alz le mani al cielo mentre l'ascensore arrivava con il solito suono di
campanello. - E va bene, hai vinto tu. Resta qui da solo a tenere il broncio, se ci tieni tanto.
- Isabelle entr a passi decisi nell'ascensore, seguita da Simon e da Alec. Clary fu l'ultima
a entrare, voltandosi a guardare Jace. Era tornato indietro per guardare fuori dalla porta a
vetri, ma lei riusciva comunque a vederne il riflesso. La bocca era premuta in una linea
esangue, lo sguardo cupo.
Jace, pens Clary mentre le porte dell'ascensore iniziavano a chiudersi. Voleva che si
girasse, che la guardasse. Non lo fece, ma all'improvviso lei avvert delle mani forti sulle
spalle che la spingevano fuori. Sent Isabelle che diceva: - Alec, ma cosa diavolo stai... -
Clary inciamp fuori dall'ascensore e, quando riprese l'equilibrio, si volt per guardare gli
altri. Le porte si stavano chiudendo, ma in mezzo a loro riusc a scorgere Alec, che le
rivolse un mezzo sorrisetto dispiaciuto e un'alzata di spalle, come a dire: Cos'altro avrei
dovuto farei Clary fece un passo in avanti, ma ormai era troppo tardi: le porte dell'ascen-
sore si erano chiuse con un clangore metallico. Ora era sola con Jace.
La stanza era disseminata di cadaveri, figure vestite tutte con la stessa tuta grigia,
accovacciate, accasciate, scagliate contro il muro. Maia, accanto alla finestra, respirava
forte e osservava incredula la scena che aveva davanti agli occhi. Aveva preso parte alla
battaglia di Brocelind a Idris, pensando che fosse la cosa pi brutta che avrebbe mai visto
in vita sua. Quella, invece, in un certo senso era anche peggio. Il sangue che scorreva dai
membri della setta non era icore di demone, ma sangue umano. E i neonati... Silenziosi,
morti nelle loro culle, con le manine munite di artigli piegate una sopra l'altra, come
bambole...
Abbass lo sguardo sulle proprie mani. Gli artigli erano ancora visibili, macchiati di
sangue da cima a fondo; li ritrasse, e il sangue le cadde sui palmi, sporcandola fino ai polsi.
Aveva i piedi nudi e chiazzati di rosso, il colore del liquido che defluiva da un lungo
graffio sulla spalla scoperta, che per aveva gi iniziato a rimarginarsi. Malgrado il rapido
potere di guarigione dei licantropi, sapeva che il giorno dopo si sarebbe svegliata coperta
di lividi. Quando si  lupi mannari, di rado durano pi di un giorno. Si ricord di quando
era ancora umana e di come suo fratello Daniel fosse diventato un esperto nel colpirla con
violenza nei punti in cui i lividi non comparivano.
- Maia. - Jordan entr da una delle porte ancora non finite, abbassandosi per schivare
un fascio di cavi penzolanti. Si rialz e le and incontro, facendosi strada tra i corpi. - Stai
bene'
Lo sguardo preoccupato sul viso di Jordan le fece contrarre lo stomaco.
- Dove sono Isabelle e Alec?
Lui scosse la testa. Aveva subito molti meno danni di lei; la spessa giacca di pelle lo
aveva protetto, come anche i jeans e gli anfibi. Lungo la guancia correva per un lungo
graffio, mentre fra i capelli castani e sulla lama del coltello che ancora stringeva c'era del
sangue raggrumato. - Ho passato al setaccio tutto il piano, non li ho visti. Ci sono un paio
di altri cadaveri in altre stanze. Potrebbero aver...
La notte si accese come una lama dei serafini. Le finestre diventarono bianche e una luce
rossa penetr nella stanza. Per un istante Maia pens che il mondo intero avesse preso
fuoco; Jordan, andandole vicino in mezzo a tutta quella luce, sembr quasi scomparire,
bianco su bianco, in un campitura d'argento brillante. A un tratto si sent un grido, e Maia
si mosse alla cieca in avanti, finendo per picchiare la testa contro una finestra di vetro
spesso. Alz le mani per coprirsi gli occhi...
La luce scomparve. Riabbass le mani, mentre il mondo le vorticava attorno. Avanz a
tentoni, Jordan era ancora l; lo abbracci, o meglio gli si butt addosso, come faceva
sempre quando lui la veniva a prendere a casa e la stringeva forte, passandole le dita fra i
capelli ricciuti.
Ai tempi lui era pi magro, con le spalle pi strette. Ora tutte le ossa erano circondate da
muscoli possenti, e stringersi a lui era come stringersi a qualcosa di davvero solido, come a
un pilastro di granito nel mezzo di una tempesta di sabbia nel deserto. Si aggrapp a
Jordan e sent il battito del suo cuore sotto il proprio orecchio, mentre le mani di lui le
lisciavano i capelli. Una ruvida, confortante carezza alla volta, rincuorante e... familiare. -
Maia... Va tutto bene...
Lei sollev la testa e appoggi la bocca su quella di lui. Era molto cambiato, ma la
sensazione che provava baciandolo era sempre la stessa, la sua bocca morbida come una
volta. Lui si irrigid un istante per lo stupore, poi la strinse a s accarezzandole la schiena
nuda con lenti movimenti circolari. Ricord la prima volta in cui si erano baciati. Lei gli
aveva dato i suoi orecchini per farseli mettere nel cassetto del cruscotto, ma la mano di lui
aveva tremato cos tanto che gli erano caduti. Si era scusato, riscusato e scusato di nuovo,
finch lei lo aveva baciato per farlo stare zitto. Aveva pensato che fosse il ragazzo pi
dolce mai conosciuto in vita sua.
Poi per era stata morsa, e tutto era cambiato.
Si ritrasse, con la testa che le girava e il respiro affannoso. Lui la lasci subito andare; la
stava guardando a bocca aperta, con lo sguardo fisso.
Dietro di lui, attraverso la finestra, Maia vedeva la citt. Si sarebbe quasi aspettata di
trovarla rasa al suolo, un deserto atomico attorno al loro palazzo, invece tutto era
esattamente come prima. Non era cambiato nulla. Le luci si accendevano e spegnevano
dagli edifici, dall'altra parte della strada; sotto, i rumori attutiti del traffico. - Dovremmo
andare - disse - a cercare gli altri.
- Maia. Perch mi hai baciato?
- Non lo so - rispose lei. - Pensi che faremmo bene a fidarci degli ascensori?
- Maia...
- Non lo so, Jordan! Non so perch ti ho baciato, non so se lo rifar, ma so di certo
perch ho paura da morire e sono preoccupata per i miei amici, e so anche che voglio
uscire di qui. Okay?
Lui annu. Sembrava che avesse un milione di cose da dire, ma aveva deciso di non farlo,
motivo per cui lei gli fu riconoscente. Si pass una mano fra i capelli arruffati, ricoperti di
polvere di intonaco, e annu. - D'accordo.
Silenzio. Jace era ancora appoggiato alla porta, solo che adesso ci stava premendo contro
la fronte, con gli occhi chiusi. Clary si chiese se almeno si rendesse conto che lei era l con
lui. Fece un passo in avanti, ma prima che potesse dire qualsiasi cosa lui apr la porta a
vetri e usc in giardino.
Rimase ferma un istante, osservandolo. Avrebbe potuto chiamare l'ascensore,
ovviamente, e scendere ad aspettare il Conclave in portineria, insieme a tutti gli altri. Se
Jace non aveva voglia di parlare, non ne aveva voglia, punto. Non poteva costringerlo. Se
Alec aveva ragione, cio lui si stava davvero punendo, a lei non restava altro da fare se
non aspettare che si riprendesse.
Si gir per raggiungere l'ascensore e... si ferm. Una piccola fiamma di rabbia le si
insinu dentro, facendole bruciare gli occhi. No, pens. Non doveva lasciare che si
comportasse cos. Forse poteva farlo con gli altri, ma non con lei. Lei si meritava qualcosa
di meglio. Entrambi si meritavano di meglio l'uno dall'altra.
Si volt di scatto e raggiunse la porta. La caviglia le faceva ancora male, ma le iratze che
le aveva fatto Alec iniziavano a fare effetto. Gran parte del dolore fisico che provava si era
attenuato, trasformandosi in un fastidio sordo e pulsante. Raggiunse la porta a vetri e la
apr con una spinta, uscendo sul giardino pensile. Prov un brivido non appena i suoi
piedi nudi entrarono in contatto con le piastrelle gelide.
Lo vide subito; Jace era inginocchiato vicino ai gradini, sulle piastrelle sporche di sangue
e di icore, ancora luccicanti per via del sale. Si alz quando lei gli and vicino, poi si gir, e
qualcosa di lucente gli pendeva dalla mano.
L'anello dei Morgenstern, infilato nella catenella.
Si era alzato il vento, che gli soffiava sulla faccia i capelli biondo scuro. Jace se li spost
con impazienza. - Mi sono appena ricordato che lo avevamo dimenticato qui - disse.
Parlava con un tono di voce sorprendentemente normale.
-  questo il motivo per cui volevi rimanere quass? Per riprenderlo?
Lui gir la mano, cos che la catenella salt verso l'alto, mentre l'anello gli rest fermo tra
le dita. - Ci sono affezionato. Sono uno stupido, lo so...
- Potevi dirlo, oppure sarebbe potuto restare Alec...
- Io non faccio parte del vostro gruppo - disse lui bruscamente. - Dopo quello che ho
fatto, non mi merito iratze, cure, abbracci, parole di conforto, n qualunque altra cosa che i
miei amici pensano mi serva. Preferisco rimanere qui sopra con lui. - Indic con il mento
il punto dove il corpo di Sebastian giaceva immobile dentro la bara aperta, sul piedistallo
di pietra. - E, puoi scommetterci, di certo non mi merito te.
Clary incroci le braccia davanti al petto. - Hai mai pensato a quello che mi merito io,
invece? Magari la possibilit di parlare con te di tutto quel che  successo?
Lui rimase a fissarla. Erano solo a pochi centimetri di distanza, ma la sensazione era
quella di un abisso inesprimibile. - Non so nemmeno perch dovresti avere voglia di
guardarmi, figuriamoci parlarmi.
- Jace - disse Clary. - Le cose che hai fatto... Quello non eri tu!
Lui esit. Il cielo era cos nero, le finestre illuminate dei grattacieli vicini cos luminose
che era come trovarsi al centro di una rete di gioielli luccicanti. - Se non ero io -
prosegu - allora perch riesco a ricordare ogni singola cosa che ho fatto? Quando si 
posseduti, ci si risveglia e non si ricorda niente di quando c'era il demone. Io invece
ricordo tutto, tutto. - Si volt di scatto e se ne and via, verso il muro del giardino. Lei lo
segu, felice della distanza che Jace aveva interposto fra loro e il corpo di Sebastian, ora
nascosto alla vista da una siepe.
- Jace! - esclam. Lui si gir e mise la schiena al muro, accasciandovisi contro. Alle
sue spalle, un'intera citt di luci elettriche rischiarava la notte come le torri demoniache di
Alicante. - Tu ricordi perch lei voleva che ricordassi - riprese Clary raggiungendolo,
un po' a corto di fiato. - Lo ha fatto per torturarti e per convincere Simon a fare quello che
voleva lei. Voleva che tu ti guardassi mentre ferivi le persone a cui vuoi bene.
E lo stavo facendo davvero - disse lui a voce bassa. - Era come se una parte di me,
distante, stesse osservando tutto gridando al resto di fermarsi. Peccato per che quell'altra
parte fosse assolutamente tranquilla, come se stesse facendo qualcosa di giusto. Come se
fosse l'unica opzione possibile! Mi chiedo se  cos che si  sentito Valentine riguardo a
tutto quello che faceva. Come se avere ragione fosse cos semplice. - Distolse lo sguardo
da Clary. - Non posso sopportarlo. Tu non dovresti essere qui con me, dovresti
andartene e basta.
Invece di fare come diceva, Clary gli and accanto, anche lei con la schiena al muro. Si
teneva le braccia avvolte attorno al corpo; aveva i brividi. Finalmente, ma senza
entusiasmo, Jace volt la testa per guardarla di nuovo. - Clary...
- Non puoi decidere - gli disse lei. - Tu non puoi decidere dove vado o quando ci
vado.
- Lo so. - Aveva la voce rotta. - Ho sempre saputo che sei cos. E non so perch mi
sono innamorato proprio di una persona ancora pi testarda di me.
Clary rimase un istante in silenzio. Il cuore le si era stretto in corrispondenza di una
parola ben precisa: "innamorato". - Tutte le cose che mi hai detto sulla terrazza degli
Ironworks... le pensavi veramente?
Gli occhi ambrati di Jace si offuscarono. - Quali cose?
Che mi amavi, fu sul punto di dire Clary, ma ripensandoci... Non lo aveva detto, o s?
Non proprio quelle parole. Le aveva sottintese. E la realt dei fatti, ovvero che loro due si
amavano a vicenda, era qualcosa che lei conosceva bene quanto il proprio nome.
- Mi chiedevi se ti avrei amato anche se tu fossi stato come Sebastian, o come Valentine.
- E tu hai detto che non sarei stato pi io. Invece guarda quanto si  rivelato sbagliato
- disse con una sfumatura di amarezza nella voce. - Quello che ho fatto stanotte...
Clary gli and vicino. Lui si irrigid, ma non si allontan. Lo prese per la camicia, gli si
avvicin ancora di pi e gli disse, scandendo ogni parola. - Quello non eri tu.
- Vallo a dire a tua madre. Vallo a dire a Luke, quando ti chiederanno da dove arriva
questo. - Le tocc piano la base del collo; ora la ferita si era rimarginata, ma la pelle e il
tessuto del vestito erano ancora macchiati di sangue scuro.
- Glielo spiegher io - rispose Clary. - Dir che  stata colpa mia.
Lui la guard, gli occhi ambrati increduli. - Non puoi mentire.
- E non lo far, infatti. Sono io che ti ho resuscitato. Tu eri morto, e io ti ho riportato fra
i vivi. Sono stata io a turbare l'equilibrio, non tu. Ho aperto le porte a Lilith e al suo
stupido rituale, avrei potuto chiedere qualsiasi cosa... e ho chiesto te. - Strinse la presa
sulla sua camicia, con le dita bianche per la pressione e per il freddo. - E lo rifarei. Io ti
amo, Jace Wayland/Herondale/Lightwood o come cavolo ti vuoi far chiamare. Non
m'importa. Ti amo, ti amer per sempre, e fingere che le cose potrebbero andare
diversamente sarebbe soltanto una perdita di tempo.
Negli occhi di lui pass uno sguardo talmente addolorato che a Clary si strinse il cuore.
Poi Jace le prese il viso fra le mani. Sentiva i suoi palmi caldi contro le guance.
Ricordi quando ti ho detto - le disse con la voce pi dolce che lei gli avesse mai sentito
- che non sapevo se ci fosse un Dio oppure no, ma che in entrambi i casi eravamo
completamente abbandonati a noi stessi? Ancora non conosco la risposta, ma sapevo che
c'era una cosa chiamata fede, e che io non meritavo di averla. E poi sei arrivata tu, tu che
hai cambiato tutto quello in cui credevo. Hai presente quel verso di Dante che ti avevo
detto al parco? L'amor che move il sole e l'altre stelle?
Lei lo guard incurvando appena gli angoli della bocca. - Continuo a non capire
l'italiano.
-  l'ultimo verso del Paradiso. "Ma gi volgeva il mio disio e '1 velie, / s come rota
ch'igualmente  mossa, / l'amor che move il sole e l'altre stelle". Dante, credo, stava cercando di
spiegare la fede in termini di amore invincibile. Forse sar blasfemo, ma  cos che penso
al mio amore per te. Sei entrata nella mia vita e all'improvviso ho avuto una verit a cui
aggrapparmi: io amavo te, tu amavi me.
Anche se in apparenza Jace la stava guardando, il suo sguardo era distante, come fisso
su un punto lontano.
- Poi iniziai ad avere quei sogni - prosegu. - E pensai che magari mi sbagliavo. Che
non ti meritavo, non ero degno di una felicit cos perfetta. Voglio dire, chi  che se la
merita? E dopo stasera...
- Basta. - Lei gli stava ancora stringendo la camicia. Allent la presa, distendendogli
le mani sul petto. Sentiva il cuore di lui che le correva sotto le dita; le guance gli erano
diventate rosse, e non solo per il freddo. - Jace. Mentre succedeva tutto quello che 
successo stasera, io una cosa la sapevo: non eri tu che mi stavi facendo del male. Non eri tu
che mi stavi facendo quelle cose. Io credo, nella maniera pi assoluta e incontrovertibile,
che tu sia buono. E questo non cambier mai.
Jace inspir profondamente, tremando. - Non so nemmeno come cercare di meritarmi
tutto questo.
- Non devi farlo. Io ho abbastanza fede in te per entrambi - disse Clary.
Le dita di lui le scivolarono fra i capelli; il vapore dei loro respiri si sollev fra loro sotto
forma di nuvola bianca. - Mi sei mancata cos tanto - le disse. Poi la baci, appoggiando
la bocca su quella di lei con dolcezza, non con il desiderio disperato delle ultime volte che
lo aveva fatto. Era un tocco che Clary conosceva bene, soffice e dolce.
Chiuse gli occhi mentre il mondo sembrava girarle attorno come una trottola. Facendo
scivolare le mani su per il petto di lui, si allung pi che poteva per avvolgergli il collo,
mettendosi in punta di piedi per avvicinare la propria bocca alla sua. Le dita di Jace
iniziarono a scorrerle gi per il corpo, sulla pelle e sulla seta, dandole i brividi e
spingendola ad avvicinarsi ancora di pi a lui, bench entrambi sapessero di sangue,
cenere e sale. Non importava. Era come se il mondo, la citt con tutte le sue luci e la sua
vita, si fosse ridotto a quello, soltanto lei e Jace, il cuore ardente di un mondo di ghiaccio.
Lui si ritrasse, a malincuore. Clary cap il perch un istante pi tardi. Il suono dei clacson
e delle auto che sgommavano sull'asfalto raggiungeva persino loro, cos in alto. - Il
Conclave - annunci Jace, rassegnato. E a Clary fece piacere accorgersi che, per riuscire a
pronunciare quelle parole, lui aveva dovuto schiarirsi la gola. Aveva il viso accaldato,
come immaginava fosse anche il suo. - Sono arrivati.
Con la mano in quella di lui, Clary guard gi dal bordo del tetto e vide una serie di
lunghe auto nere allineate davanti alle impalcature dell'edificio. I passeggeri si stavano
riversando in strada. Era difficile riconoscerli da quell'altezza, ma a Clary sembr di aver
visto Maryse e diverse altre persone in divisa da Shadowhunter. Un secondo pi tardi
anche il furgone di Luke si affianc rombando al marciapiede, facendo scendere Jocelyn.
Clary l'avrebbe riconosciuta, da come si muoveva, anche a distanze ben maggiori di quella
Si gir verso Jace. - C' mia madre,  meglio se scendo di sotto. Non voglio che salga qui
e veda... E veda lui - disse indicando con un cenno del mento la bara di Sebastian.
Jace, con una carezza, le scost i capelli dal viso. - Non voglio perderti di vista.
- E allora vieni con me.
- No, qualcuno deve restare quass. - Jace le prese la mano, la gir e ci fece cadere
dentro l'anello dei Morgenstern, con la catena che scivolava gi come metallo colato. Il
gancio si era piegato quando lei se l'era strappata dal collo, ma Jace era riuscito a
sistemarlo. - Prendilo, per favore.
Gli occhi di lei scattarono verso il basso, poi, con incertezza, risalirono sul viso di lui. -
Avrei dovuto capire quello che significava per te.
Lui scroll appena le spalle. - L'ho portato per una decina d'anni - disse. - Contiene
una parte di me stesso. Significa che ti affido il mio passato e tutti i suoi segreti. E inoltre,
ricorda - aggiunse sfiorando appena una delle stelle incise attorno all'impugnatura. -
"Amor che move il sole e l'altre stelle". Fai finta che  quello il motivo per cui sono incise, non
per i Morgenstern.
Come risposta, lei si lasci cadere la catenella sopra la testa, sentendo che l'anello
tornava dov'era di solito, sotto il collo. Era come la tessera di un puzzle che tornava al suo
posto. Per un istante i loro sguardi si fermarono l'uno sull'altro in una discorso muto, per
certi versi pi intenso di quanto fosse stato prima il contatto fisico,- Clary si fiss nella
mente l'immagine di Jace in quell'istante come se lo volesse memorizzare: i capelli biondi
arruffati, le ombre proiettate dalle ciglia, gli anelli di oro scuro dentro l'ambra chiara degli
occhi. - Torno subito - gli disse stringendogli la mano. - Cinque minuti.
- Vai - le disse lui in tono ruvido, lasciandole andare la mano, mentre lei si girava per
percorrere il sentiero verso l'entrata del giardino. Nell'istante in cui Clary si allontan da
Jace, sent di nuovo freddo e, quando raggiunse le porte dell'edificio, stava gelando.
Aprendo la porta si ferm per voltarsi a guardare Jace ancora una volta, ma lui era solo
un'ombra, illuminata da dietro dal bagliore dello skyline di New York. Amor che move il
sole e l'altre stelle, pens, dopodich, come un'eco che le tornava indietro, sent le parole di
Lilith. Quel genere di amore che pu ridurre in cenere il mondo o innalzarlo alla gloria. Si
sent percorrere da un brivido, e non solo di freddo. Cerc Jace con lo sguardo, ma era
svanito fra le ombre; si gir e torn dentro l'edificio, lasciando che la porta si chiudesse
alle sue spalle.
Alec era salito al piano di sopra per cercare Jordan e Maia, lasciando Simon e Isabelle
seduti da soli, uno accanto all'altra, sulla dormeuse verde della portineria. Isabelle teneva in
mano la stregaluce di Alec, che illuminava la stanza di un bagliore quasi spettrale ed
emetteva, riflettendosi sui pendenti del lampadario, scintille di fuoco danzante.
Aveva parlato molto poco da quando il fratello li aveva lasciati l insieme. Ora teneva la
testa china, i capelli neri che le cascavano in avanti, lo sguardo fisso sulle mani. Erano
delicate, con le dita lunghe, ma con le stesse callosit dei suoi fratelli. Simon non lo aveva
mai notato prima, ma alla mano destra portava un anello d'argento, con un disegno di
fiamme attorno alla circonferenza e una L incisa al centro. Gli ricordava l'anello che Clary
portava al collo, con il motivo di stelle.
-  l'anello di famiglia dei Lightwood - disse Isabelle notando dove si era posato lo
sguardo di lui. - Tutte le famiglie hanno il loro emblema. Il nostro  il fuoco.
Ti si addice, pens Simon. S, Izzy era proprio come il fuoco, con quel suo vestito rosso
fiammante e l'umore mutevole quanto una scintilla. Prima, sul tetto, per un attimo aveva
pensato che lo avrebbe strangolato, mentre gli teneva le braccia attorno al collo e gli
affibbiava epiteti di ogni tipo, stringendolo come se non volesse pi lasciarlo. Ora aveva lo
sguardo perso in lontananza, inarrivabile come una stella. Tutto davvero sconcertante.
Quanto vuoi bene, aveva detto Camille, ai tuoi amici Shadowhunters. Come il falco che
adora il padrone che lo lega e lo benda.
- Quello che hai detto prima - disse Simon, un po' esitante, guardando Isabelle mentre
avvolgeva una ciocca di capelli intorno al dito - lass sul tetto... Hai detto di non sapere
che c'erano Clary e Jace, e che eri venuta per me... Era vero?
Isabelle alz lo sguardo, infilandosi la ciocca di capelli dietro l'orecchio. - Certo che s
- disse, indignata. - Quando abbiamo visto che non eri pi alla festa, considerato che eri
in pericolo da giorni, e con la fuga di Camille... - Si interruppe. - E Jordan si sentiva
responsabile per te. Stava impazzendo.
- Quindi  stata un'idea sua venire a cercarmi? Isabelle si volt e lo fiss per un lungo
istante. Aveva gli occhi scuri e indecifrabili. - Sono stata io ad accorgermi che non c'eri
pi - disse. - E sono stata io a volerti cercare.
Simon si schiar la gola. Si sentiva stranamente frastornato. - Ma perch? Io pensavo
che tu mi odiassi.
Era stata la frase sbagliata da dire. Isabelle scosse la testa, facendo oscillare i lunghi
capelli neri, e si sedette leggermente pi in l. - Oh, Simon, non fare il tonto.
- Iz. - Simon allung una mano e le tocc il polso, esitando. Lei non si allontan, ma
rimase a guardarlo. - Camille mi ha detto una cosa al Santuario. Ha detto che agli
Shadowhunters non importa dei Nascosti, loro li usano e basta. Secondo lei i Nephilim
non farebbero mai per me quello che io faccio per loro. Tu invece s, sei venuta per me. Sei
venuta per me.
- Certo che l'ho fatto - rispose Isabelle con una vocina strozzata. - Quando ho
pensato che poteva esserti successo qualcosa...
Simon si sporse verso di lei, finch a dividere i loro volti non ci furono che pochi
millimetri. Dentro ai neri occhi di Isabelle vedeva riflesse le luci del lampadario, aveva le
labbra socchiuse e riusciva a sentire il calore del suo respiro. Per la prima volta da quando
era diventato un vampiro, avvert una sensazione di vero calore, come una scarica elettrica
che passava fra loro due. - Isabelle - disse. Non Iz, non Izzy. Isabelle e basta. - Posso...
L'ascensore era arrivato al piano; le porte si aprirono lasciando uscire Alec, Maia e
Jordan. Alec lanci uno sguardo insospettito verso Simon e Isabelle, che intanto si
allontanavano di colpo l'uno dall'altra, ma prima che potesse dire qualcosa i battenti della
portineria si spalancarono facendo entrare gli Shadowhunters. Simon riconobbe Kadir e
Maryse, che attraversarono di corsa la stanza per raggiungere Isabelle e abbracciarla,
chiedendole cos'era successo.
Simon si alz in piedi e, sentendosi a disagio, si mise da parte, ma per poco non venne
travolto da Magnus, che stava correndo a raggiungere Alec. Sembrava che di lui non si
fosse nemmeno accorto. Dopotutto fra cento, duecento anni, saremo soltanto io e te.
Saremo tutto ci che resta, gli aveva detto al Santuario. Provando una solitudine
inesprimibile in mezzo a quella frenetica folla di Shadowhunters, Simon si appoggi
contro il muro, nella vana speranza di passare inosservato.
Alec alz lo sguardo proprio nel momento in cui Magnus lo raggiunse, lo prese e lo
strinse a s. Gli fece scorrere le dita sul viso come se volesse accertare la presenza di lividi
o ferite, il tutto mormorando a bassa voce: - Come hai potuto... andartene cos senza
neanche dirmelo... Avrei potuto aiutarti...
- Piantala. - Alec si ritrasse, infastidito.
Magnus riprese il contegno, calmando il tono di voce. - Scusami. Non me ne sarei
dovuto andare, sarei dovuto restare insieme a te. Camille se n' andata. Nessuno ha la pi
pallida idea di dove sia, e dato che tu non sai individuare i vampiri... - Fece spallucce.
Alec allontan dalla mente l'immagine di Camille, incatenata alla tubatura, che lo
guardava con quei fieri occhi verdi. - Non importa, lei non conta. So che stavi solo
cercando di renderti utile. E poi non sono arrabbiato con te perch te ne sei andato dalla
festa.
- Per arrabbiato lo eri comunque - osserv Magnus. - Lo so. Ed  per questo che ero
cos preoccupato. Scappare via cos e metterti in pericolo solo per rabbia nei miei
confronti...
- Sono uno Shadowhunter - disse Alec. - Magnus,  questo che faccio, tu non c'entri.
La prossima volta innamorati di un assicuratore, oppure...
- Alexander - lo interruppe l'altro. - Non ci sar una prossima volta. - Appoggi la
fronte contro la sua, gli occhi verde oro che fissavano l'azzurro.
Il battito cardiaco di Alec inizi ad accelerare. - E perch no? Tu vivrai per sempre. Non
 da tutti.
- S, l'ho detto, Alexander, per...
- Smettila di chiamarmi cos, lo fanno gi i miei genitori. E suppongo che sia molto
nobile da parte tua aver accettato la mia mortalit in maniera cos fatalistica, della serie
tutto  destinato a finire eccetera, ma tu come credi che mi faccia sentire tutto questo? Le
coppie normali hanno la speranza: la speranza di invecchiare insieme, di vivere a lungo e
di morire nello stesso momento. Noi invece no. E non so nemmeno cos' che vuoi.
Alec non sapeva bene che risposta attendersi - rabbia, una reazione difensiva o magari
ironia - invece la voce di Magnus si affievol, incrinandosi appena, quando disse: -
Alex... Alec. Se ti ho dato l'impressione di aver accettato l'idea della tua morte, allora non
posso fare altro che scusarmi. Ci ho provato, pensavo davvero di esserci riuscito, pur
continuando a immaginare di averti con me per altri cinquanta, sessant'anni, pensando
che magari a quel punto forse sarei stato capace di dirti addio. Ma si tratta di te, e ora mi
rendo conto che non sar pi pronto a perderti di quanto non lo sia ora. - Gli appoggi le
mani su entrambi i lati del viso. - Ovvero, per niente.
- Quindi, cosa facciamo? - sussurr Alec. Magnus fece spallucce, e a un tratto sorrise.
Con quei capelli neri arruffati e gli occhi verdi luccicanti sembrava un adolescente
dispettoso. - Quello che fanno tutti - rispose. - Come hai detto tu. Speriamo.
Alec e Magnus iniziarono a baciarsi in un angolo della stanza, e Simon non sapeva bene
da che parte guardare. Non voleva dare l'impressione di fissarli durante quello che era
chiaramente un momento d'intimit, ma da qualsiasi parte spostasse lo sguardo
incontrava le occhiatacce degli Shadowhunters. Nonostante, alla banca, avesse combattuto
al loro fianco, nessuno lo guardava con occhi particolarmente amichevoli. Un conto era
Isabelle che lo accettava e si preoccupava per lui, ma gli Shadowhunters come genere
erano tutta un'altra storia. Sapeva a cosa stavano pensando. "Vampiro, Nascosto, nemico"
erano le parole scritte sui loro volti. Fu un sollievo quando le porte dell'edificio si
spalancarono di nuovo e Jocelyn entr di corsa, ancora con indosso il vestito blu della festa.
Luke la seguiva a pochi passi di distanza.
- Simon! - grid non appena lo intravide. Gli corse incontro e, cogliendolo di sorpresa,
lo abbracci calorosamente. - Simon, dov' Clary? Sta...
Simon apr la bocca, ma non emise suoni. Come poteva spiegare proprio a Jocelyn, fra
tutti, quello che era successo quella sera? Lei, che sarebbe inorridita a sentir dire che buona
parte della cattiveria di Lilith, i bambini uccisi, il sangue versato, erano destinati a
produrre altre creature come il figlio che aveva perso, il cui corpo giaceva, ancora privo di
sepoltura, sul tetto dove ora stavano Clary e Jace?
Non posso raccontarle niente, pens. Non posso. Quando guard dietro di lei vide Luke,
che lo stava puntando con il suo sguardo azzurro, ansioso di sapere.
Dietro la famiglia di Clary vedeva gli Shadowhunters che si accalcavano attorno a
Isabelle, probabilmente intenta a raccontare gli eventi della serata.
-Io... - fece per dire, esitante, ma poi le porte dell'ascensore si aprirono di nuovo e
comparve Clary. Non aveva pi le scarpe, il delizioso vestito di seta era ridotto a brandelli
insanguinati, le braccia e le gambe erano ricoperte di lividi che gi iniziavano a scomparire.
Per sorrideva, anzi era addirittura raggiante, e pi felice di quando Simon non la vedesse
da settimane.
- Mamma! - esclam, e un secondo dopo Jocelyn le si butt addosso per abbracciarla.
Da sopra la spalla della madre, Clary rivolse a Simon un sorriso. Lui si guard attorno.
Alec e Magnus erano ancora avvinghiati, Maia e Jordan spariti; Isabelle continuava a
essere circondata da altri Shadowhunters, e Simon sentiva i sussulti di spavento e di
stupore del gruppetto mentre la ragazza li intratteneva col suo racconto. Intuiva che una
parte di lei ci stesse provando gusto: in fondo Isabelle adorava essere al centro
dell'attenzione, il motivo poco importava.
A un tratto si sent una mano sulla spalla. Era Luke. - E tu Simon? Stai bene?
Simon si gir per guardarlo. Luke aveva l'aspetto di sempre: forte, solido, affidabile al
cento per cento e per nulla disturbato dal fatto che la sua festa di fidanzamento era stata
interrotta da un'improvvisa quanto drammatica emergenza.
Il padre di Simon era morto cos tanti anni prima che lui se lo ricordava a malapena.
Rebecca ricordava qualcosa, per esempio che aveva la barba e che la aiutava a costruire
alte torri di cubetti, lui invece no. Era una delle cose che aveva sempre pensato di avere in
comune con Clary, che li legava: due padri morti, due ragazzi cresciuti da madri single e
forti.
Be', pens Simon, almeno una di quelle cose si era rivelata vera. Anche se sua madre
aveva frequentato degli uomini, lui nella vita non aveva mai avuto una presenza maschile
costante all'infuori di Luke. Pens che, in un certo senso, loro due avevano in comune
Clary. E anche il branco di lupi faceva riferimento a Luke come guida. Per essere un single
senza figli, insomma, quell'uomo aveva davvero un'enormit di gente a cui badare.
- Non so - disse Simon, dando a Luke la risposta sincera che, gli piaceva pensare,
avrebbe dato al proprio padre. - Non credo.
Luke lo guard dritto in faccia. - Sei coperto di sangue. E suppongo che non sia il tuo,
perch... - Indic con un cenno il Marchio di Caino, sulla fronte di Simon. - Per, dai -
riprese con voce gentile - anche coperto di sangue e con il Marchio di Caino sulla fronte,
resti sempre Simon. Mi dici che cosa  successo?
- Non  sangue mio, hai ragione - rispose lui con voce fioca. - Ma non  nemmeno
una storia tanto breve da raccontare. - Reclin la testa all'indietro per guardare Luke; si
era sempre chiesto se un giorno anche lui sarebbe cresciuto ancora un po', superando di
qualche centimetro il metro e settantotto e riuscendo cos a guardare Luke, per non parlare
di Jace, dritto negli occhi. Ora sapeva che non sarebbe mai stato possibile. - Luke - disse.
- Pensi che sia possibile fare una cosa cos cattiva, anche se non volevi farla, da non poter
pi riportare le cose come erano prima? Da non potersi far perdonare?
Luke rimase a guardarlo per un lungo momento di silenzio. Poi disse: - Pensa a
qualcuno che ami, Simon. A qualcuno che ami davvero. C' qualcosa che questa persona
potrebbe fare per farti smettere di amarla?
Nella testa gli passarono una serie di immagini veloci, come le pagine di uno di quei
libretti che, se sfogliati rapidamente, danno l'impressione di movimento. Clary che si
girava per sorridergli da sopra una spalla; sua sorella che gli faceva il solletico quando lui
era solo un bambino; sua madre addormentata sul divano con la coperta tirata fin sopra le
spalle; Izzy...
Mise bruscamente fine ai propri pensieri. Clary non aveva fatto niente di cos grave da
doversi meritare chiss quale perdono; nessuna delle persone che gli stavano venendo in
mente lo aveva fatto. Pens a Clary, che perdonava sua madre per averle rubato i ricordi.
Pens a Jace, a quello che aveva fatto sul tetto e a come era diventato dopo; aveva fatto
quello che aveva fatto senza volerlo, ma era convinto che non se lo sarebbe perdonato
facilmente. E poi pens a Jordan, che non si perdonava per quello che aveva fatto a Maia,
ma che comunque era andato avanti, entrando nel Praetor Lupus e aiutando gli altri come
scopo di vita.
- Ho morso una persona - disse. Le parole gli erano uscite dalla bocca da sole e gli
sarebbe piaciuto potersele rimangiare. Si prepar alla reazione inorridita di Luke, che per
non arriv.
-  ancora viva? - gli chiese. - Questa persona che hai morso. E sopravvissuta?
- Io... - Come spiegare di Maureen? Lilith aveva ordinato alla ragazzina di andarsene,
ma Simon era sicuro che con lei non fosse finita l. - Non l'ho uccisa.
Luke annu una sola volta. - Sai come fanno i lupi mannari a diventare capobranco?
Devono uccidere quello in carica. Io l'ho fatto due volte, e le mie cicatrici lo dimostrano. -
Spost leggermente il colletto della camicia, in modo che Simon potesse vedere il lembo di
una spessa cicatrice bianca e frastagliata, segno che forse Luke era stato graffiato al petto.
- La seconda volta fu una mossa premeditata, un omicidio a sangue freddo. Volevo di-
ventare il capo, e uccisi. - Scroll le spalle. - Tu sei un vampiro,  nella tua natura
desiderare di bere sangue. Hai resistito molto tempo senza farlo. So che puoi esporti alla
luce del sole, Simon, e quindi vantarti di essere un ragazzo normale, ma in realt resti
quello che sei. Proprio come me. Pi cercherai di contrastare la tua vera indole, pi lei ti
controller. Accettati per come sei. Nessuno fra chi ti ama te lo impedir mai.
Simon disse, con un filo di voce: - Mia madre...
- Clary mi ha raccontato quello che  ti successo con lei, e che ora stai da Jordan Kyle.
Fidati, Simon, tua madre lo accetter. Amatis con me lo ha fatto. Sei ancora suo figlio. Se
vuoi, le parler io.
Simon scosse la testa in silenzio. A sua madre Luke era sempre piaciuto, ma scontrarsi
col fatto che lui era un lupo mannaro avrebbe, se possibile, peggiorato le cose anzich
migliorarle.
Luke annu, come se l'avesse intuito da solo. - Se non vuoi tornare a casa di Jordan,
stanotte sei pi che benvenuto sul mio divano. Sono sicuro che Clary sarebbe felice di
averti attorno, poi possiamo parlare domani di cosa fare con tua madre.
Simon raddrizz le spalle. Guard Isabelle, dall'altra parte della stanza, lo scintillio della
sua frusta, la lucentezza del ciondolo al collo, la danza leggiadra delle mani mentre
parlava. Isabelle, che non aveva paura di niente. Ripens a sua madre, al modo in cui si
era allontanata da lui con la paura negli occhi; da allora aveva cercato di nascondersi da
quel ricordo, di rimuoverlo. Per ora doveva smetterla di scappare. - No - disse. -
Grazie, ma credo che stanotte non avr bisogno di un posto dove dormire. Penso che...
stanotte torner a casa mia.
Jace era da solo sul tetto, con lo sguardo disteso sopra la citt, con l'East River che si
snodava come un serpente nero e lucente fra Brooklyn e Manhattan. Aveva mani e labbra
ancora calde per il tocco di Clary, ma il vento che soffiava dall'acqua, gelido, le stava
raffreddando in fretta. Senza giacca, l'aria gli trapassava il tessuto leggero della camicia
come la lama di un coltello.
Fece un respiro profondo, riempiendosi i polmoni di aria fredda e svuotandoli
lentamente. Sentiva la tensione in ogni muscolo del corpo. Stava aspettando di sentire il
campanello dell'ascensore, di vedere le porte che si aprivano e gli Shadowhunters che si
riversavano in giardino. All'inizio si sarebbero dimostrati comprensivi, pens, preoccupati
per lui. Poi, una volta capito quello che era successo... A quel punto si sarebbero allontana-
ti, scambiandosi sguardi complici mentre pensavano che lui non li stesse guardando. Era
stato posseduto, non da un semplice demone, bens da un Demone Superiore; aveva agito
contro il Conclave, minacciato e ferito un altro Shadowhunter.
Pens a come lo avrebbe guardato Jocelyn dopo aver saputo cosa aveva fatto a Clary.
Forse Luke lo avrebbe capito, perdonato. Ma Jocelyn... Non era mai riuscito a parlarle con
onest, a dirle le parole che pensava avrebbero potuto rassicurarla. Amo tua figlia pi di
quanto pensavo fosse possibile amare qualsiasi cosa. Non le farei mai del male.
Lei si sarebbe limitata a guardarlo, pens, con quegli occhi verdi cos simili a quelli di
Clary. Non si sarebbe accontentata di cos poco: gli avrebbe voluto sentir dire quello che
lui stesso non era sicuro fosse vero.
Io non sono per niente come Valentine.
Davvero? Le parole sembravano arrivare trasportate dall'aria fredda, un sussurro
indirizzato soltanto alle sue orecchie. Non hai mai conosciuto tua madre. Non hai mai
conosciuto tuo padre. Hai dato il tuo cuore a Valentine quando eri piccolo, come fanno i bambini, e
sei diventato parte di lui. Ora non te ne puoi liberare con un netto colpo di lama.
Aveva la mano sinistra fredda. Abbass lo sguardo e vide, restando di sasso, che per
qualche motivo aveva raccolto il pugnale - quello intarsiato d'argento, del suo vero
padre - e ora lo stringeva nel palmo. La lama, anche se corrosa dal sangue di Lilith, era
tornata integra, brillante come una promessa. Sent che nel petto iniziava a diffondersi un
gelo che niente aveva a che fare con la temperatura esterna. Quante volte si era svegliato in
quel modo, sudato e affannato, con il pugnale in mano! E Clary, sempre Clary, morta ai suoi piedi!
Lilith per era stata distrutta. Era finita. Cerc di infilarsi il pugnale nella cintura, ma a
quanto pareva la mano non voleva obbedire al comando che gli dava la mente, face avvert,
su tutto il torace, un calore pungente, ustionante. Quando abbass lo sguardo vide che il
taglio sanguinante che aveva diviso in due il marchio di Lilith, nel punto in cui Clary lo
aveva sfregiato con il pugnale, era guarito. Ora il marchio brillava rosso sul suo petto.
Jace smise di cercare di rimettere il pugnale nella cintura. Le nocche della mano con cui
lo stringeva gli diventarono bianche, e il polso si pieg, mentre tentava disperatamente di
rivolgere l'arma verso se stesso. Il cuore gli batteva come un martello. Non aveva accettato
alcun iratze: come aveva fatto il marchio a rigenerarsi cos in fretta? Se fosse riuscito a
sfregiarlo di nuovo, a sfigurarlo, anche solo temporaneamente...
Ma la mano non gli obbediva. Il braccio restava rigido al suo fianco, mentre il corpo si
girava, contro la sua stessa volont, verso il piedistallo sul quale giaceva il corpo di
Sebastian.
La bara aveva iniziato a brillare di luce verdastra e fumosa: quasi il bagliore di una
stregaluce, ma con qualcosa di violento, qualcosa in grado di perforare la vista, face cerc
di fare un passo all'indietro, ma le gambe non gli si muovevano. Gocce di sudore gelato gli
scendevano gi per la schiena. Dal fondo della mente, una voce lo chiam sussurrando.
Vieni qui...
Era quella di Sebastian.
Pensavi di essere libero solo perch Lilith se n' andata! Il morso del vampiro mi ha risvegliato;
ora il sangue di lei nelle mie vene ti chiama.
Vieni qui.
Jace cerc di puntare i talloni a terra, ma il corpo lo trad portandolo in avanti, sebbene la
mente razionale lottasse per impedirlo. Pur sforzandosi di non avanzare, i piedi lo
conducevano lungo la via verso la bara. Quando attravers il cerchio dipinto a terra,
quest'ultimo eman un bagliore verde, e la bara sembr rispondere con un secondo flash
di luce color smeraldo. E un attimo dopo Jace era sopra la bara, che ci guardava dentro.
Si morse con forza il labbro, nella vana speranza di svegliarsi di colpo da quello stato
ipnotico in cui versava. Non funzion. Sent il sapore del proprio sangue mentre guardava
in basso su Sebastian, che galleggiava come un cadavere affogato in acqua. Sono perle quelli
che erano i suoi occhi. I capelli erano simili ad alghe incolori; le palpebre chiuse, blu. La
bocca aveva la stessa espressione severa di quella del padre: era come guardare Valentine
da giovane.
Senza volerlo, e del tutto contro la sua volont, Jace inizi a sollevare una mano. La
sinistra appoggi la lama del pugnale sul palmo della destra, dove la linea della vita e
dell'amore si incontravano.
Dalle labbra gli uscirono delle parole. Le sent come se provenissero da una distanza
immensa; non erano in una lingua che conosceva o che capiva, ma sapeva che cos'erano:
un canto rituale. La mente gridava al corpo di fermarsi, ma sembrava non servisse a nulla.
La mano sinistra inizi a scendere, col coltello al suo interno. La lama fece un taglio netto,
deciso e superficiale sul palmo destro, che quasi subito inizi a sanguinare. Jace cerc di
indietreggiare, di spostare il braccio, ma era come immobilizzato dentro il cemento. Sotto
il suo sguardo terrorizzato, le prime gocce di sangue schizzarono il viso di Sebastian.
Che apr gli occhi. Erano neri, pi neri di quelli di Valentine, neri come quelli del
demone che aveva proclamato di essere sua madre. Si fissarono su Jace, come grossi
specchi scuri che gli restituivano l'immagine del suo volto, contratto e irriconoscibile, con
la bocca che sillabava le parole del rituale facendole sgorgare fuori come un fiume d'acqua
nera in una cantilena senza senso.
Il sangue ora scorreva abbondante, tingendo il liquido della bara di un rosso pi scuro.
Sebastian si mosse. L'acqua insanguinata si spost con un'onda e si rivers fuori dai bordi
quando lui si mise a sedere, sempre con gli occhi neri puntati su Jace.
La seconda parte del rituale. Una voce parlava a Jace da dentro la sua testa.  quasi finito.
L'acqua gli scorreva addosso come lacrime. I capelli chiari, incollati alla fronte,
sembravano del tutto incolori. Sollev una mano e la distese in avanti; Jace, agendo contro
il grido che si sentiva dentro, gli porse il pugnale, con la lama in fuori. Sebastian fece
scorrere una mano sul bordo della lama fredda e affilata; il sangue gli sprizz dal palmo in
una lunga linea. Butt via il pugnale e prese il polso di Jace, stringendogli la mano con la
propria.
Era l'ultima cosa che Jace si sarebbe aspettato. Non poteva muoversi per allontanarsi.
Sent ognuna delle fredde dita di Sebastian che gli si piegavano attorno alla mano,
premendo le loro ferite sanguinanti una contro l'altra. Era come trovarsi in una morsa di
freddo metallo. Il gelo cominci a salirgli nelle vene dalla mano; lo attravers un brivido,
poi un altro, poi un altro ancora, tutti cos dolorosi da dargli la sensazione che il suo corpo
si stesse rivoltando da dentro a fuori. Tent di gridare...
E il grido gli si smorz in gola. Guard la propria mano e quella di Sebastian, strette
insieme. Il sangue scorreva attraverso le dita e sui polsi di entrambi, con l'eleganza di un
merletto rosso, brillando alle fredde luci artificiali della citt. Non si muoveva come un
liquido, ma come fili rossi dotati di vita propria, che avvolgevano le mani dei due in
un'unione scarlatta.
Jace si sent cogliere da uno strano senso di pace. Il mondo sembr scomparire, come se
lui si trovasse in cima a una montagna, con tutto il resto davanti a s pronto per essere
colto con una mano. Le luci della citt che lo circondavano non erano pi elettriche, ma di
mille stelle splendenti come diamanti. Sembravano brillare su di lui con una luce benevola
che diceva: Va bene. E giusto.  quello che avrebbe voluto tuo padre.
Con l'occhio della mente vide Clary, il suo viso pallido, la cascata di capelli rossi, la
bocca che si muoveva e formava le parole Torno fra cinque minuti.
E poi la voce di lei che si affievoliva mentre un'altra si sovrapponeva, cancellandola.
L'immagine di Clary nella sua mente si allontan, scomparendo implorante nel buio, come
Euridice si dissolse dopo che Orfeo si era voltato a guardarla un'ultima volta. La vide,
braccia candide distese verso di lui, ma poi le ombre la travolsero, portandosela via.
Ora nella testa di Jace era una nuova voce a parlare, una voce familiare, una tempo
odiata, ora stranamente gradita. Quella di Sebastian. Era come se gli scorresse nel sangue,
in quel sangue passato dalla mano dell'altro alla propria, come in una catena di fuoco.
Ora, fratellino, io e te, disse Sebastian.
Siamo una cosa sola.
...
FINE.
...
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RINGRAZIAMENTI.
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Come sempre, la famiglia ha fornito il sostegno necessario per la nascita di questo libro:
mio marito Josh; mia madre e mio padre, Jim Hill e Kate Connor; la famiglia Eason;
Melanie, Jonathan e Helen Lewis; Florence e Joyce. Questo libro, ancora pi di ogni altro, 
stato il risultato di un intenso lavoro di squadra, per cui voglio davvero ringraziare: Delia
Sherman, Holly Black, Sarah Rees Brennan, Justine Larbalestier, Elka Cloke, Robin
Wasserman; una menzione speciale va a Maureen Johnson per aver prestato il suo nome al
personaggio di Maureen. Grazie a Margie Longoria per il sostegno al Project Book Babe:
Michael Garza, proprietario del Big Apple Deli, prende il nome da suo figlio, Michael
Eliseo Joe Garza. La mia gratitudine va come sempre al mio agente, Barry Goldblatt; alla
mia editor, Karen Wojtyla; a Emily Fabre, per aver apportato modifiche ben oltre le
scadenze consentite; allo staff della Simon and Schuster e della Walker Books per aver reso
possibile il resto della magia. E infine, un grazie a Linus e a Lucy, i miei gatti, che hanno
vomitato sul manoscritto una volta sola.
"ebook di ebooklove.altervista.org se lo hai scaricato da altri siti... allora non e' originale"
Citt degli angeli caduti  stato scritto con il programma "Scrivener" a San Miguel de Allende, Messico.
...
FINE.
